La classifica personale dei giocatori e dei momenti più sorprendenti dell’anno secondo la redazione di TennisTalker. Oggi è il turno della top 10 di Fabio
1) Quando fui buttato fuori dalla palestra con Sinner
Lo so, questa classifica parla dei migliori momenti del circuito.
Ma concedetemi una parentesi fuori dal campo, perché questo episodio mi ha fatto apprezzare ancora di più il lato umano di Jannik Sinner, che in quel periodo era il n.1 del mondo.
È il 29 marzo. Sinner si trova nel suo periodo di sospensione e non può allenarsi in strutture federali.
Io, del tutto ignaro, sto facendo una prova gratuita in una palestra nei pressi di Montecarlo. Finisco l’allenamento, doccia e mi avvio verso l’uscita. Proprio fuori vedo arrivare un ragazzo alto, incappucciato, con qualche ricciolo rosso che spunta. Lo guardo meglio: è lui.
Penso subito: “Questa occasione non posso lasciarmela scappare”.
Rientro in palestra, mi rimetto i vestiti da allenamento (ancora sudati, per rendere la scena più realistica) e lo trovo in sala pesi a fare stretching con il fisioterapista e il preparatore.
Io, già abbastanza stanco, faccio finta di usare qualche attrezzo e aspetto il momento giusto per scambiare due parole. Intanto la palestra si svuota sempre di più, fino a quando restiamo solo io, Sinner e il suo team. Poco dopo arriva un membro dello staff che mi informa che la palestra sta per chiudere e mi invita gentilmente ad uscire. Tra me e me penso: “Vabbè, lui lo lasceranno finire. È pur sempre il numero uno”.
Spoiler: non va così.
Dopo neanche un minuto, in spogliatoio entra anche lui. A quanto pare, a Montecarlo non fanno sconti a nessuno.
Scherzo dicendo: “Ci stanno buttando fuori dallo spogliatoio”.
Lui sorride e risponde con tranquillità: “È vero, ma è colpa mia, non ho guardato gli orari”.
E lì mi colpisce davvero. Nessuna lamentela, nessuna pretesa.
Parliamo brevemente di una conoscenza in comune dei tempi in cui si allenava da Piatti. Mi racconta che sono stati bei momenti, anche se oggi hanno preso strade diverse: lui n.1 del mondo, l’altro è tra i mille. Umiltà totale.
Prima di salutarci gli chiedo se può registrare un breve video per mio padre, suo grande fan. Accetta subito.
In una ventina di secondi riesce a regalargli una felicità enorme: mio padre lo ha mostrato ad amici, colleghi e compagni di tennis con l’orgoglio e il sorriso di un bambino.
Spesso sottovalutiamo il valore dei gesti semplici di questi campioni.
Per loro sono solo pochi secondi, ma per chi li riceve possono diventare ricordi indelebili.
2) Il cammino di Vacherot a Shanghai
Sarà perché è la prima volta che il numero 204 del mondo vince un Masters 1000, oppure perché a inizio anno avevo già avuto il sospetto che Valentin Vacherot potesse fare qualcosa di interessante.
La prima volta che lo vidi dal vivo fu nelle qualificazioni di Coppa Davis contro Borges: rimonta al terzo set e, soprattutto, due parziali finali giocati a un livello altissimo, con appena tre game concessi a un avversario più esperto.
In quell’occasione mi colpirono il servizio, il dritto e un senso tattico molto chiaro. Poi, tra infortuni e qualche passaggio a vuoto, lo avevo perso un po’ di vista. Fino a Shanghai.
Lo ritrovo quasi per caso al secondo turno, mentre in realtà stavo guardando Bublik. Il kazako parte forte e chiude il primo set 6-3, dando l’impressione di avere tutto sotto controllo. Dal secondo, però, la partita cambia: Vacherot alza il livello, resta solido, Bublik cala e il monegasco porta a casa i due set successivi 6-3, 6-4.
Sembra già un ottimo risultato, ma è solo l’inizio.
Al turno dopo Machac si ritira, e Vacherot ringrazia senza fare troppe domande.
Negli ottavi contro Griekspoor e nei quarti contro Rune va in scena lo stesso copione, quello che evidentemente gli riesce meglio: primo set perso, niente panico, secondo set vinto al tie-break e terzo chiuso 6-4. Due volte di fila. Metodo collaudato.
In semifinale c’è Novak Djokovic, sul Centrale. Già arrivarci è notevole, ma Vacherot gioca con grande personalità e approfitta di un Djokovic non al meglio. Finisce 6-3 6-4, ed è finale.
Dall’altra parte della rete c’è Arthur Rinderknech, che oltre a essere un avversario è anche suo cugino. Arthur vince il primo set e sembra avvicinarsi al titolo, ma Vacherot fa quello che ha fatto per tutto il torneo: resta lì, alza il livello e gira la partita. Due set solidi, entrambi 6-3, e titolo in tasca.
Dal n.204 al n.40 del mondo, in una settimana.
Altro che torneo della svolta: questo è un cambio di categoria.
3) Finale Roland Garros: Sinner–Alcaraz, la partita dell’anno
La finale del Roland Garros 2025 tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz è stata una di quelle partite che resta nella memoria degli appassionati per intensità, durata e dramma sportivo. Attesa come lo scontro generazionale dell’anno, ha superato ogni aspettativa.
Sinner parte fortissimo, vince i primi due set e per un attimo sembra davvero che Parigi possa diventare sua. Io, da italiano, ci credo. Forse troppo.
Poi Alcaraz cambia marcia, rimonta, salva match point e trasforma la partita in una battaglia infinita, fatta di scambi irreali e nervi messi a dura prova.
Cinque set, oltre cinque ore di gioco, una finale che non finisce più. Alla fine vince Alcaraz, ma Sinner esce dal campo da vero numero uno: sconfitto, sì, ma mai ridimensionato, contro un intero pubblico contro e forse anche poco sportivo.
Quella finale non è stata solo la partita dell’anno: è stata la conferma che questa rivalità segnerà il tennis per molto tempo.
4) Wimbledon: La rivincita di Sinner
Un mese dopo la finale al Roland Garros, il duello Sinner vs Alcaraz si sposta sul prato del centrale di Wimbledon.
Alcaraz parte forte e si prende il primo set, ma Jannik non si scompone: aumenta il ritmo, gioca con pazienza e trova ogni colpo giusto nei momenti chiave. Set dopo set, l’italiano ribalta la partita e chiude con tre 6‑4 consecutivi.
Non è solo una vittoria tecnica: è la rivincita perfetta, il primo titolo a Wimbledon e una conferma della sua crescita mentale.
5) Il cammino di Musetti a Montecarlo
Ero seduto allo stadio per il primo turno quando Lorenzo Musetti si è trovato subito in salita contro Bu Yunchaokete: sotto di un set e di un break, sembrava una di quelle partite che si mettono male fin da subito. E invece Lorenzo ha reagito alla sua maniera, trovando ritmo, pazienza e giocate di qualità, ribaltando il match e vincendo 4‑6, 7‑5, 6‑3 dopo quasi tre ore di battaglia sul Court Rainier III.
Da lì in poi il suo torneo è diventato una storia di resilienza: recuperi, lunghe rimonti e prestazioni intense. Ha eliminato avversari di alto livello come Lehecka, Berrettini e Tsitsipas, spesso dopo aver perso il primo set e risalendo con testarda determinazione.
In semifinale ha messo un’altra firma importante battendo Alex De Minaur in tre set molto combattuti, conquistando per la prima volta in carriera una finale in un Masters 1000.
In finale però si è trovato davanti Alcaraz, che dopo un primo set equilibrato ha preso in mano la partita. Musetti ha provato a resistere, ma lo spagnolo ha chiuso 3‑6, 6‑1, 6‑0.
Nonostante la sconfitta, quella settimana a Montecarlo è stata una delle più belle di Musetti nel circuito: partire sotto e risalire più e più volte, fino a toccare una finale Masters, è un racconto che resta nella memoria di chi l’ha visto dal vivo.
6) La consacrazione del tennis azzurro
Il 2025 ha consacrato l’Italia come l’indiscussa regina del tennis mondiale, capace di completare una storica “doppietta” bissando i successi in Coppa Davis e Billie Jean King Cup.
Se a Shenzhen le ragazze di Tathiana Garbin, guidate da una monumentale Jasmine Paolini ed Elisabetta Cocciaretto, hanno dominato gli USA per il sesto titolo femminile, l’impresa maschile a Bologna ha assunto i contorni della leggenda.
Privi delle stelle Sinner e Musetti, gli Azzurri hanno trovato in Matteo Berrettini e Flavio Cobolli gli eroi inaspettati. Berrettini, tornato leader carismatico, ha aperto la finale contro la Spagna con la consueta solidità, mentre Cobolli ha firmato il punto decisivo rimontando Jaume Munar in un match di puro agonismo.
Questa vittoria, la terza consecutiva per l’Italia, non è stata solo un trionfo tecnico, ma l’emblema di un movimento profondo e unito, dove il cuore e l’appartenenza alla maglia hanno sopperito alle assenze, dimostrando che oltre i singoli campioni batte un’anima collettiva invincibile.
7) Paolini Regina del Foro Italico
Il 18 maggio 2025 resterà una data spartiacque per il tennis italiano: quarant’anni dopo Raffaella Reggi, una donna azzurra torna a sedersi sul trono degli Internazionali d’Italia. Jasmine Paolini ha compiuto l’impresa della vita, superando in finale la numero 3 del mondo Coco Gauff con un punteggio che ammette poche repliche: 6-4, 6-2. In un’ora e venti minuti di tennis totale, Jasmine ha disinnescato le accelerazioni dell’americana, rispondendo con una profondità e una rapidità di piedi che hanno mandato in tilt la difesa della Gauff.
Il percorso verso il titolo è stato un crescendo di consapevolezza. Dopo aver superato i primi turni con la freddezza della veterana, Paolini ha vissuto il suo momento di massima tensione nei quarti contro Shnaider, recuperando un set di svantaggio e trascinando il pubblico del Centrale in un’estasi collettiva. La finale è stata la degna conclusione: una prestazione tatticamente impeccabile, dove l’azzurra ha comandato gli scambi senza mai indietreggiare.
Al momento del match point, il boato del Foro Italico ha sancito non solo una vittoria sportiva, ma l’ingresso definitivo di Jasmine Paolini nell’olimpo del tennis mondiale, proiettandola verso la sua miglior classifica di sempre (numero 4) e confermando che il movimento femminile italiano è tornato ai vertici assoluti.
8) Musetti magico contro De Minaur alle ATP Finals
Alle ATP Finals, Musetti firma una delle vittorie più belle e sofferte della sua stagione contro Alex De Minaur, imponendosi 7-5, 3-6, 7-5.
Dopo un primo set molto equilibrato portato a casa con personalità, Lorenzo cala nel secondo, dove l’australiano prende ritmo e pareggia i conti.
Il terzo set sembra girare definitivamente dalla parte di De Minaur, che sale 5-3 e va a servire per il match.
Proprio lì, però, Musetti cambia marcia: resta lucido, alza il livello nei momenti chiave, recupera il break e trascina l’avversario in una lotta punto a punto. Sul 6-5 piazza l’allungo decisivo, strappa ancora il servizio e chiude 7-5.
Una rimonta che racconta più di tante parole la crescita mentale di Musetti: mai fuori dalla partita, nemmeno quando sembrava finita.
9) Djokovic contro il tempo
In questa classifica non possiamo assolutamente non inserire il tennista più dominante dell’ultimo decennio.
Nel 2025 Novak Djokovic, 38 anni, ha continuato a sfidare il tempo come solo lui sa fare: quattro Slam, quattro semifinali, a dimostrazione che quando c’è da salire di livello, lui risponde ancora presente. Eppure, qualcosa è cambiato.
Il calendario è stato più leggero, le apparizioni più rare, quasi scelte con il contagocce. Ogni torneo sembrava avere il peso di una possibile ultima volta, ogni partita giocata con la consapevolezza che il margine non è più infinito. Djokovic resta competitivo, lucidissimo, ma il corpo chiede tregua e il circuito va sempre più veloce.
Il 2025 potrebbe non essere un addio, ma ha avuto tutto il sapore di un’ultima grande stagione da protagonista, vissuta con orgoglio, misura e quella dignità che accompagna solo i veri campioni.
10) La redazione di Tennistalker
E infine, il 2025 è stato anche l’anno in cui sono entrato a far parte della splendida realtà di Tennistalker. Un team unito, competente e appassionato, che mi ha insegnato l’arte della narrazione sportiva e il modo giusto di raccontare un gioco tanto complesso quanto meraviglioso come il tennis.
È stata un’annata di scoperta, di confronto e di tante notti insonni, ma anche un percorso che mi ha permesso di approfondire ancora di più la mia conoscenza di questo sport, guardandolo da nuove prospettive.
Spero di essere riuscito a trasmettervi, attraverso i nostri racconti, anche solo una parte dell’entusiasmo che il tennis riesce a regalare.
(Fabio Masseti)




