Nono trofeo ATP, ottavo al coperto: Felix domina la finale e conferma il suo regno sul cemento indoor
[1] F. Auger-Aliassime b. A. Mannarino 6-3 7-6(4)
Montpellier ha quell’aria da palazzetto di provincia che sa di inverno vero: luci basse, eco secco, il rumore delle suole che rimbalza sulle pareti come in una palestra scolastica. È un tennis da sottotetto, da pomeriggio chiuso dentro, magari con le tapparelle abbassate, dove il tempo si misura a colpi piatti e servizi che non tornano più indietro.
In un habitat di questo tipo, Felix Auger-Aliassime si sente a casa.
Non è solo una vittoria, per il canadese, quella raccolta all’Open Occitanie. È una conferma aritmetica: ottantanove successi indoor dal duemilaventi. Nessuno ne ha messi insieme di più, nemmeno Sinner, fermo a ottantatré. I titoli ATP diventano nove, otto dei quali al coperto. E Montpellier lo riabbraccia campione per il secondo anno di fila, impresa che qui prima aveva saputo compiere soltanto Richard Gasquet. Numeri che pesano come medaglie, o come attestati di qualità certificata.
La finale contro Adrian Mannarino, trentotto anni a giugno, per il francese è cominciata in salita ancora prima di partire davvero. Mani fredde, seconde leggere, il braccio che non trovava profondità. Felix invece è entrato subito in ritmo: due rovesci in avanzamento, il break immediato, e la sensazione netta che la partita stesse già scegliendo da che parte stare.
Mannarino ha provato a rallentare il ritmo, a sporcare le traiettorie con le sue curve mancine. Qualche scambio si è allungato, qualche game si è trascinato ai vantaggi. Ma la differenza di velocità è rimasta evidente: uno ha costruito, l’altro ha tamponato. Quando Auger-Aliassime ha accelerato, il campo si è fatto piccolo. Un secondo strappo nel break del nono game e il primo set è scivolato via, senza discussioni.
Nel secondo parziale il copione non è cambiato davvero. Felix ha lasciato le briciole al servizio, mentre i turni di Mannarino sono stati piccoli cantieri aperti, sempre sul punto di crollare. Il francese ha tentato l’azzardo, è entrato sulla risposta, ha cercato di togliere tempo. Oppure ha colpito subito e sbagliato di metri. Non c’è stata via di mezzo.
Si è arrivati al tie-break su una tensione sottile, ma è durata poco. Dal quattro a due per Mannarino, il canadese ha infilato cinque punti di fila, chiudendo la porta di colpo. Cinque fendenti, silenzio, partita finita.
Felix ha alzato le braccia quasi con pudore, dopo aver dimostrato ancora una volta che il cemento sotto un tetto è il suo elemento naturale. Il ranking che il computer emetterà domani lo riporterà al numero 6 del mondo. Un altro motivo per festeggiare, sperando che il sorriso torni a farsi largo anche all’aperto.




