Cosa ci raccontano i numeri di un tennista ITF sulla vera economia del tennis professionistico
Nel Magazine di TennisTalker parliamo spesso di ranking, risultati e prize money. Ma osservare quanto guadagna un tennista senza analizzare quanto spende per poter giocare, restituisce solo metà della storia. L’altra metà – quella meno visibile – è fatta di viaggi, alloggi, staff, iscrizioni e settimane di lavoro che non sempre si traducono in profitto.
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Il caso di Alexandre Aubriot è emblematico perché non è straordinario. È, al contrario, ordinario.
Il contesto: dove inizia davvero il professionismo
Aubriot è un tennista francese attualmente intorno alla posizione 759 del ranking ATP, con un best ranking di 739. Gioca principalmente tornei ITF, il primo vero livello del tennis professionistico internazionale.
Qui non si costruisce ancora una carriera: si cerca di sopravvivere, sportivamente ed economicamente, abbastanza a lungo da poterne costruire una.
Prima degli ITF esistono i tornei Open, poi arriva questo mondo fatto di Futures da 15.000 e 25.000 dollari, dove:
- i punti servono più dei soldi
- le spese sono certe
- i guadagni dipendono da pochi game giocati bene
Solo salendo di livello – Challenger prima, ATP poi – il modello economico inizia lentamente a diventare sostenibile.
Tre tornei, tre settimane, un bilancio negativo
Nel suo video su Instagram, Aubriot ha scelto di rendere pubblici i conti di tre settimane di tornei ITF disputati a Monastir, in Tunisia.
La scelta logistica è già indicativa: stessa sede per tre tornei consecutivi, voli economici, formula all inclusive per contenere i costi.
- Spese totali fra aereo, vitto ed alloggio: circa → 1.700 euro
- Primo torneo:
- quarti di finale in singolare
- primo turno di doppio
→ circa 750 euro
- Secondo torneo:
- eliminazione al primo turno in singolare
- semifinale in doppio
→ circa 180 euro
- Terzo torneo:
- secondo turno in singolare
- niente doppio
→ circa 180 euro
Il totale
- Prize money complessivo: poco più di 1.000 euro
- Differenza tra spese e guadagni: –700 euro
Tre settimane di lavoro professionistico concluse in perdita.
Il punto chiave: non è un’eccezione
Ed è qui che il discorso si allarga. Il problema non è Aubriot. Il problema non è un torneo andato male.
Nel circuito ITF:
- vincere una partita non garantisce un guadagno
- una semifinale può non coprire le spese
- un infortunio o un primo turno perso possono compromettere un mese intero
Il tennis professionistico, fino ad una certa soglia di ranking, non è un investimento a rendimento garantito, ma una scommessa continua su sé stessi.
Passione, crescita, ma anche consapevolezza
Tutto questo non significa che il percorso non abbia valore. Anzi.
Il tennis offre esperienze uniche: viaggiare, confrontarsi, crescere, diventare autonomi, imparare a gestire il tempo, il corpo e la pressione. Sono competenze che restano, anche se la carriera non arriva ai vertici.
Ma è fondamentale ricordare che il successo economico nel tennis non è la regola, è l’eccezione.
La vera domanda
La domanda, allora, non è solo “quanto si guadagna?”.
La domanda giusta è: quanto sei disposto a investire – economicamente ed emotivamente – prima di sapere se ce la farai?




