Mentre Alexander Zverev e Jiri Lehecka calpestano l’erba per il loro ottavo di finale, le telecamere puntano l’area riservata ai reali e agli ospiti di prestigio, ma c’è solo Roger Federer ad assistere all’ultimo match in programma
Dove solitamente si accalcano celebrità e dignitari, c’è il vuoto. Gli spettatori illustri hanno abbandonato i loro posti per la cena o per una pausa tra le sessioni. In prima fila, avvolto in un abito doppiopetto marrone, siede un unico spettatore rimasto a studiare i primi scambi del match serale. L’otto volte campione del torneo, Roger Federer, si ripresenta nella sua veste più essenziale: quella dell’appassionato di tennis che fatica a staccare gli occhi dal campo.
La lunga giornata sul Centrale
La presenza dello svizzero a Wimbledon non è una novità, ma la sua permanenza in orario serale denota una resistenza da studioso della disciplina. La sua giornata sugli spalti è iniziata molte ore prima. Ha assistito al successo dell’azzurra Jasmine Paolini contro Alexandra Eala, per poi rimanere incollato al seggiolino durante l’intera maratona tra Arthur Fery e il suo erede, Grigor Dimitrov. Al termine della battaglia conclusasi al quinto set, il giovane britannico ha puntato il dito verso la tribuna, ringraziando pubblicamente il quarantaquattrenne di Basilea per il supporto.
Subito dopo quell’incontro, il deflusso del pubblico VIP è stato massiccio. La prassi dell’All England Club prevede turni precisi per i pasti e per le pubbliche relazioni nei corridoi interni della struttura. Rinunciare a queste consuetudini per seguire i colpi di riscaldamento di Jiri Lehecka e Alexander Zverev dimostra un attaccamento alla racchetta che prescinde dal protocollo istituzionale.
L’anniversario della finale del 2008
Il calendario offre un ulteriore livello di lettura alla giornata londinese. Il 6 luglio coincide con il diciottesimo anniversario della finale del 2008 persa contro Rafael Nadal per 9-7 al quinto set, ed è anche la stessa data in cui, nel 2003, lo svizzero sollevò il suo primo trofeo a Church Road battendo Mark Philippoussis. Due decenni dopo, la racchetta è appesa al chiodo, ma la postura è la stessa di chi analizza le traiettorie e i rimbalzi sull’erba consumata della seconda settimana.
Un’osservazione silenziosa
Nessun proclama, nessuna intervista a bordo campo. La scelta di rimanere seduto nel vuoto del settore più esclusivo del circuito restituisce la dimensione di un ex atleta che non ha bisogno di riflettori diretti. Guarda il tennis perché è il suo mestiere e la sua lingua madre. La fotografia scattata dalle televisioni britanniche cattura un momento di stacco netto tra l’evento mondano, rappresentato dal parterre svuotato, e la competizione sportiva nuda e cruda che si appresta a cominciare sotto l’illuminazione artificiale. Un’immagine concreta di come, al netto dei titoli e dei record, il centro di gravità rimanga sempre il rettangolo di gioco.




