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Fritz polemico a Miami: “Il gioco a rete? Non è come dicono in TV”. E svela un retroscena

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Il californiano vola agli ottavi e replica con fermezza alle critiche sulla tattica. Poi l’aneddoto: “A 15 anni ero il peggiore di tutti tra me, Tiafoe e Paul”

Il percorso di Taylor Fritz al Miami Open 2026 prosegue a gonfie vele, ma non passano inosservate le sue taglienti dichiarazioni in sala stampa. Dopo aver staccato il pass per gli ottavi di finale (dove affronterà il ceco Jiri Lehecka) sbarazzandosi dell’amico connazionale Reilly Opelka, il numero 7 del mondo si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, offrendo una vera e propria masterclass teorica che smonta i cliché del tennis raccontato in TV.

La maledizione del derby e la rivincita del “peggiore”

Affrontare un gigante dal servizio letale come Opelka non è mai una passeggiata, ancor meno se dall’altra parte della rete c’è un amico di lunga data. Fritz ha gestito la partita con intelligenza tattica, scegliendo di rispondere da molto lontano per disinnescare le bombe dell’avversario e trovando due break chirurgici all’inizio di entrambi i set. “È buffo,” ha scherzato a fine match, “gli ho strappato il servizio esattamente nel modo in cui lui di solito lo toglie a me, ed è una cosa parecchio fastidiosa!”.

Ma il derby è stato anche l’occasione per un tuffo nel passato. Parlando della sua generazione (che comprende lo stesso Opelka, Tommy Paul e Frances Tiafoe), Fritz ha raccontato: “Non è mai divertente giocare contro i tuoi amici, ci conosciamo da quando avevamo 14 anni. Vi rivelo un segreto: a quell’epoca io ero senza dubbio il peggiore del gruppo. Frances era nettamente il più talentuoso, seguito da Tommy e Reilly. Io mi sentivo incredibilmente indietro rispetto a loro”. Oggi però è lui a guidare il movimento tennistico a stelle e strisce.

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La polemica sulla tattica

Il momento più caldo della conferenza è arrivato quando gli è stato fatto notare che, per compiere il definitivo salto di qualità nei tornei che contano, dovrebbe verticalizzare di più il gioco e chiudere i punti a rete.

Il californiano non ha negato il concetto di base, ma ha smontato la narrazione secondo cui basti lanciarsi in avanti per vincere. “Certo, sono d’accordo che chiudere i punti al volo mi aiuterebbe, ma la questione è come ci si arriva,” ha spiegato Fritz. “L’intenzione è chiara, ma è troppo facile dare queste sentenze standosene seduti in una cabina di commento. Lì sotto, sul campo, la faccenda è molto più complessa”.

Il segreto è l’approccio, non la volée

Fritz ha voluto poi dare una vera e propria lezione di tattica applicata al tennis moderno: “Se non riesco a produrre un colpo sufficientemente profondo o una palla morta che mi permetta di avanzare, i giocatori rapidi di oggi mi passano con grande facilità. Forse ci sono cinque o sei fenomeni al mondo capaci di inventarsi la volée perfetta da posizioni scomode, ma io non sono tra quelli. La verità è che prima di migliorare il gioco a rete, devo migliorare la qualità dei colpi di approccio che lo precedono”.

Ora la palla passa al campo. Fritz avrà l’occasione di mettere in pratica la sua teoria sul gioco di volo già mercoledì, nell’insidioso ottavo di finale contro Jiri Lehecka. E chissà che, dalle cabine di commento, qualcuno non prenda appunti.

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