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Wilander non ha dubbi: “Federer sarebbe l’allenatore perfetto per Alcaraz”

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Mats Wilander torna a far discutere. Lo svedese, mai timido quando si tratta di opinioni forti, ha indicato in Roger Federer il profilo ideale per guidare Carlos Alcaraz nella nuova fase della sua carriera. Un’idea suggestiva, quasi romantica, ma che secondo il sette volte campione Slam avrebbe una logica tecnica molto precisa

La separazione tra Alcaraz e Juan Carlos Ferrero, annunciata poche settimane fa, ha inevitabilmente aperto il dibattito sul futuro del numero uno del mondo. E Wilander, intervistato da Eurosport, ha spiegato perché – secondo lui – il nome giusto non appartenga alla continuità, ma alla differenza.

Perché Federer? “Ha ciò che ad Alcaraz manca ancora”

Wilander è chiaro: se Alcaraz deve fare un salto ulteriore, deve farlo accanto a qualcuno che abbia un’identità tennistica lontana dalla sua.

“È importante avere una voce da campione Slam. Ma non una copia di Ferrero: serve qualcuno con uno stile diverso. Federer sarebbe il coach perfetto. Potrebbe aiutarlo proprio nelle zone del gioco in cui Carlos è meno a suo agio.”

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Secondo lo svedese, il tennis di Federer – anticipi, varietà, letture rapide, uso del campo – rappresenta ciò che manca ancora al repertorio di Alcaraz. Non una critica, ma un’opportunità di crescita: aggiungere controllo e istinto offensivo a un talento già esplosivo.

È lo stesso motivo per cui Wilander esclude Andy Murray, nonostante un anno fa fosse considerato il preferito dal padre del murciano: troppo simile ad Alcaraz per stile e costruzione del punto. Al contrario, Federer (così come McEnroe o Edberg, citati dallo stesso Mats) offrirebbe un contrasto che potrebbe accelerare la sua evoluzione.

Lo stupore per l’addio a Ferrero

Wilander ha anche commentato la fine della collaborazione con Ferrero, definendola “sorprendente”:

“Non ho mai visto una coppia lavorare meglio. Tennis, risultati, sorriso… sembrava la combinazione perfetta.”

Lo svedese però non crede che l’addio influenzerà i momenti di pressione, come un “3-3 al terzo set, 15-30”. Per lui Alcaraz è già abbastanza maturo da decidere da solo. La vera differenza si sentirà nel quotidiano: allenamenti, spostamenti, routine, relazioni.

Un team più flessibile per il futuro

Wilander immagina anche una struttura più ampia attorno ad Alcaraz, con un coach internazionale e uno spagnolo a rotazione, per sostenere i ritmi di una stagione che non permette più a un singolo allenatore di viaggiare 40 settimane all’anno.

Federer, però, resta – per ora – solo un sogno. Il 20 volte campione Slam ha più volte dichiarato di non voler fare il coach, neppure per suo figlio. Ma la suggestione rimane: Federer nella box di Alcaraz, una combinazione che per Wilander rappresenterebbe la “formula ideale” per rendere il numero uno del mondo ancora più completo.

E ora? Alcaraz riparte dall’Australian Open

Intanto Carlos è a Melbourne, dove si allena con Samuel López. L’obiettivo è altissimo: conquistare il titolo che gli manca per completare il Career Grand Slam e riscrivere un nuovo record. Se ci riuscisse, diventerebbe il più giovane di sempre.

In attesa di un nuovo coach, la domanda resta aperta:
vedremo mai Roger Federer al fianco di Alcaraz?
Wilander non ha dubbi. I tifosi sognano. Il tempo dirà.

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