TennisTalker MagazineNewsSLAM"Guardami negli occhi!": la lite di Herbert e il bello del tennis senza VAR
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“Guardami negli occhi!”: la lite di Herbert e il bello del tennis senza VAR [VIDEO]

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La sfuriata del francese durante il match contro Sonego ci ricorda il fascino perduto del tennis “umano”. A Parigi ancora si scende dal seggiolone, si guarda il segno e… si litiga

A Parigi, la tradizione non si è ancora arresa al dominio degli algoritmi. Niente Occhio di Falco, niente Live Electronic Line Calling che sentenzia “Out” con una voce registrata. Sulla terra rossa del Bois de Boulogne i giudici di linea chiamano, il giudice di sedia decide e, se c’è un dubbio, si scende ad analizzare il segno lasciato dalla pallina sulla terra rossa.

Ed è proprio grazie a questa difesa del “fattore umano” che, domenica 24 maggio, abbiamo potuto assistere a una scena che nel tennis moderno sta ormai scomparendo: il battibecco tra giocatore e arbitro per un segno contestato.

Il dramma nel quinto set

Teatro dello scontro è stato il match di primo turno tra l’azzurro Lorenzo Sonego e il padrone di casa Pierre-Hugues Herbert (vinto poi dall’italiano in una maratona di cinque set).

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Il momento di massimo nervosismo si è consumato nel secondo gioco del decisivo quinto set. Herbert si ritrova a fronteggiare una delicatissima palla break. Una palla atterra nei pressi della riga, l’arbitro la giudica buona, ma il francese non ci sta. È convinto che sia fuori. Il giudice di sedia, come da prassi sulla terra, scende dal seggiolone, si avvicina al segno, lo indica e conferma la propria chiamata iniziale. Herbert non ci sta e regala al pubblico uno sfogo degno del miglior John McEnroe: “Guardami negli occhi. La vedrai e sarà fuori! E se non ti scuserai dopo questa… non ti parlerò mai più. Non puoi nemmeno immaginare!”

Le proteste cancellate dalla tecnologia

Al netto del nervosismo di Herbert, episodi come questo ci fanno riflettere su cosa ha perso il tennis con l’avvento totale della tecnologia.

Sui campi in cemento o in erba, oggi le macchine hanno ragione, sempre. Il giocatore guarda il maxischermo, incassa il millimetro di errore e torna a testa bassa a servire. Il regolamento parla chiaro: la tecnologia è inappellabile e non c’è quindi margine per il dibattito.

Ma sulla terra rossa parigina no. Sulla terra l’arbitro è un essere umano che interpreta un segno ovale sul terreno. E se non si è d’accordo con lui, perché non farglielo pesare? La discussione non è quasi mai un tentativo disperato di far cambiare idea all’arbitro in quel preciso momento (cosa che accade assai di rado dopo che è stata presa una decisione sul segno). Si urla, si protesta e si fa pesare l’errore affinché il giudice di sedia avverta la pressione e magari, al punto successivo, l’arbitro starà più attento.

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