TennisTalker MagazineNewsSinner ripercorre il caso Clostebol: “Ho capito chi erano i miei veri amici”
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Sinner ripercorre il caso Clostebol: “Ho capito chi erano i miei veri amici”

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In una lunga intervista concessa a L’Équipe, Jannik Sinner ha raccontato il lato più personale della sua crescita, tornando anche sulla vicenda Clostebol e sull’etichetta di “robot” che spesso accompagna il suo tennis

“Robot? Non è un insulto”

Sinner ha affrontato senza problemi una delle definizioni più ricorrenti usate per descriverlo. La sua capacità di restare impassibile nei momenti decisivi viene spesso interpretata come freddezza estrema, quasi meccanica.

“Non trovo ‘robot’ un termine dispregiativo”, ha spiegato. “Cerco sempre di essere preciso, di giocare il colpo giusto nel momento giusto. È così che lavoro”.

Dietro quell’apparente assenza di emozioni, però, c’è soprattutto concentrazione totale. L’altoatesino ha ammesso di provare emozioni come tutti gli altri, ma di preferire non mostrarle agli avversari durante i match.

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Il peso del caso Clostebol

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il periodo legato alla sospensione per il caso Clostebol. Sinner ha parlato apertamente delle difficoltà vissute nei mesi precedenti allo stop.

“Ho dovuto pagare il prezzo di un errore non mio”, ha dichiarato. “La parte più difficile è stata non poterne parlare con nessuno. In campo sembravo triste, e lo ero davvero: non mi sentivo libero”.

Il numero uno del mondo ha però spiegato di aver trasformato quel momento in una fase di crescita personale. Tempo con la famiglia, lavoro fisico e isolamento dal rumore esterno gli hanno permesso di ritrovare equilibrio.

“Sono convinto che tutto questo mi abbia reso una persona più forte. Ho capito chi erano i miei veri amici”.

Monaco, la famiglia e la normalità lontano dal circuito

Nel corso dell’intervista, Sinner ha raccontato anche il rapporto con la propria quotidianità fuori dal tennis. Ha spiegato di aver scelto per la tranquillità che riesce a trovare lontano dai riflettori.

“Posso andare al ristorante o fare shopping senza che nessuno mi disturbi. È ciò di cui ho bisogno”.

Nonostante questo, il legame con la famiglia resta centrale. Sinner ha ricordato l’infanzia trascorsa tra scuola, sci, calcio e tennis, con i genitori impegnati tutto il giorno al ristorante e i nonni diventati un punto di riferimento fondamentale.

“Ho imparato presto a cavarmela da solo, e questo mi ha fatto maturare”.

“Non credo di essere ancora al massimo del mio potenziale”

Nonostante il dominio attuale nel ranking ATP, Sinner è convinto di avere ancora margini enormi di crescita.

“Non credo che a 24 anni si possa essere già al 100% del proprio potenziale”, ha spiegato. “Spero di arrivarci tra qualche anno”.

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