Polemica social per la cena esclusiva con Gauff, Monfils e Townsend. La giapponese non ci sta e lancia un messaggio: “Celebro chi siamo, non mi scuso”
Pochi giorni prima dell’avvio ufficiale del Roland Garros, Naomi Osaka e Taylor Townsend hanno organizzato un evento a Soho House che ha rapidamente fatto il giro del web e suscitato polemiche. Un party concepito come una cena esclusiva per celebrare i tennisti neri del circuito professionistico, ma proprio questa scelta, ritenuta discriminatoria, ha sollevato un polverone mediatico oltre ogni aspettativa.
Alla festa erano presenti volti noti del tour come Coco Gauff, Gael Monfils, Christopher Eubanks, Taylor Townsend e tanti altri. L’evento è stato documentato su Instagram dalla stessa Osaka, entusiasta per la sua prima volta da organizzatrice.
Le critiche e la tesi del “razzismo al contrario”
Appena le immagini e la didascalia (che definiva l’evento una “Black party – RG edition”) sono state pubblicate, è partita la polemica. Nei commenti si è subito formata la fazione pronta a puntare il dito contro l’esclusività dell’evento: “Perché non puoi amare tutti indipendentemente dal colore della pelle?” e “Cosa succederebbe se qualcuno organizzasse una festa per soli bianchi?”.
Una polemica che ha spinto l’ex numero uno del mondo a replicare per le rime, abbandonando il consueto distacco per affrontare la questione frontalmente su Threads.
La risposta di Naomi
Attraverso un lungo post, Osaka ha voluto disinnescare le accuse partendo da un dato di fatto personale legato alle proprie origini (a metà tra Haiti e Giappone): “Amo tutti per quello che sono, indipendentemente dalla loro razza ed etnia (sono letteralmente mezza giapponese, lol). Posso parlare solo in base alle mie esperienze: crescendo come tennista non vedevo molte persone che mi somigliassero e sento che è importante celebrarle. Sento che è importante notare che ci sono state cene/feste per soli bianchi. Non so in che altro modo dirvelo, le ho viste letteralmente un sacco di volte e non ho mai avuto alcun problema al riguardo. Alle persone che fanno questa domanda, voglio farne una anche io: cosa c’è nel fatto che le persone di colore (POC) si riuniscano che vi inquieta così tanto?”.
Il ricordo del padre e le “finte” scuse finali
Osaka ha poi raccontato dei retroscena legati alla sua infanzia e al padre Leonard François: “Sono cresciuta vedendo mio padre subire discriminazioni, con la polizia chiamata per lui diverse volte sui campi da tennis. Ci sono molte cose per cui chiederò scusa nella mia vita, ma celebrare l’essere nera e apprezzare chi siamo non sarà mai qualcosa per cui prenderò in considerazione l’idea di chiedere scusa. Grazie”.
Per poi concludere: “In realtà ho mentito, mi dispiace. Mi dispiace per le persone che non riescono a comprendere nei loro cervelli che non si tratta di esclusione, ma di una celebrazione di quanto lontano siamo arrivati”.
Naomi Osaka on why she chose to host a party for the black tennis players:
— The Tennis Letter (@TheTennisLetter) May 24, 2026
“You know I'm seeing a little bit of-
‘Why can't you love everyone for all skin tones?’ and ‘what if someone had an all white party?! First of all I do love everyone for who they are no matter their race… pic.twitter.com/Qg824Qsur5




