Dopo la sanzione di 6.000 euro per la racchetta spaccata contro Berrettini, si fa largo una riflessione. Le punizioni pecuniarie non spaventano i top player, colpire la classifica potrebbe essere un deterrente?
Difficile dimenticare le immagini di Daniil Medvedev nel match perso con un pesantissimo doppio 6-0 contro Matteo Berrettini a Montecarlo. Frustrato da un andamento disastroso e incapace di arginare il tennista azzurro, il russo ha perso completamente il controllo, sfogando la propria rabbia sull’attrezzatura in una scena che ha fatto rapidamente il giro del mondo.
Nel bel mezzo del match, dopo un errore gratuito, l’ex numero uno del mondo ha scagliato la racchetta contro la terra battuta per ben sette volte. Non contento, ha poi raccolto il telaio ormai distrutto per gettarlo polemicamente all’interno di un bidone della spazzatura a bordo campo, accompagnato dai fischi e dagli applausi sarcastici del pubblico monegasco.
ATP Montecarlo: Berrettini oltraggioso, doppio 6/0 a Medvedev e 16 game consecutivi nel torneo [VIDEO]
Le multe: un deterrente che non funziona più
A seguito del comportamento antisportivo, l’ATP ha rapidamente inflitto a Medvedev una multa di 6.000 euro per unsportsmanlike conduct (condotta antisportiva). Una cifra che appare quasi simbolica se paragonata ai guadagni complessivi del giocatore e ai montepremi in palio nel circuito.
Oltretutto si tratta di una sanzione minima rispetto alle pesanti penalità pecuniarie ricevute dall’atleta lo scorso anno: decine di migliaia di dollari pagati per episodi di rabbia analoghi, in particolare durante le burrascose parentesi agli Australian Open e agli US Open.
E se a farne le conseguenze fosse il Ranking?
Attualmente, il regolamento dell’ATP non prevede la decurtazione dei punti della classifica mondiale per chi si comporta in maniera irrispetosa. Il sistema punitivo si limita a sanzioni in denaro, squalifiche dai tornei o penalità di punteggio relegate esclusivamente al match in corso (il famoso Point Penalty o Game Penalty).
Ma di fronte all’evidente inefficacia delle sanzioni economiche, perchè non introdurre penalità direttamente sui punti della classifica ATP per le recidive legate alla cattiva condotta?
Per atleti che competono per difendere la permanenza in top 10, per restare teste di serie nei tornei dello Slam o per guadagnarsi l’accesso alle ricchissime ATP Finals di fine anno, una decurtazione nel ranking forse rappresenterebbe un deterrente maggiore rispetto a multe di qualche migliaia di euro per chi ne guadagna 100 volte di più con una singola partita.




