TennisTalker MagazineTennis TTGame TalkerIl galateo del tennis, le regole non scritte dagli amatori ai 'pro'
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Il galateo del tennis, le regole non scritte dagli amatori ai ‘pro’

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Il galateo del tennis si tramanda in campo da secoli, ecco le regole non scritte più famose e alcuni esempi di buone maniere (e non)

Il tennis è, per definizione e storia, lo “sport dei gentiluomini”. Nato nelle corti nobiliari e cresciuto su rigidi codici di condotta, questo sport si distingue da quasi tutte le altre discipline per un elemento fondamentale: l’autogestione del campo e il rispetto assoluto dell’avversario. Se nel calcio o nel basket il contatto fisico e la “furbizia” sono spesso tollerati o inseriti nelle dinamiche di gioco, nel tennis l’integrità morale è parte integrante del punteggio.

Oggi, tra circoli storici e campi pubblici, il tennis si è fortemente aperto alle masse anche inesperte. Tuttavia, le sue regole non scritte – il cosiddetto galateo del tennis – rimangono il pilastro che permette a questo sport di mantenere il suo fascino unico. Che tu sia un giocatore della domenica o un agonista esperto, conoscere e rispettare queste norme è importante quanto saper colpire una palla in top-spin.

Margaret Court, tennista con più titoli lam di sempre (foto presa da pagina Wimbledon)
Margaret Court, tennista con più titoli lam di sempre (foto presa da pagina Wimbledon)

Il galateo da circolo, cosa fare e non fare quando sei un amatore/agonista

Una buona parte dei nostri lettori, in quanto iscritti a TennisTalker, sono giocatori agonisti o ex agonisti. E anche per chi non ha mai partecipato a tornei federali o attività a squadre, le regole non scritte di una partitella al circolo sono sacre e immutabili. Sul bon ton in campo e il rispetto reciproco si basa il nostro amato sport di racchetta, e ancor di più senza giudici di sedia o di linea è necessario un buon comportamento in campo.

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Rispettare ed essere rispettati. Regole come il tempo di palleggio, le auto-chiamate nel proprio campo, la restituzione delle palline sono solo alcuni dei principi base del galateo del tennista.

Il riscaldamento non è una gara

I 5 minuti, a discrezione dei due tennisti o del tempo a disposizione, che precedono l’inizio del match servono a entrambi i giocatori per attivare i muscoli e prendere le misure del campo.

  • La regola d’oro: Non cercare il punto vincente durante il palleggio di riscaldamento. Tira la palla comodamente al centro del campo, evitando di angolare o di forzare lo scambio;
  • Se l’avversario ti chiede di provare le volée, non bombardarlo con passanti millimetrici ma tiragli palle morbide che gli permettano di colpire al volo, come farebbe un coach;
  • Quando si provano i servizi, scegliete due punti di battuta differenti e riscaldate il servizio cercando di non colpire con un tentativo di ace il vostro avversario.

Queste prime semplici regole permettono il normale svolgimento del riscaldamento, e aiutano a instaurare sin dall’inizio un rapporto di fiducia reciproca con il tennista o i tennisti dall’altro lato della rete.

Niente arbitro: La gestione degli “out”

Nei tornei agonistici e a squadre, nei tabelloni giovanili così come nelle “partitelle della domenica”, non ci sono i giudici di linea o di sedia. Ognuno è arbitro nella propria metà campo, questo è il test definitivo dell’onestà di un tennista. Quante discussioni e litigi abbiamo visto o ci hanno coinvolti, a proposito di presunte “palle rubate” e chiamate dubbie. Eppure da sempre i tennisti, non professionisti, si affidano nientemeno che al proprio avversario per un arbitraggio corretto. Per evitare inutili dibattiti, basterebbe seguire il galateo del tennis e le semplici regole che lo compongono:

  • Il beneficio del dubbio: Se la palla dell’avversario sfiora la linea, o se non sei sicuro al 100% che sia fuori, la palla è buona. Non si rigioca il punto solo perché sei incerto: se non hai la certezza che sia fuori, assegna il punto all’avversario.
  • Chiamate tempestive e chiare: La chiamata di “out” deve essere immediata, forte e possibilmente accompagnata dal gesto dell’indice verso l’alto. Chiamare una palla fuori dopo aver colpito e aver sbagliato, è considerato uno dei gesti più antisportivi in assoluto: non fatelo!
  • Sulla terra battuta: Se l’avversario contesta la chiamata, mostragli il segno esatto sulla terra magari segnandolo con la testa della racchetta. Non cancellare il segno finché l’avversario non lo ha visto, o finché la discussione non è chiusa, potrebbe risultare un atto in mala fede.

Eppure se anche fra i professionisti assistiamo a discussioni, sembra difficile immaginare una partita fra amatori senza una singola discussione per le chiamate. Ogni tanto però capita di incontrare il perfetto conoscitore del galateo, che chiarisce il tutto con una frase tipica dei campi da tennis: “Se sono in dubbio non la chiamo, ma se non siamo sicuri ripetiamo senza problemi“.

Il punteggio

Una breve parentesi va fatta anche sul punteggio. Da arbitri di noi stessi, dobbiamo essere sempre chiari sul punteggio per evitare spiacevoli discussioni alla fine di un game o di un set. Prima di servire, è buona norma pronunciare ad alta voce il punteggio nella formula corretta e prevista dal regolamento. Il punteggio e le chiamate, a differenza del riscaldamento, sono però questioni che non riguardano chiaramente il tennis professionistico.

Gestione della frustrazione

Qualcosa che riguarda anche i grandi nomi del tennis mondiale è la condotta in campo. Che tu sia ospite di un circolo di provincia per un torneo di quarta categoria, o sul Centrale di Wimbledon, ci sono alcune cose che non puoi fare o non dovresti fare per galateo e regolamento. Sappiamo però che il tennis è uno sport psicologicamente duro, e che in alcuni casi il campo diventa un palcoscenico per lo sfoggio di drammi.

  • Lancio della racchetta o di una pallina: Oltre a rischiare la squalifica o il danneggiamento del campo, lanciare la racchetta dimostra una totale mancanza di autocontrollo e rispetto per chi ti sta di fronte. Sappiamo anche che in alcuni casi il lancio di una pallina fuori controllo può causare danni fisici agli spettatori, e fra i professionisti causare anche spiacevoli equivoci.
  • Urlare e imprecare: Parlare da soli per darsi la carica è tollerato, e anche abbastanza usuale fra i tennisti, ma urlare insulti (o bestemmie) soprattutto se rivolti ad avversario o spettatori è da considerarsi una di quelle cose da non fare su un campo da tennis.

Proprio questi sono alcuni dei fondamenti su cui si basa il tennis, sport nato nei cortili nobiliari dell’Ottocento ma che ha saputo evolversi in un business globale da milioni di dollari e in una disciplina dall’atletismo esasperato senza però perdere la sua anima originaria. Quell’anima risiede in una parola specifica: rispetto.

Fabio Fognini
Fabio Fognini e la racchetta, una lunga storia di amore e odio (Fonte – Gazzetta.it)

Riti e consuetudini validi a tutti i livelli

Si conosce a livello globale l’importanza del chiedersi scusa, nella vita di tutti i giorni come su un campo da tennis. Sul rettangolo di gioco ci sono alcune consuetudini storiche che non possono essere ignorate o dimenticate, e riguardano entrambe un gesto di gentilezza e correttezza verso l’avversario.

Il “Let”

Ci sono due situazioni nel tennis in cui il punto viene vinto per pura fortuna: quando la palla colpisce il nastro della rete e cade morta dall’altra parte (il let, ripetuto solo se colpito durante il servizio), e quando un colpo steccato col telaio diventa un pallonetto imprendibile o un vincente inaspettato. Come comportarsi:

  • È “obbligatorio” alzare la mano o la racchetta in segno di scuse verso l’avversario, in modo visibile, ma soprattutto il galateo vieta di esultare in questa occasione. Non si esulta mai per un punto guadagnato con la fortuna. Le scuse devono essere sobrie, senza sceneggiate eccessive.
Il rito della stretta di mano

Il match finisce solo quando ci si stringe la mano a rete, la variante tennistica della celebre frase del mister Vujadin Boškov: “Partita finisce quando arbitro fischia“. In quel caso se ne parla in termini di speranza sportiva, per una rimonta o un risultato sorprendente. Così anche nel tennis, c’è sempre spazio per una rimonta inaspettata finché non ci si stringe la mano a rete. In questo contesto però analizziamo il valore simbolico del gesto, la stretta di mano per congratularsi e salutarsi con l’avversario. Un “Grazie per la partita” o “Bella partita” o anche un “In bocca al lupo per la prossima partita” saranno sempre molto graditi.

Spesso, avendo parlato di cosa non fare in campo per non deludere la fiducia altrui, la stretta di mano finale serve anche per rimettere a posto le cose dopo un’accesa discussione.

Jannik Sinner e Carlos Alcaraz si abbracciano dopo la finale del Masters 1000 di Montecarlo (foto presa da profilo x Carlos Alcaraz)
Jannik Sinner e Carlos Alcaraz si abbracciano dopo la finale del Masters 1000 di Montecarlo (foto presa da profilo x Carlos Alcaraz)

Per chi guarda, il galateo del pubblico: Si al tifo sfegatato, ma fino a un certo punto

Il pubblico del tennis è storicamente diverso da quello del calcio o di altri sport di squadra, dove incitare i propri beniamini è concesso quasi senza limiti dall’inizio alla fine. Sugli spalti tennistici regna (o dovrebbe regnare) un’atmosfera di sacro silenzio, e rispetto per la concentrazione degli atleti.

  • Il silenzio durante lo scambio: È la regola più importante. Dal momento in cui il giocatore serve, fino alla fine dello scambio, in tribuna deve calare il silenzio assoluto. I commenti, i sussurri e i brividi si trattengono, anche se spesso ormai non è così.
  • Quando applaudire (e quando no): Si applaude per un bel punto, per uno scambio molto lottato o per un gesto di estrema classe. Non si applaude o esulta mai sull’errore dell’avversario, o del tennista per cui non facciamo il tifo.
  • Muoversi solo ai cambi di campo: Se devi andare in bagno o raggiungere il tuo seggiolino, puoi farlo solo quando i giocatori si seggono sulla panchina per il cambio campo (ogni due game dispari). Muoversi durante il gioco distrae visivamente gli atleti.
  • Flash rigorosamente spenti: Se scatti una foto con lo smartphone, assicurati che il flash sia disattivato. Un lampo improvviso negli occhi di chi sta per colpire a 180 km/h può essere pericoloso.

Alcune regole non scritte, come quella sul movimento durante lo scambio, sta pian piano (purtroppo) subendo una piccola rivoluzione. In molti tornei, soprattutto quelli più vicini alla cultura USA, è ormai concesso il movimento durante gli scambi e spesso anche i giocatori sono costretti a far buon viso a cattivo gioco. Per quanto riguarda invece il rumore una delle piaghe degli ultimi anni è la presenza degli scommettitori, le cui infrazioni del galateo sono ormai all’ordine del giorno.

Conclusioni

Rispettare il galateo del tennis non significa essere snob, ma preservare l’essenza stessa di questo sport. Una sfida mentale e fisica dove l’avversario non è un nemico da distruggere, ma un partner senza il quale il gioco non potrebbe esistere. E ricordiamoci come il galateo del tennis, in alcuni tornei, resta un dogma infrangibile come il “dress code” di Wimbledon. Nello Slam londinese storicamente i tennisti devono vestirsi esclusivamente di bianco, e anche il pubblico deve rispettare un certo codice di eleganza.

La prossima volta che scendi in campo o ti siedi in tribuna, ricorda: il punteggio si dimentica, lo stile resta.

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