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Due chiacchiere con Enrico Sesti e il suo maestro Hans Mazzoleni

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L’intervista di TennisTalker al campione italiano under 11, Enrico Sesti, e al suo maestro Hans Mazzoleni

Abbiamo avuto il piacere di scambiare due parole con un giovanissimo tennista: il campione italiano Under 11 Enrico Sesti. Enrico, tesserato al Tennis Club Bergamo, è un classe 2014, alto circa 1,66 m e – vista la giovane età – ancora in fase di crescita. Gioca con il rovescio a una mano e propone un tennis molto aggressivo e propositivo.Abbiamo fatto qualche domanda a Enrico e approfondito il suo percorso insieme al coach Hans Mazzoleni, Maestro Nazionale FITP.

Qualche informazione su Enrico

Il tennista preferito di Enrico è Carlos Alcaraz, mentre tra gli italiani indica Lorenzo Musetti, soprattutto per il rovescio a una mano che li accomuna. Il suo colpo preferito è il dritto, mentre sta lavorando per migliorare servizio e risposta.

La vittoria più bella conquistata finora è quella ai Campionati Italiani 2025. La partita più difficile, invece, è stata contro un coetaneo austriaco, più grande di un anno, affrontato in un torneo Tennis Europe in Slovenia. Enrico non è ancora scaramantico: pensa solo a giocare e a divertirsi.

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Per quanto riguarda l’allenamento, il suo programma prevede un’ora e mezza al giorno per tutta la settimana, con l’aggiunta di tre sedute di preparazione fisica da un’ora e mezza ciascuna. A scuola la materia preferita è – come poteva essere altrimenti – Educazione Fisica, mentre Italiano è quella che gli piace meno.

Non si pone obiettivi legati alla classifica, ma nel 2026 punta ad alzare il proprio livello e a giocare al meglio i tornei più importanti, dai Tennis Europe in avanti.

Analizzando il percorso con Hans Mazzoleni

Qual è il programma di allenamento previsto per Enrico?

Con Enrico stiamo cercando di portare avanti un tipo di gioco il più possibile aggressivo e offensivo, lavorando molto sulla verticalizzazione. Lui ha citato servizio e risposta: è chiaro che a 11 anni non sia semplice migliorarli in modo significativo, ma se si ambisce a un livello alto sono due fondamentali imprescindibili, perché danno inizio allo scambio e permettono di competere.

Anche il gioco al volo è molto migliorabile, quindi stiamo lavorando su queste basi. Per quanto riguarda la preparazione fisica, vista la sua struttura, deve allenarsi con grande attenzione. Fa tre sedute a settimana e con il preparatore fisico cerchiamo sempre di coordinarci.

Il rovescio ad una mano: come e quando è stata presa questa decisione?

Era ancora molto piccolo, durante il periodo Covid. Prima giocava il rovescio a due mani; poi, in quel periodo complicato che qui a Bergamo è stato particolarmente pesante, è passato praticamente da solo al rovescio a una mano. All’inizio lavoravamo tramite video e, appena siamo tornati in campo, abbiamo deciso di proseguire su questa strada.

Molti maestri sostengono che sia impossibile arrivare ad alto livello senza cambiare, ma io non lo credo: è sicuramente complicato, però per Enrico è un colpo naturale.

Su cosa deve concentrarsi la preparazione fisica a quest’età?

A quest’età bisogna sviluppare soprattutto le capacità coordinative. Io sono laureato in Scienze Motorie, ma Enrico lavora con Davide Catta, il preparatore che segue i nostri agonisti. È un bambino già alto e deve ancora completare lo sviluppo fisico. Stiamo lavorando principalmente su rapidità, coordinazione generale ed elasticità muscolare, aspetti fondamentali che, se non monitorati correttamente, nel lungo periodo possono diventare problematici.

Avete già pianificato la stagione 2026?

Per la programmazione dei tornei ci confrontiamo sempre con i tecnici nazionali, che hanno grande esperienza. Già a questa età, tra tornei in Italia, Tennis Europe, competizioni federali – come quella disputata recentemente in Francia – Winter Cup, Summer Cup e Coppa Belardinelli, il calendario diventa molto intenso.

A questo vanno aggiunti i raduni nazionali e il campionato a squadre. Per un ragazzo di 11-12 anni è già un’attività molto impegnativa. La pianificazione a 6 o 12 mesi è necessaria, ma deve restare flessibile: servono anche periodi di riposo, perché possono sempre arrivare piccoli infortuni o cali di forma.

Conosciamo meglio Enrico

Guardi molto tennis in TV?

Sì, abbastanza, anche se non sempre riesco a seguire tante partite quanto vorrei.

Ti ispiri a qualche giocatore in particolare?

No, non cerco di copiare un giocatore preciso. Mi piace guardare tante partite e prendere spunto un po’ da tutti.

Com’è il rapporto maestro-allievo?

Risponde Mazzoleni con il sorriso: “Ci troviamo molto bene. È chiaro che la differenza d’età sia ampia: a volte devo fare il “cattivo”, altre volte il secondo papà. Fa parte del percorso: crescerà anche lui, ed è giusto così.

Si è da poco concluso il Lemon Bowl, ma tu non hai partecipato, giusto?

«No, sono stato convocato dalla Federazione per un torneo a Boulogne, in Francia. È stata una scelta condivisa. Anche se non fossimo andati in Francia, probabilmente non avremmo fatto il Lemon Bowl: per noi da Bergamo è scomodo, è un periodo festivo e c’è sempre l’incognita del tempo. Non ci siamo andati nemmeno l’anno scorso.»

Un tuo sogno tennistico?

Diventare professionista e vincere degli Slam.

Slam preferito?

Roland Garros! Perché si gioca sulla terra, la superficie su cui mi alleno tutti i giorni.

Ringraziamo Enrico e il suo maestro Hans per la disponibilità e il tempo che ci hanno dedicato, e rivolgiamo a entrambi un grande in bocca al lupo per il percorso che li attende, con l’augurio che tutti i sogni tennistici di Enrico possano presto diventare realtà.

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