La campionessa americana ha raggiunto l’atto conclusivo del torneo e racconta un retroscena divertente: il segreto dei suoi successi è un cappellino che non ama, nato per pigrizia e lavato a mano ogni notte
Nel mondo del tennis, le scaramanzie sono una cosa seria. C’è chi fa rimbalzare la pallina un numero esatto di volte, chi non calpesta le righe e chi, come Coco Gauff, diventa ostaggio dell’abbigliamento scelto.
Un cammino perfetto
Sul cemento della Florida, Coco è stata perfetta. Dominando la semifinale contro Karolina Muchova con un doppio e netto 6-1, l’americana ha staccato il pass per la finale. Un traguardo da record, che la rende la più giovane tennista a stelle e strisce a raggiungere l’ultimo atto di questo torneo dai tempi di Serena Williams, nel lontano 2003.
Il cappellino indossato, inizialmente, per pura pigrizia
MA c’è un dettaglio che non è sfuggito ai tifosi: a Miami Gauff ha sempre giocato con un cappellino, un accessorio inedito per la campionessa americana. Un nuovo look dettato dallo sponsor? No, l’abitudine di indossare il cappellino durante il torneo è nata da una motivazione molto più banale: la pigrizia.
“Non so nemmeno io perché lo indosso, a dirla tutta non mi piace per niente,” ha confessato una divertita Coco ai microfoni di Tennis Channel. “Ho iniziato a metterlo in allenamento semplicemente perché quel giorno non avevo nessuna voglia di sistemarmi i capelli. Poi l’ho tenuto per il primo turno… e ho vinto. A quel punto ho sentito di doverlo tenere per forza!”.
Ma essendo stata una scelta improvvisata, l’americana si è trovata completamente sprovvista di ricambi.
“La cosa assurda è che ho letteralmente un solo cappello di questo tipo,” ha raccontato ridendo. Il motivo? Un clamoroso autogol con lo sponsor. “Lo sto lavando ogni singolo giorno perché New Balance non ha mai pensato di mandarmene altri. O meglio: in passato avevo proprio detto io di smettere di inviarmeli!”.
Gauff però ha le idee molto chiare sul futuro del suo portafortuna: “Credo proprio che finirà tutto con questo torneo. Una volta e basta”.




