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Roland Garros contro Champions: i francesi chiedono di giocare presto per vedere il PSG

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La finale europea del Paris Saint-Germain si scontra con il programma del Roland Garros. Kouame e Parry non si nascondono: vogliono chiudere il loro match in tempo per seguire la sfida più attesa dell’anno

A Porte d’Auteuil sono abituati a fare i conti con la pioggia, con le maratone al quinto set e con gli incastri dei palinsesti televisivi. Stavolta, però, il convitato di pietra si chiama Paris Saint-Germain. Una presenza invisibile ma ingombrante, capace di infilarsi perfino tra i corridoi del Roland Garros.

La finale di Champions League è entrata a gamba tesa nel programma del torneo e non per ragioni organizzative. A portarla dentro il Roland Garros sono stati direttamente i giocatori francesi, che per una volta hanno abbandonato il linguaggio prudente degli sportivi per dire una cosa molto semplice: vorremmo finire di giocare in tempo per vedere il PSG.

A rompere il ghiaccio è stato Moise Kouame, il diciassettenne che sta vivendo giorni da sogno sulla terra di casa. Dopo la vittoria in cinque set contro Daniel Vallejo una battaglia durata quasi cinque ore e seguita dalle polemiche per le parole del paraguaiano nei confronti dell’arbitra Ana Carvalho – il francese ha ammesso senza esitazioni di sperare in una programmazione mattutina.

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Perché il terzo turno del Roland Garros è importante. Ma la finale di Champions rappresenta un appuntamento speciale per un ragazzo cresciuto a pochi chilometri dal Parco dei Principi.

Kouame, che sfiderà Alejandro Tabilo per un posto negli ottavi, ha spiegato di voler chiedere agli organizzatori un orario favorevole. Poi sarà il torneo a decidere, naturalmente. Ma il messaggio è arrivato chiaro: la racchetta per qualche ora deve lasciare spazio al pallone.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è mossa Diane Parry. La ragazza nizzarda non ha mai nascosto la propria passione per il club parigino e si è presentata in conferenza stampa con i colori della squadra addosso. Anche lei ha lasciato intendere che un match programmato nel pomeriggio molto avanzato di sabato non sarebbe esattamente l’ideale.

È una piccola storia di costume sportivo che racconta bene il tennis di oggi. Una volta i giocatori facevano finta che il resto del mondo non esistesse. Oggi seguono il calcio, commentano la Formula 1, parlano di basket NBA e non vedono alcun motivo per nascondere le proprie passioni. I tennisti sono sempre più atleti, ma anche sempre più tifosi.

Il tema riguarda anche il pubblico. Perché programmare un francese in contemporanea con una finale del PSG significherebbe probabilmente vedere molti occhi rivolti agli smartphone e non al campo. E non è difficile immaginare quale evento, almeno per una sera, riuscirebbe a catturare l’attenzione di gran parte della città.

Amélie Mauresmo e il suo staff dovranno quindi trovare il solito equilibrio tra esigenze televisive, logistica e spettacolo. Nulla di drammatico, naturalmente. Ma la coincidenza di calendario è troppo grande per essere ignorata.

Ultimamente capita spesso: quando il PSG si gioca una finale europea, persino la terra rossa di Parigi è costretta a concedergli un po’ di spazio. E il Roland Garros, per una sera, accetta di dividere il palcoscenico.

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