Per la prima volta testa di serie all’ATP 250 di Buenos Aires, Luciano Darderi arriva nella “cattedrale” del tennis argentino con il miglior ranking della carriera, numero 22 del mondo, e una consapevolezza nuova. Quella di essere entrato, definitivamente, nella fascia alta del circuito
Reduce dal primo ottavo di finale Slam all’Australian Open, fermato solo da “un certo” Jannik Sinner, il 23enne nato a Villa Gesell ha raccontato in conferenza stampa il suo percorso e le sue ambizioni:
“L’obiettivo più immediato è entrare in Top 20, e sono molto vicino. A lungo termine, vorrei riuscire a entrare in Top 10 entro la fine dell’anno”.
“Sinner e Alcaraz sono extraterrestri”
Darderi non si nasconde, ma sa anche distinguere i livelli.
“A parte Sinner e Alcaraz, che sono fenomeni, posso giocarmela con tutti”.
Un rispetto enorme per i dominatori del circuito, paragonati senza esitazioni a Federer e Nadal, ma anche la voglia di alzare l’asticella allenandosi proprio con loro:
“Ogni volta che mi sono allenato con loro sono migliorato tantissimo. Giocano a un’altra velocità. Se potessi allenarmi con loro tutte le settimane, lo farei”.
Non è solo ammirazione: è metodo. Cercare il confronto con chi detta il ritmo del tennis mondiale per accelerare la propria crescita.
Dal rosso al duro: la vera svolta
Il punto chiave del discorso di Darderi è uno solo: il cemento.
“Se voglio entrare in Top 10, devo giocare bene sul duro”.
Un passaggio tutt’altro che scontato per un giocatore cresciuto sulla terra battuta. Darderi lo sa bene e lo dice apertamente: il salto più complicato della sua carriera non è stato l’ingresso nel circuito maggiore, ma l’adattamento alle superfici veloci.
Negli ultimi due anni ha perso tanto sul cemento, ma ha accumulato esperienza, fiducia e nuove soluzioni tecniche. Servizio più incisivo, diritto più aggressivo, maggiore propensione all’attacco. Un’evoluzione costruita anche grazie al lavoro con Guillermo Pérez-Roldán, ex Top 15, entrato nel team lo scorso dicembre accanto al padre Gino.
Crescita mentale e fisica
Oltre al tennis, però, c’è altro.
“Credo di aver migliorato molto l’aspetto mentale e fisico, due aspetti determinanti per salire in classifica”.
La gestione della pressione, la continuità, la capacità di reggere i momenti chiave: elementi che fanno la differenza quando si passa da promessa a realtà.
Ambizione sì, illusioni no
Darderi resta lucido anche sul concetto di Top 10:
“Non dipende solo da te. Ci sono gli infortuni, i momenti giusti, le occasioni da sfruttare”.




