Dopo la vittoria su Fonseca e la prima semifinale Slam della carriera, il diciannovenne ceco parla di Djokovic, degli infortuni finalmente alle spalle e di una fiducia che cresce partita dopo partita. Con il bersaglio grosso sullo sfondo
Jakub Mensik è arrivato dove non si era mai spinto prima. A vent’anni e mezzo il ceco giocherà la sua prima semifinale in un torneo dello Slam e, dopo aver superato Joao Fonseca in uno dei confronti più attesi tra due esponenti della nuova generazione, non sembra avere alcuna intenzione di ridimensionare le proprie ambizioni, anzi.
Nella conferenza stampa del post partita, pur evitando accuratamente proclami di sorta, il ragazzo nato a Prostejov ha riconosciuto apertamente che il traguardo raggiunto gli permette di guardare il torneo con occhi diversi. “Non dico di essere il favorito, ma penso di avere una chance”, ha spiegato dopo il successo sul brasiliano. Un concetto ribadito in più passaggi dell’incontro con i giornalisti: arrivati alle semifinali, con soltanto quattro giocatori ancora in corsa, le differenze si assottigliano e chiunque può battere chiunque.
La novità saliente, da accogliere con somma gioia, è però un’altra. Per la prima volta dopo molto tempo, Mensik sente infatti di poter giocare senza limitazioni fisiche. Negli ultimi anni diversi problemi hanno rallentato la sua crescita, mentre questa volta è arrivato all’appuntamento clou nelle migliori condizioni possibili. “La cosa più importante è essere sano“, ha spiegato. “Quando puoi scendere in campo senza dolore, tutto ovviamente cambia“.
Dai suoi ragionamenti davanti al microfono è emerso più volte il nome sacro di Novak Djokovic: il campione serbo è per Mensik un punto di riferimento, forse il punto di riferimento; un esempio da cui assorbire qualcosa in ogni occasione propizia. “Ha raggiunto ogni risultato immaginabile in questo sport”, ha osservato il ceco. “Per questo ogni conversazione con lui, anche breve, diventa un’occasione di apprendimento. Non soltanto sul tennis, ma sul modo di affrontare la professione e la pressione dei grandi eventi“.
A rendere ancora più speciale questa cavalcata parigina c’è anche la presenza della famiglia. Parigi, rispetto ad altri tornei dello Slam, è relativamente vicina alla Repubblica Ceca e questo ha permesso a molti dei suoi affetti più stretti di raggiungerlo. In tribuna ci sono i genitori, la fidanzata e buona parte del suo team. Un dettaglio che per un ragazzo di diciannove anni conta ancora parecchio.
Prima del match con Fonseca non è mancato nemmeno un piccolo contrattempo. Un improvviso cambiamento nella programmazione degli allenamenti, dovuto al maltempo previsto sulla capitale francese, gli ha fatto perdere una decina di minuti di preparazione. Nulla che abbia realmente inciso sulla sua giornata, come ha ammesso lui stesso con un sorriso. Perché il punto è che Mensik si ritrova in semifinale al Roland Garros dopo essersi lasciato alle spalle infortuni e cattivi pensieri, e avendo battuto uno dei talenti più celebrati del circuito mostrando una maturità sorprendente nei momenti decisivi.
E quando gli chiedono se possa davvero vincere il torneo, il ceco conferma: “Ho fiducia nelle mie capacità. Non penso che il mio torneo debba necessariamente concludersi in semifinale”.




