La conferenza stampa di Alexander Zverev dopo la vittoria in cinque set su Flavio Cobolli che gli ha donato il primo titolo Slam
“Adesso, qualunque cosa accada, sarò sempre un campione Slam e nessuno potrà togliermelo. Forse questo mi darà un po’ di libertà in più, forse mi aiuterà a essere più tranquillo quando giocherò un’altra finale. Sapendo che anche se dovessi perderla resterò comunque un campione Slam. Questo trofeo per me è molto importante perché, se non l’avessi vinto, la fiducia in me stesso sarebbe calata tanto. Ma ora che l’ho vinto sento di poterci riuscire di nuovo“.
Con tanto sollievo dopo il raggiungimento di un obiettivo per il quale ha lottato e lavorato tanto, Alexander Zverev si presenta in conferenza stampa da campione del Roland Garros, dopo aver battuto in cinque set un ottimo Flavio Cobolli. Il Philippe Chatrier per il tennista tedesco fino a oggi era stato un campo quasi maledetto. Nel 2022 aveva subito un bruttissimo infortunio alla caviglia contro Rafael Nadal, e nel 2024 aveva perso la finale contro Carlos Alcaraz.
“Quando ero a terra sono uscite tutte le emozioni, perché questo campo per me è molto speciale, in modo positivo ma anche negativo. Qui ho vissuto alcuni dei momenti più duri della mia vita tennistica, sono rimasto steso su questo campo per un infortunio dopo il quale non sapevo se sarei tornato a giocare, ho perso una finale Slam qui. Tutti quei ricordi non sono cancellati, sono ancora con me, ma questa vittoria li supera tutti“.
La tensione e i ringraziamenti
È stata una finale senza dubbio altalenante. Dopo un primo set dominato Zverev è calato nel secondo parziale, fino ad arrivare al quarto che è stata un’autentica montagna russa. “Ero semplicemente molto teso oggi. Sento di aver gestito benissimo le ultime due settimane: con tutte le sconfitte arrivate presto nel torneo, con Jannik eliminato, Novak fuori, sono riuscito a restare composto e calmo mentalmente e penso di aver giocato un tennis davvero buono. Oggi invece non ho gestito così bene: la partita è stata molto più altalenante. Il mio livello non è stato stabile come nei match precedenti ed ero molto più nervoso, il che è umano fino a un certo punto”.
Infine doverosi i ringraziamenti alla famiglia e al team, che lo seguono da sempre. “Nel mio caso è davvero il risultato di uno sforzo di famiglia e di squadra. Perché ho lo stesso team da dodici anni, almeno con lo stesso preparatore atletico, e gli allenatori da ancora più tempo. Credo che tutti loro meritino questo trofeo“.




