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Fabio Colangelo racconta alcuni retroscena su Arnaldi a Parigi

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Ai microfoni di Fanpage Fabio Colangelo ha raccontato l’avventura di Matteo Arnaldi e Parigi, ridendo dei complotti letti su internet

Dopo l’uscita al primo turno a Eastbourne, raggiunto passando per le qualificazioni, Matteo Arnaldi e il suo team sono pronti per l’approdo sui prati di Wimbledon. Sono ancora aperte però le ferite di Parigi, dove il sanremese ha dovuto alzare bandiera bianca prima della semifinale tutta italiana con Flavio Cobolli, e le pieghe della vicenda sono state rivelate dal coach Fabio Colangelo.

Matteo Arnaldi in azione al Roland Garros 2026
Matteo Arnaldi in azione al Roland Garros 2026 / foto dal profilo ufficiale del torneo

L’intervista a Fanpage

Prima dell’inizio delle ostilità londinesi Colangelo, coach di Arnaldi e opinionista per Sky Sport, è tornato su quando accaduto al Roland Garros. Innanzitutto spazio alla felicità, perché va bene la delusione per l’epilogo ma Arnaldi era comunque riuscito a raggiungere con le proprie forze la prima semifinale Slam in carriera.

“Io sono una persona che, in generale, cerca sempre di guardare il lato positivo delle cose, di vedere quello che c’è di buono. E in questo caso ancora di più“.

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Fra le partite con il tasso più alto di emozioni quella con Frances Tiafoe, nel quarto turno parigino, vinta da Matteo 6/4 al quinto dopo una lotta estenuante.

“Quella è stata una partita davvero speciale per come si è sviluppata. Sembrava praticamente persa e invece Flavio è riuscito a ribaltarla. Il livello di tennis espresso da entrambi è stato altissimo e anche il finale è stato incredibile. Quella è stata sicuramente una delle emozioni più forti“.

Il post virus

Con Wimbledon alle porte, e un primo turno di approccio all’erba a Eastbourne, in molti si chiedono quali siano le condizioni di Arnaldi. Il sanremese era apparso molto provato a Parigi in preda al virus, che in molti invece avevano considerato come un “complotto”, sul quale Colangelo ha riso.

“È stato male, come può succedere a tutti. Ha avuto un classico problema intestinale. Per tre o quattro giorni è stato davvero poco bene. Aveva problemi di stomaco, mangiava pochissimo e ovviamente ha perso anche un po’ di peso. Poi, con calma, ha iniziato a stare meglio, ha ripreso a mangiare e gradualmente è tornato ad allenarsi”.

“Direi che è stata una normale influenza intestinale, come può capitare a chiunque. È chiaro che a Eastbourne non poteva essere al cento per cento. Probabilmente il fatto di aver giocato così tante ore a Parigi aveva anche debilitato un po’ l’organismo e questo non lo ha aiutato a contrastare il virus. Ma, da quel punto di vista, non ci sono particolari preoccupazioni“.

“Tanti mi hanno chiesto: “Ma come ha fatto a non entrare nemmeno in campo per una semifinale Slam?”. Io rispondo sempre con una domanda. Chiunque abbia avuto un’influenza intestinale sa perfettamente cosa significa. Quando passi la giornata in bagno, non hai energie, qualsiasi cosa mangi la rimetti fuori dopo pochi minuti, hai mal di schiena e fai fatica perfino a stare in piedi… Come puoi pensare di affrontare una partita di tennis che può durare quattro ore, correndo continuamente da una parte all’altra del campo?“.

“I leoni da tastiera, quelli con il nickname e senza nemmeno il coraggio di mettere nome e cognome, fanno soltanto ridere. Diverso è quando magari a stupirsi è qualcuno che dovrebbe conoscere un po’ meglio questo mondo. Non mi fa arrabbiare, ma mi lascia perplesso. Perché sembra quasi che non abbia mai avuto un’influenza intestinale. L’abbiamo avuta tutti. E sappiamo tutti quanto possa debilitarti. Magari dura un giorno, magari due. Nel caso di Matteo è durata tre o quattro giorni”.

“A un certo punto lui si è alzato e ha rischiato di andare a sbattere contro gli armadietti perché non riusciva nemmeno a camminare dritto. Come si può pensare di giocare una semifinale Slam di quattro ore in quelle condizioni? E poi, cosa avrebbe dovuto fare? Entrare in campo, fare la foto, quattro palleggi, quattro servizi e ritirarsi sul 4-1?“.

L’approccio all’erba

“L’erba è una superficie complicatissima. Si disputa solo questo mese della stagione, non ci si allena quasi mai sopra e questo rende tutto più difficile. È una superficie talmente particolare che è normale incontrare delle difficoltà. Anche il modo di muoversi cambia completamente. La differenza principale sta nei rimbalzi, la palla salta pochissimo e quindi bisogna adattarsi prima di tutto a un modo diverso di spostarsi. È una cosa che vale anche passando dalla terra al cemento e viceversa, ma sull’erba è ancora più evidente“.

Colangelo si è espresso anche sul concetto di “erba battuta”, nata per il modo di competere oggi su dei campi che sono sempre più lontani dai prati storicamente dominati dal serve & volley.

“Non è più l’erba di vent’anni fa, quando senza serve and volley praticamente non si poteva competere, però resta comunque una superficie dove gli scambi sono più brevi, il servizio è determinante e anche il modo di rispondere deve essere completamente diverso rispetto alla terra battuta o al cemento. Ci sono davvero tantissimi aspetti sui quali lavorare per adattarsi il più rapidamente possibile a una superficie tanto speciale quanto diversa“.

In attesa di scoprire con chi verrà sorteggiato Matteo Arnaldi a Wimbledon, Colangelo si prepara al doppio impegno fra angolo del tennista e commento con Sky.

“Rispetto agli ultimi mesi il mio impegno televisivo, inevitabilmente, si è ridotto. Per Wimbledon però succederà una cosa molto bella. Sky mi ha dato la possibilità di restare qui e questo mi permetterà di fare entrambe le cose. Seguirò Matteo e, allo stesso tempo, commenterò alcune partite direttamente da Wimbledon. Dovrò diminuire la mia presenza su Sky, ma non smetterò del tutto perché mi piace, mi diverte. E anche perché, da allenatore, commentare il tennis è estremamente formativo“.

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Davide Parlato
Davide Parlato
Mi chiamo Davide, sono un aspirante giornalista e attualmente collaboro con TennisTalker Magazine. Nato e cresciuto tra le luci e il mare dell’isola di Lipari, mi sono trasferito nella nebbiosa Milano per diplomarmi in Scrittura e Storytelling. Durante i temporali della pandemia ho deciso di donare vita, sogni e passioni a carta e penna, trasformando le parole prima in spettacoli di poesia sul palco e poi in laboratori di scrittura creativa dedicati ai più piccoli. Nel frattempo, c’è un altro fuoco che non ha mai smesso di ardere: l'amore travolgente per il tennis. Oggi divido la mia voce tra il racconto di grandi e piccole storie, e l’amore per i campi in erba. Che sia un grande incontro o un minuscolo dettaglio, proverò a raccontarlo quasi come una poesia e lasciare la mia firma nel mondo dell'informazione sportiva.
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