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Tsitsipas penalizzato e Cirstea furiosa: ma il coaching non era diventato legale? Facciamo chiarezza sul regolamento

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Dal 1° gennaio 2025 le indicazioni degli allenatori sono permesse in tutti i tornei, eppure al Mutua Madrid Open sono esplose le polemiche. Tra il penalty point al greco e le lamentele contro il box di Coco Gauff, ecco cosa dice (davvero) il regolamento

Per quanto ne so, il coaching è permesso“. Con queste parole, un incredulo Stefanos Tsitsipas ha allargato le braccia verso la giudice di sedia Marijana Veljovic durante il suo tormentato match contro l’americano Patrick Kypson sulla terra rossa di Madrid.

Il greco aveva appena subìto un penalty point a causa dei continui suggerimenti del padre-allenatore Apostolos. Ma Tsitsipas non è stato l’unico a innervosirsi per questo tema alla Caja Magica. Anche Sorana Cirstea, durante il suo match, si è avvicinata all’arbitro per lamentarsi vivacemente del comportamento del team di Coco Gauff, accusato di elargire istruzioni in modo troppo rumoroso o fastidioso.

Questi due episodi ravvicinati hanno sollevato un grosso equivoco: se il coaching è stato definitivamente legalizzato, perché si prendono ancora sanzioni o si scatenano proteste in campo? Per capirlo, bisogna fare un passo indietro e leggere attentamente le nuove direttive.

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La svolta del 1° gennaio 2025

Dopo anni di dibattiti e test sperimentali nei tornei del Grande Slam e nei circuiti ATP e WTA (che già lo permettevano dal 2023), l’ITF (International Tennis Federation) ha deciso di uniformare le regole globali.

Con l’approvazione dell’articolo 30 delle ITF Rules of Tennis all’assemblea di Hong Kong, a partire dal 1° gennaio 2025 il coaching – inteso come “comunicazione, consiglio o istruzione di qualsiasi tipo e con qualsiasi mezzo a un giocatore” – è diventato ufficialmente valido in tutti i tornei del mondo, compresi quelli minori e giovanili. L’obiettivo dell’ITF era chiaro: rendere il tennis più equo e adattarsi a una pratica che, di fatto, avveniva già di nascosto.

Cosa prevede esattamente il regolamento?

La legalizzazione, tuttavia, non significa “liberi tutti”. Ed è qui che nascono i malintesi come quello di Tsitsipas. L’intervento dell’allenatore dalla tribuna è soggetto a regole precise e rigorose:

  • Quando è permesso: esclusivamente tra un punto e l’altro, durante i cambi di campo e nelle pause tra i set. Non è mai permesso comunicare mentre la palla è in gioco
  • Il lato del campo fa la differenza: la comunicazione può essere verbale solo se l’allenatore e il giocatore si trovano sullo stesso lato del campo. Se si trovano sui lati opposti, sono consentiti esclusivamente segnali a gesti
  • La regola d’oro: il regolamento specifica chiaramente che gli scambi tra coach e giocatore devono essere brevi e discreti, tranne durante le pause prolungate di gioco
  • Tecnologia e capitani: nei momenti in cui il coaching è consentito, gli allenatori possono usare tecnologie di analisi approvate (come i tablet con i dati del match). Negli eventi a squadre (come la Davis Cup), il capitano seduto in panchina può parlare liberamente nei tempi consentiti. In tutte le altre competizioni individuali, il coach non può sedere a bordo campo.

Perché Tsitsipas è stato punito a Madrid?

Tornando al match di Madrid, l’episodio di Tsitsipas spiega perfettamente il confine tra lecito e illecito. Nel terzo set, sul punteggio di 2-2, l’arbitro ha annunciato: “Code violation, coaching, point penalty, Mr. Tsitsipas. 30-0”.

Quando il greco ha protestato dicendo che il coaching fosse ormai legale e non disturbasse l’avversario, la giudice Veljovic ha spiegato chiaramente il motivo della sanzione: “Se ti parla in continuazione, dall’inizio alla fine del punto…”.

In sintesi, Apostolos Tsitsipas stava fornendo un monologo continuo, violando la regola che impone interventi “brevi e discreti”. Lo stesso vale per le lamentele della Cirstea: se un team urla tattiche da bordo campo disturbando la quiete o la concentrazione dell’avversaria, l’arbitro ha il dovere di intervenire, ma non era evidentemente questo il caso secondo il giudice di sedia.

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