Salah Tahlak attacca le numero uno e due del mondo dopo i forfait last minute dal WTA 1000 di Dubai: “Le multe non bastano, servono punti tolti dal ranking”
Il direttore del Dubai Tennis Championships, Salah Tahlak, ha duramente criticato i ritiri di Aryna Sabalenka e Iga Swiatek, avvenuti alla vigilia di uno dei dieci WTA 1000 obbligatori della stagione, chiedendo sanzioni più severe delle semplici multe.
Sabalenka ha motivato la decisione con un problema all’anca destra, certificato dal medico del torneo, mentre Swiatek ha parlato di un cambio di programma e di una condizione mentale non ideale per competere.
Secondo Tahlak, però, le spiegazioni non convincono. “È stata una sorpresa spiacevole – ha dichiarato – e anche le ragioni dei ritiri sono state un po’ strane. Iga ha detto di non sentirsi mentalmente pronta, Aryna ha parlato di piccoli acciacchi. Ho chiesto al medico: l’infortunio è minimo, non tale da imporre il ritiro”.
Da qui la richiesta di una linea dura: “Una multa non serve a nulla. I giocatori dovrebbero perdere punti in classifica. Il deterrente deve essere sportivo, non economico”. Il dirigente ha ricordato un precedente celebre, citando Serena Williams, multata anni fa per un ritiro: “Centomila dollari non cambiano nulla per questi campioni”.
Il regolamento WTA prevede già sanzioni per i tornei “mandatory”: chi salta un WTA 1000 riceve uno “zero” in classifica e può incorrere in multe. Però chi utilizza una delle tre deroghe annuali per “cambio di programma” – come nel caso di Swiatek – evita penalità economiche. Sabalenka, avendo dichiarato un infortunio, potrebbe addirittura non subire conseguenze disciplinari.
Tahlak non intende fermarsi e porterà il tema al prossimo incontro con la WTA, previsto a Roma: “I tornei investono cifre enormi per migliorare strutture e spettacolo. Alla fine, però, i giocatori sono la parte centrale dell’evento. Così non va”.
Il caso riaccende il dibattito sul calendario e sulla gestione delle energie delle top player. Swiatek, già a inizio anno, aveva annunciato l’intenzione di ridurre il numero di tornei disputati per lavorare maggiormente su tecnica e preparazione. Una scelta legittima, ma che – alla luce di quanto accaduto a Dubai – potrebbe accelerare una revisione delle regole sui tornei obbligatori.
La miccia è accesa: ora la palla passa alla WTA.




