Dopo il blackout a Parigi contro Diana Shnaider, la numero uno del mondo racconta le proprie fragilità a Berlino: “Ho dovuto chiamare il mio vecchio psicologo per capire cosa fosse successo”
Dopo due settimane senza rilasciare dichiarazioni, Aryna Sabalenka è tornata a parlare a Berlino, confessando il disagio vissuto dopo la sorprendente sconfitta al Roland Garros 2026. La bielorussa ha ammesso che per elaborare quella sconfitta ha dovuto chiedere aiuto ad un professionista.
Quei dieci game consecutivi di Parigi
Per capire il trauma psicologico vissuto da Sabalenka, bisogna fare un passo indietro fino alla sfida dei quarti di finale a Parigi contro Diana Shnaider. Aryna era arrivata al Roland Garros da grande favorita e nel match contro la Shnaider, tutto sembrava procedere secondo i pronostici: avanti di un set, poi il doppio break sul 4-1 nel secondo parziale, fino a servire per il match sul 5-3.
Da quel momento, il buio più totale. Sabalenka ha spento la luce, subendo un parziale di dieci game consecutivi persi, che hanno consegnato il secondo set all’avversaria e si sono conclusi con un umiliante 6-0 al terzo set. Una sconfitta non dovuta ad un’inferiorità tecnica o tattica, ma ad un vero e proprio collasso emotivo nei momenti cruciali della partita.
La confessione a Berlino: “Ho dovuto scavare nel mio cervello”
Davanti ai giornalisti presenti a Berlino per il suo debutto stagionale sull’erba, Sabalenka ha confessato quanto sia stato difficile rimettere insieme i pezzi dopo quella serata parigina. Ha spiegato di aver avuto bisogno di giorni di totale distacco per riprendersi, continuando a ripensare ossessivamente a quell’occasione sprecata. Poi, la scelta e la consapevolezza di non poter affrontare il dolore da sola.
“Abbiamo parlato molto all’interno del team“, ha rivelato la numero uno del mondo. “E alla fine ho chiamato lo psicologo con cui lavoravo tempo fa. Sentivo il bisogno di parlare di tutto quello che ho vissuto negli ultimi non so quanti anni. Sto solo cercando di scavare a fondo nel mio cervello, il che probabilmente non è una buona idea“.
La bielorussa ha affrontato il tema della psicoterapia senza alcun tabù, descrivendo la chiamata allo specialista come un normale strumento di lavoro per un’atleta, utile a guardare le cose da una prospettiva diversa e a evitare di rimanere intrappolata mentalmente in un singolo match.
La rinascita passa per Wimbledon
La carriera di Sabalenka è sempre stata una convivenza forzata con la frustrazione. Agli inizi era considerata un talento puro, ma emotivamente troppo fragile nei momenti decisivi. Col tempo, il lavoro mentale l’ha trasformata in una campionessa di Grand Slam e nella dominatrice del circuito. Le sue parole dimostrano però che essere in cima al ranking non rende immuni alla vulnerabilità.
Ora l’obiettivo si sposta velocemente sui prati, una superficie dove la bielorussa ha sempre giocato un ottimo tennis, ma in cui non ha ancora sollevato un trofeo. Accettare quanto è successo è l’unico modo per ripartire in vista di Wimbledon 2026. “Devo andare avanti e non posso continuare a pensarci“, ha concluso Aryna.




