Fuori dai primi 200 solamente meno di sei mesi fa, oggi Valentin Vacherot conquista meritatamente la top 20 nel torneo di casa
Pensate, per un secondo, di poter viaggiare nel tempo. È il 30 settembre 2025, ci troviamo a Shanghai. In Italia è quasi ora di pranzo, in Cina siamo alle porte di quella che in Gran Bretagna è definita l’ora del tè.
Su uno dei campi secondari del Masters 1000 che si disputa in una delle megalopoli più popolose del globo, situata sulla costa orientale del Paese e affacciata sul fiume Huangpu, va in scena un match di qualificazione tra Liam Draxl, numero 14 del seeding, e Valentin Vacherot, un ragazzone monegasco che si trova oltre la duecentesima posizione del ranking, entrato nel tabellone cadetto da alternate.
Il canadese vince il primo set 6-4, Vacherot si aggiudica il secondo parziale e, nel terzo, Draxl conduce 4-3. In battuta, il monegasco concede una palla break: se Draxl la riuscisse a convertirla, andrebbe a servire per il match e per l’ingresso nel main draw. Sulla seconda di servizio di Vacherot, però, il canadese avverte il peso del momento e sbaglia la risposta.
Quel punto cambia la carriera di Valentin Vacherot.
Perché quel giocatore fuori dai primi 200 del mondo entra nel main draw, batte Laslo Djere al primo turno e, non contento, mette in fila anche due teste di serie come Alexander Bublik e Tomáš Macháč. Poi è la volta di Tallon Griekspoor, supera Holger Rune ai quarti di finale e, in semifinale, addirittura Novak Djokovic.
In finale trova il cugino Arthur Rinderknech. Già così siamo di fronte a una favola: il monegasco, partito per Shanghai senza nemmeno la certezza di disputare le qualificazioni, si ritrova a giocarsi un titolo Masters 1000. Ma le favole, a volte, pretendono un finale all’altezza, perché ne abbiamo bisogno e no. Non dev’essere sempre “Colpa delle Favole” (necessità di citare Ultimo). Dopo aver perso il primo set 6-4, Vacherot ribalta tutto con un doppio 6-3 e si laurea campione a Shanghai.
Per lui è l’inizio di una nuova carriera: niente più qualificazioni, niente più Challenger. Valentin Vacherot diventa un top 40.
Una nuova vita
Quando nascono storie così, c’è chi sceglie di sognare, di lasciarsi trasportare dalla magia, e chi invece prova a smontarle con il cinismo. “Il tennis di oggi ha un livello basso”, “Dai, se Vacherot vince un Masters 1000…”. Frasi da social che non fanno altro che togliere luce a una storia che, invece, meriterebbe solo di essere raccontata.
Ma Vacherot sarà solo un fuoco di paglia?
Da quel 30 settembre arriviamo a oggi, 10 aprile 2026. Il monegasco ha raggiunto anche i quarti di finale a Parigi-Bercy, è diventato testa di serie agli Australian Open (dove centra per la prima volta il terzo turno in uno Slam) e, nel torneo di casa, nella meravigliosa cornice del Principato di Monaco, approda ai quarti di finale.
Con questo risultato spalanca le porte della top 20. Batte Juan Manuel Cerúndolo al primo turno, elimina il vicecampione in carica Lorenzo Musetti in due set serratissimi e, infine, si aggiudica una battaglia di oltre tre ore contro Hubert Hurkacz, ritoccando il proprio best ranking fino al numero 19 del mondo.
Ai quarti affronterà Alex De Minaur, con la possibilità di continuare a sognare e di regalarsi una semifinale da brividi, proprio nel suo Principato, contro Carlos Alcaraz, numero 1 del mondo. Non sappiamo se a fine settimana Vacherot sarà diventato anche “Principe”, ma sappiamo che il tennis ha ancora bisogno di storie come questa.
In psicologia la chiamano Legge di Yerkes-Dodson: alcune persone rendono meglio quando la pressione e l’adrenalina salgono, perché proprio quel livello di attivazione le conduce alla massima concentrazione e prestazione.
Noi preferiamo chiamarla, più semplicemente, favola. Quella che può regalare uno sport fatto di poche linee, una rete, una racchetta e una pallina. E probabilmente si, è Colpa delle Favole se ci ritroviamo a sognare così, ancora una volta.




