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Il patto dei 15 minuti: la strana protesta dei tennisti al Roland Garros

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Scongiurato il boicottaggio totale, i top player di ATP e WTA vogliono comunque lanciare un forte segnale a Parigi: solo 15 minuti di interviste al Media Day, una durata simbolica che riflette l’attuale quota dei ricavi destinata ai giocatori

La guerra fredda tra i tennisti e i tornei del Grande Slam entra nel vivo proprio alla vigilia del Roland Garros 2026. Il temuto boicottaggio totale del torneo parigino, ventilato nelle scorse settimane, non ci sarà, ma i giocatori hanno trovato un modo altrettanto d’impatto per manifestare il proprio malcontento riguardo alla questione dei montepremi: uno sciopero mediatico mirato e altamente simbolico.

La protesta dei 15 minuti: il simbolo di una spaccatura

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, i tennisti di entrambi i circuiti (maschile e femminile) hanno deciso di ridurre drasticamente la propria disponibilità durante il tradizionale Media Day. I giocatori parleranno con la stampa e i detentori dei diritti televisivi per un limite massimo e tassativo di 15 minuti, rifiutandosi di concedere ulteriori interviste.

La tempistica scelta non è affatto casuale. Quei 15 minuti riflettono esattamente il 15% (circa il 14-15%) delle entrate totali generate dal Roland Garros che attualmente finisce nelle tasche degli atleti sotto forma di prize money. Una quota ritenuta del tutto insufficiente dai diretti interessati, i quali, dopo mesi di trattative infruttuose, chiedono che la fetta di ricavi a loro destinata venga alzata almeno al 22%.

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Da Sinner a Sabalenka: le voci della ribellione

Il malessere aveva già iniziato a montare durante gli Internazionali d’Italia a Roma, sfociando nell’invio di una lettera formale all’organizzazione parigina. In quell’occasione, le posizioni dei top player si erano divise:

  • Aryna Sabalenka si era fatta portavoce della frangia più dura, arrivando a ipotizzare un boicottaggio dei quattro tornei più importanti per “difendere i nostri diritti”
  • Iga Swiatek pur condividendo il malcontento economico, aveva giudicato “eccessiva” l’ipotesi di disertare i campi
  • Jannik Sinner era intervenuto invitando pubblicamente i vertici degli Slam a mostrare maggiore “rispetto” nei confronti di chi scende in campo
  • Novak Djokovic, storicamente in prima linea per i diritti sindacali dei tennisti con la sua PTPA, ha invece mantenuto un profilo sorprendentemente defilato in questo frangente

La reazione della Federazione Francese e il vertice d’urgenza

La decisione di “tagliare i ponti” con la stampa non è stata accolta bene a Bois de Boulogne. La Federazione Francese di Tennis (FFT) ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui esprime forte preoccupazione per questa forma di protesta: “Lamentiamo questa decisione dei giocatori, che penalizza tutte le parti interessate al torneo: i media, le emittenti televisive, gli staff della federazione e l’intera famiglia del tennis che segue con entusiasmo ogni edizione del Roland Garros”.

Per evitare che la situazione degeneri ulteriormente durante le due settimane di competizione, è stato convocato un vertice d’urgenza tra la direzione del torneo, la FFT e alcuni rappresentanti (agenti e manager) dei principali tennisti. L’obiettivo è cercare di sbloccare l’impasse, ma la sensazione è che il braccio di ferro sul prize money sia destinato a estendersi anche ai prossimi Slam di Wimbledon e US Open.

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