La campionessa di Wimbledon 2023, Markéta Vondroušová, spiega il rifiuto al controllo antidoping: “Stress, ansia e minacce mi hanno fatta sentire in pericolo”
La campionessa di Wimbledon 2023, Markéta Vondroušová, rischia una squalifica fino a quattro anni dopo non aver fornito un campione durante un controllo antidoping fuori competizione lo scorso dicembre, secondo quanto riportato da iSport.cz.
La tennista ceca ha contestato la procedura, sostenendo che l’ispettore dell’agenzia antidoping tedesca non avrebbe seguito i protocolli standard durante il tentativo di controllo, avvenuto il 3 dicembre. Per questo motivo, Vondroušová avrebbe rifiutato di far entrare l’ufficiale nel proprio appartamento.
Attualmente numero 46 del mondo, la giocatrice non è stata sospesa in via provvisoria. Nonostante i problemi alla spalla che ne hanno condizionato l’inizio di stagione, Vondroušová ha dichiarato l’intenzione di partecipare al prossimo torneo di Madrid e di proseguire regolarmente la campagna sulla terra battuta.
Lo scorso fine settimana, inoltre, è scesa in campo anche nella sfida di qualificazione alla Billie Jean King Cup disputata in Svizzera, dove, in coppia con Tereza Valentová, è stata sconfitta nel doppio.
Il post su Instagram
Arriva anche la versione della diretta interessata. Markéta Vondroušová ha voluto chiarire pubblicamente la propria posizione, affidando ai social un lungo messaggio in cui spiega il contesto personale legato al controverso episodio del controllo antidoping.
“È molto difficile per me parlare di tutto questo, ma voglio essere trasparente riguardo alla mia salute mentale. Il recente episodio legato al controllo antidoping è avvenuto perché ho raggiunto un punto di rottura dopo mesi di stress fisico e mentale”.
“Per molto tempo ho dovuto fare i conti con gli infortuni, la pressione costante e problemi di sonno che mi hanno lasciata esausta e fragile. È stato un processo lento, che mi ha logorata più di quanto probabilmente mi rendessi conto in quel momento. A questo si aggiungono anni di messaggi d’odio e minacce, che hanno inciso sulla percezione della mia sicurezza anche dentro casa. Quando qualcuno ha suonato alla mia porta a tarda notte senza identificarsi adeguatamente o seguire i protocolli, ho reagito come una persona spaventata. In quel momento si trattava di sentirmi al sicuro, non di evitare qualcosa”.
“Gli esperti hanno confermato che ho sofferto di una reazione acuta allo stress e di un disturbo d’ansia generalizzato. In quel momento la paura ha offuscato il mio giudizio e non sono riuscita a elaborare la situazione in modo razionale. Dopo quello che è successo a Petra Kvitová, non prendiamo alla leggera gli sconosciuti alla porta”.
“Sto cercando di ritrovare la mia strada, dentro e fuori dal campo. Il tennis è sempre stato il mio mondo, ma in questo momento mi sto concentrando anche sul recupero e sull’affrontare tutto nel miglior modo possibile. Sto ancora lavorando per dimostrare la mia innocenza, ma allo stesso tempo devo prendermi cura di me stessa. Grazie al mio compagno, alla mia famiglia e a tutti coloro che mi sono stati vicini: significa più di quanto riesca a esprimere. Per ora mi prenderò un po’ di tempo per respirare e recuperare”.




