Sangue francese, accento british e casa a cinque minuti dai cancelli: scopriamo Arthur Fery, il “londinese d’adozione” che ha fatto impazzire il Centrale e che sfiderà Cobolli per un posto in semifinale. I precedenti? Uno a zero per il britannico
Fino a pochi giorni fa, il nome di Arthur Fery era quasi sconosciuto ai più. Oggi, dopo una battaglia durata quasi quattro ore sul Campo Centrale di Wimbledon contro Grigor Dimitrov, uno dei beniamini del pubblico londinese, il tennista britannico classe 2002 è diventato l’eroe del giorno.
Entrato in tabellone grazie a una Wild Card e con la classifica di numero 114 del mondo, Fery ha rimontato due set a uno di svantaggio, annullato break, chiuso la contesa al super tie-break del quinto set (7-5, 3-6, 4-6, 6-4, 7-6) e conquistato i quarti di finale del torneo più prestigioso. Ma chi è davvero questo ragazzo che sembra esaltarsi proprio quando si trova con le spalle al muro?
Un’impresa che ricorda Nick Kyrgios
Il percorso di Fery sui prati di Church Road non è soltanto una delle sorprese di questa edizione, ma rappresenta anche un risultato significativo dal punto di vista statistico, interrompendo un digiuno che durava da dodici anni. Il ventitreenne è infatti il giocatore con il ranking più basso (No. 114) a qualificarsi per i quarti di finale nel singolare maschile di Wimbledon dai tempi di Nick Kyrgios nel 2014. In quell’occasione l’australiano, allora No. 144 del mondo, stupì tutti eliminando Rafa Nadal.
Ma c’è anche un altro record. Fery è diventato anche il primo tennista britannico in assoluto nell’Era Open, sia al maschile che al femminile, a raggiungere i quarti di finale di uno Slam partendo grazie a un invito della federazione. Questo incredibile exploit gli fa anche fare un balzo incredibile in classifica, proiettandolo virtualmente alla posizione No. 63 del mondo, suo best ranking.
E pensare che il suo debutto era stato notato soprattutto per una scelta curiosa: indossare i tappi per le orecchie per isolarsi dalle continue lamentele del suo avversario Dzumhur ed evitare così di perdere la concentrazione.
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Radici francesi e una casa a due passi dal Centrale
A guardare il passaporto sportivo e l’accento british non ci sono dubbi sulla sua appartenenza, ma le sue radici raccontano una storia diversa. Nato a Sèvres, alle porte di Parigi, Fery è un figlio d’arte a tutti gli effetti. Sua madre è Olivia Gravereaux, ex tennista professionista che ha calcato i campi del Roland Garros nel 1991 in doppio, mentre suo padre è Loic Fery, noto uomo d’affari francese e presidente del FC Lorient, club calcistico della Ligue 1.
Nonostante l’impronta transalpina, Arthur è cresciuto a Londra, proprio a pochissimi metri dai cancelli di Church Road. Ha frequentato la Kings College School a Wimbledon, crescendo con il mito dei campioni che vedeva passare vicino a casa.
“Sono cresciuto a cinque minuti da qui, venivo a vedere le partite da piccolo, a spiare Federer nel Royal Box. Vincere su questo campo, davanti a tutti voi, è semplicemente incredibile. Non avrei mai pensato di trovarmi qui, essere nei quarti è un sogno” ha dichiarato alla fine del match contro Dimitrov.
La crescita negli Stati Uniti
Prima di tuffarsi stabilmente nel professionismo, Fery ha scelto una strada formativa molto comune oltreoceano, ma atipica per i top player europei, ovvero il tennis universitario. Dal 2020 al 2024 ha studiato e giocato per la prestigiosa Stanford University dove ha disputato il circuito universitario NCAA, chiudendo la sua esperienza con un bilancio di 58 vittorie e 16 sconfitte. I risultati ottenuti gli hanno permesso di essere inserito per due stagioni consecutive nel team All-American, riconoscimento riservato ai migliori tennisti del campionato universitario statunitense.
Tornato a tempo pieno nel circuito maggiore sotto la guida di Benoit Foucher e Jeroen Benard, il tennista ha iniziato la sua scalata nel circuito. Dopo aver abbattuto il muro della Top 200 nell’ottobre del 2025 e aver debuttato con vittoria in Coppa Davis con la maglia della Gran Bretagna, Fery ha cominciato a farsi notare dal grande pubblico proprio in questa stagione 2026 sull’erba, raggiungendo i quarti di finale al Queen’s prima di esplodere nel Major di casa.
La sfida con Flavio Cobolli
Adesso per il giovane britannico il sogno si tinge d’azzurro. Nei quarti di finale lo attende infatti Flavio Cobolli, reduce dal suo secondo quarto consecutivo a Wimbledon dopo aver battuto in tre set Alex De Minaur.
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I due si sono già affrontati all’inizio di questa stagione agli Australian Open e proprio in quell’occasione Fery ha firmato la sua unica vittoria in un tabellone principale dello Slam prima di Londra. Tra due giorni, sul Campo Centrale, Cobolli cercherà la rivincita e il pass per le semifinali, ma dovrà fare i conti con il tennis d’attacco di Fery e con l’incontenibile spinta del pubblico di casa.




