Dopo i dubbi sollevati da Gipo Arbino, arriva la conferma definitiva dall’interno del team: i dati medici registrati nello spogliatoio escludono il fattore termico e aprono il caso del sovraccarico nervoso
Mancavano appena quattro punti per chiudere la partita, ma Sinner, l’uomo di ghiaccio e dei record, non è riuscito a conquistarne nemmeno uno. Il caso del Medical Time Out (MTO) richiesto dal numero uno del mondo durante il match contro Francisco Cerundolo al Roland Garros continua ad arricchirsi di nuovi elementi: dall’iniziale ipotesi del colpo di calore, l’attenzione si sta spostando sempre più verso una possibile questione di tenuta nervosa.
Dopo Gipo Arbino, a fare chiarezza ci ha pensato Paolo Bertolucci, figura da sempre vicina alle dinamiche del team azzurro e una delle voci più amate del tennis italiano, che ha svelato un dettaglio clinico che ribalta la prospettiva dell’intero episodio.
Leggi anche: Il fattore umano del numero uno: cosa c’è dietro il crollo di Sinner a Parigi
Il “giallo” dello spogliatoio: parametri normali e medici spiazzati
Durante la sospensione del terzo set, il numero uno azzurro e lo staff medico hanno lasciato il campo per effettuare controlli approfonditi al riparo dagli sguardi del pubblico. L’obiettivo era verificare la presenza di una disidratazione grave o di un colpo di calore.
Le parole di Bertolucci modificano completamente le ipotesi iniziali: “Quando Sinner ha chiamato il MTO nel terzo set, lui e i fisioterapisti sono andati nello spogliatoio per misurargli la temperatura e la pressione per cercare segni di colpo di calore, ma la sua temperatura e pressione erano perfette, tutte le letture erano normali. Infatti non l’hanno curato perché non sapevano cosa avesse.”
Nessuna linea di febbre, nessuna alterazione della pressione incompatibile con lo sforzo agonistico. Un quadro clinico non preoccupante che ha lasciato i soccorritori senza una diagnosi immediata su cui intervenire.
Tra deficit di sonno e sovraccarico fisico
Lo stesso tennista altoatesino, d’altronde, dopo il match ha minimizzato il problema caldo, preferendo parlare di un malessere generale caratterizzato da: vertigini improvvise, deficit di forze e mancanza di ore adeguate di sonno.
Il caldo estremo ha sicuramente aumentato la percezione della fatica, ma la vera causa del crollo va ricercata nel sovraccarico sistemico. Quando i parametri vitali di un atleta risultano normali, ma il corpo smette di rispondere, problema risiede quasi sempre nell’esaurimento delle energie mentali e nella fatica cronica. Un logorio che assomiglia in tutto per tutto ad un colpo di calore, pur non avendone le basi fisiologiche.
La gestione del “serbatoio” e il punto di vista anche del Filosofo
La programmazione dei prossimi mesi dovrà essere perfetta. Il riposo attivo e la qualità del sonno diventeranno le priorità assolute dello staff per evitare che simili episodi possano ripetersi, soprattutto nei tornei del Grande Slam, dove le fatiche si moltiplicano sulla distanza dei tre set su cinque.
Del resto, sul “caso Sinner” ormai stanno intervenendo proprio tutti: medici, allenatori, psicologi, telecronisti… e persino chi di filosofia se ne intende ha sentito il bisogno di dire la sua. A dimostrazione infatti di come le sorti del numero uno azzurro siano diventate un fenomeno culturale, sulla questione è intervenuto persino Massimo Cacciari — tra i più celebri e influenti filosofi italiani contemporanei, accademico ed ex sindaco di Venezia, noto per le sue analisi sempre taglienti e senza peli sulla lingua.
Ospite della trasmissione ‘Un giorno da Pecora’ su Rai Radio1, Cacciari ha espresso una posizione chiarissima: “È stress, surmenage, ha tirato davvero troppo la corda. Non può fare cinque o sei tornei di fila tirando la corda, così per forza che poi uno si rompe. Il problema è solo fisico, non mentale, è evidente. Anche il suo staff avrebbe dovuto dirgli qualcosa, è stato sbagliato continuare a stare in campo, doveva ritirarsi subito. Ora deve assolutamente riposare, non deve fare nulla prima di Wimbledon“.




