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Gilles Simon a cuore aperto su Medvedev e sullo stato del tennis francese

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In un’intervista a Eurosport Francia, l’ex tennista Gilles Simon ha parlato dei mesi nell’angolo di Daniil Medvedev ma non solo

“È estremamente piacevole fuori dal campo (Medvedev), ma quando è in campo durante una partita ha un piccolo mostro dentro di sé da affrontare, che non è facile da gestire.” Così Gilles Simon, ex tennista francese ora coach, ha riassunto il modo di affrontare il tennis del russo Daniil Medvedev. La collaborazione fra i due è durata poco meno di un anno, interrompendosi di fatto a gennaio in occasione del torneo di Rotterdam.

I cambiamenti per il russo non sono però finiti lì, ad agosto infatti anche l’annuncio della separazione dallo storico coach Gilles Cervara dopo ben otto anni. Da settembre l’avvio di una nuova collaborazione con due grandi nomi del circuito: Thomas Johansson, campione agli Australian Open nel 2002 ed ex coach di Goffin e Wozniacki, e Rohan Goetzke, allenatore di Richard Krajicek quando quest’ultimo vinse Wimbledon nel 1996. Il finale di stagione del russo è sembrato positivo, l’aria nuova nel team sembra quindi aver fatto bene all’ex numero 1 del mondo.

Le parole di Gilles Simon su Medvedev

È un giocatore a cui voglio molto bene. Lo capivo perfettamente in molte situazioni. Avevamo parlato diverse volte di aspetti tattici, in particolare quelli che gli avevo spiegato, di come vedevo le situazioni dai miei occhi quando, ad esempio, doveva affrontare Novak Djokovic. Credo che sotto questo aspetto lo stessi aiutando molto, quindi mi sarebbe piaciuto continuare a provarci“.

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Abbiamo avuto un primo disaccordo durante gli US Open, dove ha raggiunto i quarti di finale. Ricordo che in ogni partita rispondeva da molto lontano, il che non era in linea con la strategia tattica che avevamo elaborato. Sapevo che avrebbe battuto i giocatori che ha battuto rispondendo da così lontano, giocatori come Fabian Marozsan o Nuno Borges, ma la mia analisi prima del quarto di finale era che, se avesse continuato a rispondere in quel modo, non sarebbe stato pronto per affrontare Jannik Sinner.

Avevamo lavorato tutto l’inverno sulla risposta da vicino e, tra l’altro, quando ha fatto semifinale a Wimbledon, ha risposto da vicino. Perché per me è perfettamente in grado di farlo. C’era un solo giocatore contro cui avevamo deciso di arretrare, Struff, perché serve a 220 la prima e a 210 la seconda, e questo non dava tempo a Daniil“.

È molto difficile applicare certi cambiamenti a un giocatore con uno schema così marcato. È necessariamente più difficile lavorare con un ragazzo di 28 anni, il cui percorso è già tracciato, che con un ragazzo di 15 o 20 anni. Alla fine della stagione abbiamo parlato e mi ha confessato che l’avevo già aiutato molto, ma che non potevo spingerlo oltre“.

Sullo stato del tennis francese e l’esempio italiano

L’ex numero 8 ATP non si è limitato a parlare del suo ex “allievo”, ma ha anche analizzato lo stallo del movimento tennistico del proprio Paese. La Francia ha sempre prodotto tanti campioni e talenti interessanti, da Cochet a Noah, passando per Tsonga fino a Gasquet, Monfils e lo stesso Simon. Ora, a parte Arthur Fils, non sembra esserci lustro per il tennis francese se non per qualche fiammata di Humbert e i recenti exploit di Atmane e Rinderknech.

Manca però il faro, come per il tennis italiano sono stati Berrettini un paio d’anni fa e Sinner e Musetti oggi. L’Italtennis non ha prodotto solo due campioni, ma sta vivendo una vera e propria epoca d’oro con Cobolli, Bolelli e Vavassori, ma anche Jasmine Paolini e Sara Errani nel femminile. Sono tanti altri i nomi che mettono al sicuro il movimento azzurro presente e futuro, cosa che invece è assente al momento nel panorama francese.

Ho visto dei cambiamenti? Sì e no. Sì, nel senso che delle cose cambiano sempre. Nuove persone arrivano nel tennis francese, in particolare in federazione. Ci sono le elezioni. Rispetto al periodo in cui ho scritto il mio libro (2020), c’è un nuovo presidente, quindi vengono introdotte nuove iniziative. Da questo punto di vista, sì, qualcosa cambia, per forza. Ma dall’altra parte, no, perché ciò che secondo me andrebbe cambiato… non cambia.

“L’idea generale non cambia. Il metodo non cambia. In linea di massima, i risultati non possono migliorare. Nel tennis maschile abbiamo sempre molti giocatori che arrivano ai massimi livelli, tra i primi 100 del mondo, come succede ormai da molto tempo. Purtroppo, non abbiamo abbastanza gente all’assoluto vertice”.

La Federazione italiana ha collaborato sempre di più con le varie accademie, cosa che prima accadeva molto meno. Hanno cambiato molte cose nelle strutture. Hanno moltiplicato i tornei in casa, a tutti i livelli. C’è un effetto valanga. Quando vai ai Challenger da loro, metà dei giocatori sono italiani: così, ogni volta, ce n’è uno in semifinale, in finale o che vince, e questo fa avanzare tutto. Tutto ciò spiega il grande serbatoio di talenti che hanno”.

L'Italia vInce la Coppa Davis 2025 (foto profilo ufficiale X Davis CUP)
L’Italia vInce la Coppa Davis 2025 (foto profilo ufficiale X Davis CUP)

Ovviamente, non tutti possono essere Jannik Sinner. Nascono solo pochi potenziali Sinner per generazione, e possono nascere ovunque nel mondo. La domanda è: quando ne abbiamo uno, riusciamo a farlo diventare davvero un Sinner, cioè portarlo fino in cima? Gli italiani ci sono riusciti e noi francesi, secondo me, un po’ meno”.

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