Dopo il malessere accusato al Roland Garros, il numero 1 del mondo ha modificato alcuni aspetti della preparazione. A Londra Jannik si allena con un cooling vest e un sensore glicemico
La prima partita di Wimbledon, in fondo, Jannik Sinner la sta giocando già in questi giorni. Non contro un avversario, ma contro il caldo, che poi quest’anno è stato l’avversario più temibile per il ragazzo da Sexten. Perché se c’è una lezione che il Roland Garros ha lasciato in eredità al numero 1 del mondo, è che il fisico, prima ancora del tennis, va messo nelle condizioni migliori per esprimersi.
È anche da qui che nasce l’immagine diventata virale durante gli allenamenti all’All England Club: Sinner seduto con indosso un cooling vest, un giubbotto refrigerante progettato per abbassare rapidamente la temperatura corporea durante le pause. Nulla di scenografico. Molto, invece, ha a che fare con la prevenzione.
A Parigi il malessere accusato durante il torneo ha spinto lo staff dell’azzurro ad analizzare ogni dettaglio della preparazione. Londra, quest’anno, non offre il clima fresco che spesso accompagna Wimbledon. Le temperature hanno raggiunto i 35 gradi e anche gli allenamenti sono diventati una prova da gestire con attenzione. Il test più significativo è arrivato nell’esibizione contro Cameron Norrie di ieri all’Hurlingham Club, disputata nelle ore più calde della giornata proprio per verificare le risposte del fisico nelle condizioni più impegnative.
Il giubbotto refrigerante rappresenta soltanto uno degli accorgimenti adottati per provare a prevenire le possibili bizze del fisico in condizioni climatiche anomale. Nelle ultime settimane Sinner è stato visto allenarsi anche con un sensore glicemico applicato al braccio destro, uno strumento capace di monitorare in tempo reale i livelli di glucosio nel sangue. I dati raccolti consentono allo staff di regolare con maggiore precisione alimentazione, idratazione e recupero durante gli allenamenti e, quando sarà il momento, anche in partita.
Non è una rivoluzione, ma un’evoluzione. Nel ciclismo questi strumenti sono ormai abituali da anni, così come in Formula 1 il controllo della temperatura corporea rappresenta un elemento fondamentale della preparazione. Anche il tennis, lentamente, sta seguendo la stessa strada. Non perché un giubbotto faccia vincere una partita, ma perché ai massimi livelli basta eliminare un’incognita per aumentare le probabilità che il risultato dipenda soltanto dalla qualità del proprio tennis.
Sinner e il suo staff sembrano averlo capito bene. Dopo il Roland Garros non hanno cercato alibi, ma risposte. Il cooling vest, il sensore glicemico e gli allenamenti programmati nelle ore più calde raccontano tutti la stessa idea: arrivare a Wimbledon senza lasciare nulla al caso.
Alla fine il tennis resta quello di sempre. Servizio, risposta, diritto e rovescio. Ma sempre più spesso una partita comincia molto prima del primo quindici. E, qualche volta, passa anche da un giubbotto pieno di ghiaccio. Specialmente considerato che il surriscaldamento globale non sembra essere un’invenzione di qualche fondamentalista particolarmente invasato.




