In una lunga intervista a Vogue, la tennista ripercorre i momenti drammatici vissuti a Miami e risponde a chi l’ha attaccata per essere scesa subito in campo
La copertina patinata di Vogue ci restituisce un’Aryna Sabalenka bellissima e perfettamente a suo agio davanti all’obiettivo, ma l’intervista rilasciata a Roma dalla campionessa va ben oltre e riesce a scavare nelle ferite più intime e recenti della sua vita. Oltre a ripercorrere le difficoltà degli esordi e il dolore per la perdita del padre, la tennista ha scelto di affrontare pubblicamente il trauma vissuto: la tragica morte dell’ex fidanzato, l’ex giocatore di hockey Konstantin Koltsov, scomparso per un apparente suicidio nel marzo del 2024.
Le origini
Nata e cresciuta a Minsk, ha preso in mano una racchetta a sei anni: “Nella nostra regione gli sport più popolari sono hockey e tennis. Mio padre scelse il tennis”, racconta.
Ricorda Minsk come una città sicura, tranquilla e ordinata, dove da bambina poteva stare fuori fino a tardi senza preoccupazioni. Il padre, ex giocatore di hockey costretto a rinunciare alla carriera dopo un grave incidente in moto, gestiva un’officina meccanica; la madre, laureata, dava grande importanza all’istruzione delle figlie.
Aryna era molto legata al padre, di cui ha sempre ammirato la capacità di rialzarsi dopo le difficoltà. Pur sostenendola nel tennis, non le ha mai imposto nulla: “Mi diceva sempre che, se non mi fossi più divertita, avrei potuto smettere quando volevo”.
Il 2019 ha segnato uno spartiacque drammatico nella vita di Aryna Sabalenka: a soli 21 anni, la tennista bielorussa ha perso improvvisamente il padre a causa di una meningite. Di fronte a questo dolore fortissimo, la campionessa ha trovato la sua unica ancora di salvezza nel tennis. Il campo, la fatica degli allenamenti e i tornei sono diventati l’unico sollievo possibile per distrarsi dal dolore.
E, come spesso accade, la storia torna a ripetersi…
Lo shock a Miami
Nel racconto affidato alla nota rivista di moda, dopo soli 5 anni dalla perdita del padre, Aryna si trovava sui campi di allenamento di Miami, quando è stata raggiunta dagli agenti di polizia che le hanno comunicato la notizia della morte di Koltsov. La sua prima reazione è stata di totale rifiuto: “Litigavo con il poliziotto… non riuscivo proprio ad accettarlo”, ricorda la tennista.
La scelta di giocare e la tossicità degli hater
Per reagire al dolore, Sabalenka ha cercato – un’altra volta – un appiglio nell’unica dimensione capace di isolarla dal mondo: il tennis. Nessuno si sarebbe aspettato che decidesse di prendere comunque parte al Miami Open, ma giocare a tennis sapeva che le sarebbe servito per estraniarsi e non pensare. Il torneo l’ha vista uscire al terzo turno contro l’ucraina Anhelina Kalinina, in un match segnato da una racchetta distrutta e l’inevitabile forfait in conferenza stampa.
Ma il dolore personale, secondo alcuni leoni da tastiera, non era sufficiente e la bielorussa è stata travolta da un’ondata di cyberbullismo. Il tribunale dei social network non le ha perdonato la scelta di tornare in campo così in fretta, vomitandole addosso commenti feroci e giudizi morali non richiesti.
“Tornare a lavorare era l’unico modo per sopravvivere”
Rispondendo a quelle polemiche, Sabalenka rivendica oggi quello che era un suo diritto: vivere il dolore alle sue condizioni. “Non so se esista un cliché su come si debba elaborare un lutto. Sento che in questa situazione non ci siano cose giuste o sbagliate. Tutti abbiamo bisogno di reagire in modo diverso. Per me, tornare a lavorare era l’unico modo”.
“Ho 28 anni,” ammette amaramente in chiusura, “ma a volte penso di aver già vissuto tutto ciò che si possa immaginare nella vita”.




