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Holger Rune: “Ho raggiunto il career high nel peggior momento possibile. Sinner e Alcaraz? Sono sempre concentrati”

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È un Holger Rune a tutto tondo quello che è stato ospite da Andy Roddick, capace di trattare tantissimi argomenti e anche nel miglior modo possibile: da Sinner a Musetti, fino ad arrivare ad Alcaraz e a sé stesso

Holger Rune, impegnato nella fase di riabilitazione dal brutto infortunio rimediato a Stoccolma a ottobre, è stato ospite a Served, il podcast di Andy Roddick. Il giocatore danese ha toccato molti temi e, tra questi, sono stati particolarmente interessanti gli spunti su Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, così come anche quelli su sé stesso e su Lorenzo Musetti.

”Sinner è migliorato in tutto”

All’inizio avevo l’impressione che non gli piacesse giocare contro di me. A me piaceva giocare contro di lui, ma ora non più”. Con tanta simpatia e un grande sorriso Rune ha parlato anche dei tanti miglioramenti che ha apportato il numero 2 del mondo al proprio gioco: “Non ha cambiato il proprio tennis. Semplicemente ora fa tutto meglio. Non ha imparato cose nuove, ma è migliorato un sacco. Ricordo un estate a Monte Carlo in cui si allenava quattro ore al giorno in campo con Vagnozzi. Lì capisci come ha ottenuto tutto ciò che ha vinto”.

Per il danese sia Sinner che Carlos Alcaraz hanno qualcosa in comune: “Sono sempre concentrati. Loro non dubitano mai del proprio tennis. Jannik dopo la finale di New York ha cambiato il servizio. Ha vinto due Slam, avrebbe potuto vincerne tre eppure lavora continuamente per migliorarsi. Se fai sempre le stesse cose arriva qualcuno che le fa meglio di te, e poi ti supera”.

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”Alcaraz fa la differenza con l’atteggiamento”

Gioca benissimo, ma vince i match con il suo atteggiamento. Si percepisce la sua energia, si sentono i suoi ‘vamos’. In campo è intimidatorio, ma in senso positivo”.

Il danese ha anche parlato dei colpi dello spagnolo e della finale vinta contro di lui a Barcellona. “Il suo servizio è ottimo perché ha tantissima rotazione. Quando posiziona i piedi sul dritto, invece, non sai mai se fa un drop shot o se cerca il vincente. Non capisci mai come devi spostarti. A Barcellona ho cercato di portare Carlos a giocare il mio ritmo. Dovevo fare in modo che io non mi sforzassi a seguire il suo”.

“Musetti è uno dei migliori al mondo quando si difende”

Non sono mancate nemmeno delle parole al miele per Lorenzo Musetti, che da poco è diventato numero 5 al mondo. “Fisicamente sta benissimo. È uno dei migliori al mondo in fase difensiva: ha una grande manualità nello slice e fa anche degli ottimi lob. Non ha un servizio devastante, ma riesce a piazzarlo per poi attaccare di dritto subito dopo. Gioca bene su ogni campo. Quando ho giocato contro di lui al Roland Garros ho cercato di farlo correre e metterlo sotto pressione”.

”Dopo Parigi ho rallentato, era il peggior momento possibile”

Infine, stupenda la riflessione personale. “Io non ho ancora vinto uno Slam, ma è una situazione diversa. Ho vinto Parigi che ero molto giovane e poi ho rallentato. Ho raggiunto il mio career high nel peggior momento possibile. Non avevo una struttura, c’erano problemi con gli allenatori e avevo difficoltà negli allenamenti. In più ricevevo tantissime critiche ed opinioni, è stata forse la prima volta che ho dovuto prendere delle decisioni. Bisogna trovare le persone giuste”.

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