Il tedesco ha alzato bandiera bianca dopo il terzo KO su tre incontri disputati nel 2026 contro il numero 2 del mondo: “Quando lo affronti devi giocare il tuo miglior tennis in assoluto per sperare di avere una minima chance”
A Montecarlo, Alexander Zverev ha avuto un déjà vu, l’ennesimo. Jannik Sinner lo ha battuto di nuovo, per la terza volta su tre nel 2026, ancora in semifinale. Non proprio un caso.
Dopo la partita, davanti ai microfoni dei giornalisti, il tedesco non ha cercato scorciatoie: “In questo momento Sinner è il giocatore più difficile da affrontare per me”. Detto così, semplice, del resto non c’è molto da spiegare.
La sensazione che più atterrisce il giocatore di Amburgo è che solo il suo miglior tennis, sciorinato per molte ore consecutive, possa garantirgli una minima possibilità di fare partita con il 4 volte campione Slam, anche se sovente potrebbe non bastare. Perché se il suo livello cala, anche di poco, Sinner prende in mano il gioco e non lo lascia più. Zverev ha provato a precisare la propria percezione: “Se non giochi al massimo contro di lui, non hai possibilità. È come giocare contro un muro, non ti lascia spazio né occasioni”. Un’immagine che basta a sé stessa.
I numeri, poi, aiutano a capire il resto: sono otto le sconfitte consecutive per Zverev negli scontri diretti; nove le vittorie su tredici incroci totali per Sinner. Il margine si è allargato nel tempo, e oggi lo spazio che divide il numero due e il numero tre del mondo ha assunto le sembianze di una voragine.
Zverev qualcosa sta cambiando, lo ha detto lui stesso: sta provando a essere più aggressivo, a mischiare il mazzo facendo qualche scelta meno prevedibile. Ma contro un avversario granitico come Jannik servono tempo, pazienza e fortuna. Nel frattempo le partite passano, come le occasioni.
Dall’altra parte, Sinner prosegue per la sua strada, con quella regolarità che ormai è un marchio certificato del tennis moderno e la consapevolezza che, dietro a lui e ad Alcaraz, gli inseguitori inseguano con sempre minor convinzione. C’è anche da capirli, del resto.
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