Rafael Jodar sta vivendo un momento magico sul cemento americano e ha deciso di svelare le sagge parole di chi ha scritto la storia di questo sport
Dopo aver impressionato gli addetti ai lavori nei mesi precedenti, il diciannovenne iberico ha confermato di avere le carte in regola per imporsi nei piani alti del circuito. Partito dalle qualificazioni nel tabellone della Florida, ha infilato una serie di prestazioni sempre più convincenti, culminate nel successo sull’australiano Aleksandar Vukic che gli è valso il prestigioso pass per il terzo turno del Masters 1000. Questo risultato gli ha permesso di abbattere una barriera sportiva di rilievo: l’ingresso tra i primi cento giocatori del mondo.
Eliminato poi dall’argentino Etcheverry, ma giustamente orgoglioso del percorso fatto nel torneo, Jodar – durante un’intervista rilasciata a Tennis Channel al termine del match – ha toccato un argomento che ha immediatamente fatto il giro del mondo: il suo recente faccia a faccia con Rafael Nadal. Durante le scorse Next Gen Finals, infatti, il giovane spagnolo ha avuto l’opportunità di confrontarsi direttamente con l’idolo di intere generazioni, ricevendo un suggerimento di cui ha deciso di fare tesoro.
“Mi ha detto di cercare di non giocare troppi tornei“, ha rivelato. “Credo che ci siano giocatori che cercano di disputare ogni evento, ogni singola settimana, e questo non è affatto positivo per la salute. Devi imparare a gestirti, se vuoi diventare un grande giocatore e rimanere nel circuito per molto tempo”.
Saper amministrare le proprie energie è spesso infatti ciò che separa gli ottimi tennisti dalle leggende.
Le ambizioni future
Essere in top 100 è per Jodar motivo di immensa soddisfazione, ma rappresenta unicamente la base di partenza per puntare più in alto.
Molto consapevole delle insidie del circuito ATP, ha ammesso candidamente di dover ancora sgrezzare numerose componenti del suo gioco. Dal gioco a rete, fondamentale per chiudere prima i punti e risparmiare energie, fino allo sviluppo di un rovescio tagliato più incisivo e profondo, un’arma tattica determinante per variare i ritmi.
Il movimento spagnolo sembra aver trovato un nuovo talento destinato a far parlare di sé a lungo, pronto a imparare da chi ha fatto la storia per scriverne una nuova.




