Alexander Bublik riporta al centro del dibattito uno dei temi più delicati del tennis moderno: la distribuzione del denaro negli Slam. Il kazako ha parlato apertamente della possibilità di un boicottaggio dei tornei Major da parte dei top player, ma con una lucidità che ha immediatamente acceso la discussione nel circuito
“Lo sosterrei, non ho nulla da perdere”, ha spiegato Bublik. “Posso saltare uno, due o anche cinque Slam oggi per guadagnare di più in futuro. Ma finché non verranno prese misure radicali, non succederà niente”.
Il numero 10 del mondo ha poi toccato il vero nodo della questione: la distanza economica tra i campioni milionari e chi lotta nelle retrovie del ranking ATP. Secondo il kazako, chiedere ai giocatori fuori dalla top 100 di aderire a uno sciopero è semplicemente irrealistico.
“Come può un numero 140 del mondo rifiutare 100.000 euro? Hanno famiglie, obblighi e non hanno mai guadagnato quanto i top player. Non possiamo biasimarli se accettano quei soldi”.
Parole che fotografano perfettamente la spaccatura interna al tennis professionistico. Da settimane diversi big del circuito chiedono una fetta più ampia dei ricavi generati dagli Slam, ritenendo troppo bassa la percentuale destinata ai giocatori rispetto agli introiti complessivi degli organizzatori. Tuttavia, trasformare il malcontento in una protesta concreta appare complicatissimo.
Bublik lo sa bene. Anche se una ventina di top player decidessero davvero di fermarsi, i tabelloni verrebbero comunque riempiti da qualificati, lucky loser e giocatori di seconda fascia pronti a cogliere l’occasione della vita. “Siamo forse in 10, 20 o 30 a pensarla così, ma servirebbero 120 o 150 persone per rifiutarsi di giocare”, ha ammesso.
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