Nell’intervista realizzata da Marco Beltrami per Fanpage.it, lo storico allenatore Gipo Arbino svela i dettagli del blackout di Sinner al Roland Garros: “Non è stato il caldo, ma tornerà più forte. Gli altri sono grandi giocatori, lui è un fenomeno”
Il crollo fisico e del tutto inaspettato di Jannik Sinner, fermatosi bruscamente per un malessere mentre era in totale controllo del match contro Cerundolo, ha lasciato un vuoto enorme nel tabellone di Parigi e una lunga scia di interrogativi.
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Il campione azzurro ha dimostrato, a modo suo, di essere profondamente umano. Ma cosa è scattato davvero nel corpo e nella mente del numero uno del mondo in quei frangenti sul campo Philippe-Chatrier?
Marco Beltrami per Fanpage.it l’ha chiesto ad una delle voci più sagge, genuine ed esperte del tennis italiano: Gipo Arbino, lo storico allenatore che ha plasmato Lorenzo Sonego dai campi torinesi fino all’élite mondiale.

La diagnosi di Arbino: “Nessun colpo di calore, è uno scompenso”
Le immagini di Jannik piegato in due, costretto a poggiare la testa sui teloni di fondocampo a causa di forti capogiri e nausea, hanno fatto il giro del mondo. Gipo Arbino esclude categoricamente la pista del fattore climatico: “Una cosa incredibile. Non è il caldo, questo è poco ma sicuro. Già al mattino Jannik non stava benissimo. Probabilmente ha avuto uno scompenso legato a qualcosa di generale, che gli ha provocato anche il vomito. Improvvisamente gli sono mancate completamente le forze. Non c’è stato neppure un accenno di crampi. All’inizio è stato proprio male. Infatti sta facendo giustamente tutta una serie di esami approfonditi, perché è una cosa che va indagata assolutamente”.
L’impressione era quella di un atleta sul punto di svenire. Arbino analizza così la stoica resistenza dell’altoatesino: “Durante l’interruzione i medici gli hanno somministrato qualcosa, e lui ha continuato a giocare sperando in un effetto rapido. Sinner di norma vince i match anche giocando al 30% delle sue capacità. Contro Cerundolo, semplicemente, non era nemmeno a quel 30%. Non riusciva a muoversi né a impattare una palla a un metro di distanza. Cerundolo ha fatto il suo mestiere, allungando gli scambi con palle alte e profonde, approfittando comprensibilmente della situazione”.
“Non sono un robot”: la lezione di sportività di Jannik
Nonostante le condizioni precarie, Sinner ha rifiutato l’idea di un ritiro immediato, lottando fino all’ultimo quindici. Un atteggiamento che, secondo Arbino, pulisce il campo da qualsiasi critica e mostra la grandezza dell’uomo prima ancora che dell’atleta.
“Secondo me lui ha dato la risposta giusta. Ha detto: ‘Amici cari, ce l’ho messa tutta, ma non sono un robot. Sono un essere umano anch’io. Se sto male, sto male. Può capitare’. È stato correttissimo anche nel non ritirarsi subito. Chiunque altro avrebbe probabilmente pensato a tutelarsi abbandonando il campo. Invece lui ci ha creduto fino in fondo, perché sa di essere nettamente superiore a questo avversario. Tra i due c’è un abisso“.
Il futuro: un rullo compressore non ancora definitivo
Il passaggio a vuoto parigino non è un punto d’arrivo, ma una tappa di crescita. Il tecnico piemontese è convinto che Sinner saprà trasformare questa giornata storta in un’occasione per conoscersi meglio e potenziarsi ulteriormente.
Il suo margine di miglioramento è ancora impressionante e questi sono i consigli di Arbino: può ancora crescere nella gestione della smorzata, nel gioco al volo e nell’inserimento del serve and volley. Inoltre dovrebbe aggiungere qualche chilo in più di muscoli per rafforzare il fisico.
Grandi giocatori contro un Fenomeno: la vera differenza
L’analisi si chiude con una netta linea di demarcazione tra Sinner e la nuova ondata di talenti che si sta affacciando sul circuito maggiore, come Fonseca, Mensik o Jodar.
Mentre il mondo del tennis si interroga su chi raccoglierà l’eredità dei tre grandi dell’era moderna, il tecnico torinese non ha dubbi su dove risieda l’eccezione alla regola: “I nuovi giovani emergenti sono bravissimi, ci mancherebbe. Fonseca è fortissimo. Però basta guardare le partite con attenzione: hanno ancora dei punti deboli evidenti, che sia la rapidità in certe situazioni, la solidità di alcuni colpi o la continuità nel rendimento. Sono ragazzi normali che stanno diventando dei grandi giocatori. Sinner no. Sinner è un fenomeno“.




