TennisTalker MagazineEditorialiIl cocomero di Wimbledon: il gesto silenzioso di Zeynep Sonmez che riapre il dibattito sulla...
Pubblicato in:

Il cocomero di Wimbledon: il gesto silenzioso di Zeynep Sonmez che riapre il dibattito sulla neutralità nello sport

- Advertisement -

La tennista turca racconta di aver dovuto rinunciare alla spilla a sostegno della Palestina dopo il divieto imposto dagli organizzatori. Al suo posto è comparso un antivibrazioni a forma di anguria, frutto da decenni associato alla causa palestinese. “La bandiera ucraina è consentita, quella palestinese no”

Il tennis, ogni tanto, si illude di poter restare fuori dalla storia. Succede soprattutto a Wimbledon, dove il bianco delle divise, l’erba perfettamente rasata e il cerimoniale dell’All England Club trasmettono l’idea di un luogo impermeabile al rumore del mondo. Poi basta un dettaglio minuscolo per ricordare che non è così. Stavolta quel dettaglio aveva la forma di un’anguria, incastrata tra le corde della racchetta di Zeynep Sönmez. Non un vezzo estetico, né un portafortuna. Un simbolo scelto con precisione, dopo che gli organizzatori le avevano impedito di continuare a indossare la spilla con cui manifestava il proprio sostegno alla causa palestinese.

È stata la stessa tennista turca a raccontarlo dopo la sconfitta contro Claire Liu, che l’ha eliminata al secondo turno dei Championships. “Prima portavo una spilla. Ma gli organizzatori non mi permettono più di indossarla. Ne abbiamo parlato, ho fatto presente che esibire vessilli a sostegno dell’Ucraina è consentito, e allora quelli pro-Palestina perché no, ma mi hanno detto in modo perentorio che quella spilletta non la potevo più indossare. L’antivibrazioni, invece, posso usarlo, su quello non mi possono dire niente. Per questo ne ho messo uno a forma di anguria”. Come tutti sanno, infatti, l’anguria, che racchiude i quattro colori della bandiera palestinese, il bianco, il rosso, il verde e il nero, è diventata il simbolo della Palestina dopo il 1967, quando Israele vietò l’esposizione della bandiera nei territori occupati.

Sonmez ha portato il cocomero dentro Wimbledon in una forma diversa e originale: non appuntato sulla maglietta, ma nascosto dentro un accessorio tecnico. È un dettaglio quasi invisibile per chi guarda una partita in televisione. E forse è proprio questo il punto. Quando un simbolo viene vietato, spesso non scompare: cambia linguaggio. E la scelta degli strumenti di comunicazione, in casi come questo, sono importanti. Al di là delle opinioni che ciascuno può avere sul conflitto israelo-palestinese, la questione posta da Zeynep riguarda un principio più generale.

- Advertisement -

Ogni organizzazione sportiva ha il diritto di fissare le proprie regole. Ma quando decide quali simboli possono entrare in campo e quali devono restarne fuori, è inevitabile che quelle regole vengano osservate anche per ciò che comunicano. Wimbledon continua a rivendicare la propria neutralità. Eppure, paradossalmente, è proprio nel momento in cui stabilisce cosa sia consentito mostrare e cosa no che quella neutralità finisce per essere messa alla prova. A volte non serve una bandiera per aprire una discussione. Può bastare un piccolo cocomero infilato tra le corde di una racchetta.

- Advertisement -
Classifica Super Simulata FITP esclusiva TennisTalker
Ricerca avanzata giocatori TennisTalker

Instagram Gallery

Tennistalker Club - 15% sconto su Tennis Warehouse Europe