Adriano Panatta ha rilasciato un’intervista a La Repubblica in cui ha parlato del mancato invito a Roma e delle speranze per Jannik Sinner
Il solito Adriano Panatta, brillante e scherzoso, si è aperto con La Repubblica riguardo alcuni temi caldi della settimana corrente. Fra inviti mancati e riconoscenza, e il confronto con Jannik Sinner, l’ex campione romano ha esposto come sempre dei pensieri diretti e senza filtri.
Il mancato invito agli Internazionali d’Italia
Che Panatta e il presidente della FITP Angelo Binaghi non siano esattamente migliori amici è ormai chiaro, ma con gli Internazionali alle porte un invito ad Adriano sarebbe quasi d’obbligo e il perché è presto detto. Oltre a essere una leggenda vivente di questo sport, per Panatta quest’anno ricorre un anniversario particolare: i 50 anni dal suo trionfo a Roma.

Sarebbe quindi dura per la Federazione, che ha in mano l’organizzazione del torneo capitolino, giustificare l’assenza di Adriano Panatta ed evitare le polemiche. Il classe 1950, vincitore anche di un Roland Garros nel magico 1976 in cui salì fino alla quarta posizione del ranking, ha raccontato così l’ultima apparizione al Foro Italico:
“È stato una decina di anni fa per premiare i vincitori della Davis: ma è stato abbastanza triste perché lo stadio era deserto. Tutti erano andati a mangiare tra la finale femminile e quella maschile“. Un ricordo sbiadito e poco felice, che niente dovrebbe avere a che fare con una presenza d’obbligo fra gli invitati d’onore a un evento come gli Internazionali d’Italia. E infatti a Parigi ne comprendono l’importanza, come spiegato dallo stesso Panatta.
“Non ho ricevuto nessun invito per gli Internazionali d’Italia. Magari ci ripensano in queste due settimane che mancano, ma facciano come gli pare. Mi è invece arrivato quello di Parigi, come fanno sempre con i campioni del Roland Garros e i francesi della Davis“. Un velo di polemica, una carezza a Parigi, e la solita franchezza dell’ex numero 1 d’Italia.

Il confronto con Sinner
Impossibile quando si parla di Panatta, un po’ come accadeva con il compianto Nicola Pietrangeli, non fare un confronto con Jannik Sinner. Anche in occasione dell’intervista a La Repubblica, Adriano si è soffermato sui paragoni e sulle speranze per il tennista di punta del movimento italiano. Ben lontano dai paragoni con le leggende del passato, così come da ipotetiche gelosie, il campione della Coppa Davis 1976 si è espresso così:
“Non lo conosco bene, ma direi che non ci assomigliamo: né come giocatori né a livello di personalità. Lui fa una vita monacale, si sveglia e si addormenta pensando al tennis: anche Borg era così. Ciò che conta è che questa felicità duri a lungo: solo Jannik sa quanto potrà reggere in questo modo“.
“Non sono invidioso né dei successi, già superiori ai miei, né dei guadagni di Sinner. Anzi, spero che vada ancora più lontano di Djokovic e che vinca Roma: sarebbe ora. A dir la verità non pensavo che sarebbe passato tutto questo tempo“.

E ora non resta che aspettare, sia per l’annuncio dell’invito di Adriano Panatta sia per scoprire se Sinner riuscirà a conquistare il titolo di Roma. Certo la probabile assenza di Carlos Alcaraz, campione uscente, e i dubbi di Novak Djokovic, sei volte campione, portano il numero 1 al mondo dritto verso un’unica soluzione: la vittoria.




