A soli 14 anni, Jaime Alcaraz trionfa a Murcia ricordando in tutto e per tutto il fratello Carlos. Ma tra paragoni scomodi e video virali, la famiglia lancia l’allarme: “Lasciatelo in pace”
C’è un cognome che sta tornando a far tremare i radar del tennis giovanile. Un cognome decisamente ingombrante, che porta con sé il peso della vetta del ranking mondiale: Alcaraz. Questa volta, però, i riflettori non sono puntati sul fenomeno Carlos, ma sul più piccolo di casa. Si chiama Jaime, ha 14 anni (ne compirà 15 a giugno) e sta dimostrando che, in quella famiglia, il talento cristallino è letteralmente una questione di genetica.
Tuttavia, se da un lato l’entusiasmo dei tifosi è alle stelle, dall’altro l’entourage del numero uno del mondo sta cercando di erigere un muro per proteggere il ragazzo. Sarà lui il vero erede di Carlitos?
Un dominio totale e quel match point da fantascienza
L’esplosione mediatica di Jaime è arrivata in questi giorni, in concomitanza con la sua schiacciante vittoria al torneo Under 15 inserito nel prestigioso ATP Challenger Costa Cálida Región de Murcia. Sui campi di casa del Real Murcia Club de Tenis 1919, il giovanissimo spagnolo ha letteralmente passeggiato in finale contro il connazionale e compagno di circolo Rodrigo Burgos, liquidandolo con un severo 6-1, 6-2.
Ma a far esplodere i social network non è stato solo il punteggio netto, quanto il modo clamoroso in cui Jaime ha chiuso la partita. Un match point che è pura magia: uno scambio asfissiante da fondo, una disperata corsa in avanti per recuperare un drop shot velenoso, un pallonetto subìto e, infine, un colpo di reni pazzesco per colpire la palla di spalle, costringendo l’avversario all’errore decisivo. Una sequenza atletica che ha fatto gridare al “miracolo” i presenti.
OJO !!!
— Antonio Hernández ©️ (@murcianico79) March 22, 2026
Con este puntazo ha ganado Jaime #Alcaraz a Rodrigo Burgos ,ambos jugadores del @clubcampomurcia en la final del I torneo sub 15 Costa Calida .
INCREÍBLE . pic.twitter.com/XKefHjP3Zu
La genetica non mente: la copia esatta di Carlitos
Guardando giocare Jaime, l’effetto déjà-vu è impressionante. La stampa spagnola lo ha già ribattezzato “il clone di Carlos”. Stessa esplosività nelle gambe, stessa intensità brutale negli spostamenti, e una meccanica nei colpi da fondo campo – specialmente il dritto – che sembra uscita dallo stesso stampo.
D’altronde, a El Palmar, a due passi dal mare murciano, si respira tennis da sempre. Papà Carlos è stato un ottimo giocatore a livello nazionale prima di aprire la sua scuola. Il fratello maggiore, Alvaro, è nel team tecnico del numero uno ATP, mentre Sergio (il terzo fratello) gioca a calcio nelle giovanili del Real Murcia. Jaime è l’ultimo tassello di una dinastia votata allo sport.
L’ombra del numero 1 e l’allarme della famiglia: “Lasciatelo in pace”
Essere etichettato a 14 anni come il “nuovo Alcaraz” nasconde però insidie pericolose. Il passaggio dal tennis junior al professionismo è un tritacarne che brucia innumerevoli talenti. Per questo, dal clan Alcaraz filtra un solo, perentorio messaggio: calma e tranquillità.
Lo stesso Carlos, già nell’ottobre del 2024, aveva espresso forte preoccupazione per l’eccessiva esposizione del fratellino: “Gioca bene, non mento, sta raggiungendo un ottimo livello”, aveva ammesso il campione. “Ma ci sono troppi video, troppa gente sui social che dice che diventerà come me. E questo non mi piace. Voglio solo che la gente lo lasci in pace. Temo che vadano a vederlo ai tornei solo perché è mio fratello, mettendogli addosso una pressione inutile”.
Tra consigli preziosi e un’identità da costruire
Jaime, dal canto suo, sembra avere le spalle larghe. “Essere il fratello di Alcaraz porta pressione, ma cerco di usarla a mio favore”, ha dichiarato recentemente. Il vantaggio innegabile è avere il miglior mentore possibile in casa: “Carlos mi dà pochi consigli, ma sono fondamentali. Ad esempio, mi vieta categoricamente di giocare a calcio durante i tornei, per evitare infortuni stupidi”.
Il rischio più grande per Jaime sarà quello di rimanere intrappolato per sempre nella definizione di “fratello minore di”. Paragonare un ragazzino di 14 anni a un mostro sacro che ha polverizzato ogni record di precocità nella storia del tennis è un gioco pericoloso e ingiusto. La sua vera vittoria non sarà replicare i trionfi di Carlos, ma riuscire a essere, semplicemente e fieramente, Jaime Alcaraz.




