TennisTalker MagazineNewsDal marziano Sinner ai privilegi del calcio: l'analisi lucida e diretta di Adriano Panatta
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Dal marziano Sinner ai privilegi del calcio: l’analisi lucida e diretta di Adriano Panatta

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L’ex tennista romano, intervistato da Guido Boffo per Il Gazzettino, affronta i temi caldi del momento: l’effetto emulazione nelle scuole tennis, la rivalità al vertice del circuito e i difetti della Serie A

Adriano Panatta si è raccontato in una lunga ed interessante intervista rilasciata domenica 19 aprile al quotidiano Il Gazzettino, a firma del giornalista Guido Boffo. Partendo dalla sua attuale vita a Treviso, dove gestisce un centro sportivo con campi da tennis e padel, Panatta ha spaziato dalle difficoltà di scovare nuovi talenti, al confronto con lo sport moderno, fino ad personale analisi sul fenomeno Jannik Sinner.

Il boom del tennis e la realtà dei giovani atleti

Il primo scoglio che Panatta affronta nel suo circolo non sono i ragazzi, ma i loro genitori: “Tutti i genitori pensano di avere un campione tra le mani, per cui è difficile riportarli alla realtà. Io non vendo illusioni… Non sono tutti Sinner. Che Jannik sarebbe diventato un campione lo capiva anche uno stambecco cieco”. Panatta riconosce però che l’altoatesino ha innescato un boom senza precedenti per il movimento: un effetto emulazione paragonabile a quello di Alberto Tomba nello sci, che ha fatto schizzare le iscrizioni ai corsi di tennis del 30%.

Il suo rapporto con Sinner e la rivalità con Alcaraz

Pur non conoscendolo davvero di persona – lo ha incontrato e salutato una sola volta, alle ATP Finals di Torino – Panatta analizza con lucidità Sinner e la sua rivalità con Carlos Alcaraz.

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Secondo Panatta, il futuro passerà dalla capacità dei due di trovare il giusto equilibrio tra carriera e vita privata: “Da quello che vedo, Sinner ha una dedizione assoluta per il tennis, tutto è programmato per ottenere il massimo risultato. Sembra un marziano. Alcaraz ha una concezione della felicità diversa, lui è felice di andare a Ibiza, a divertirsi con gli amici. E questo alla lunga può fare la differenza… Tenete conto che la forza mentale si esaurisce prima di quella fisica. Borg, che non staccava mai dal tennis, ha smesso a 26 anni, io ho resistito fino a 33”.

Nessun paragone con il passato

Panatta si tira fuori dal giochino mediatico su chi sia stato il più forte tra lui e Sinner. Lo ritiene un confronto antistorico, viziato dal cambiamento dei materiali e dal diverso assetto del circuito professionistico: ai suoi tempi, si viaggiava da soli senza i grandi staff di oggi, e la tattica dominava sulla potenza pura. Sinner lo ha superato nei successi? “Parlano i fatti: Sinner ha già vinto più di me. Ma ogni paragone è improprio. E, a essere sinceri, non me ne frega niente”.

Tra tennis, calcio e motori

L’intervista si conclude toccando anche le passioni extra-tennistiche di Panatta (come l’offshore) e offrendo una dura critica al sistema calcistico italiano, paragonato al tennis: “Se hai talento nel tennis, cresci attraverso il confronto. Il fatto che ci siano pochissimi italiani nelle squadre di Serie A impedisce questo processo. Nel tennis guadagni solo se giochi e vinci. Nel calcio non è così. Quanti calciatori continuano a ricevere uno stipendio milionario anche se stanno in panchina, al di là degli infortuni? E allora mi viene da dire: beati loro”.

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