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    L’importanza della flessibilitá nel tennis

    Immagina che il nostro giocatore sia destrorso e stia giocando su un campo in terra battuta. Il tiro dell’avversario lo fa scattare verso destra arrivando alla palla scivolando esausto, e la colpisce con un dritto in posizione aperta. Proprio quando scivola, i muscoli posteriori della coscia della sua gamba destra dovranno estendersi quasi completamente (flessibilità) e da quella posizione dovrà eseguire una contrazione concentrica esplosiva per ottenere l’estensione dell’anca e trasferire potenza alla corsa (elasticità). Quando si parla della combinazione di elasticità e flessibilità applicata a una tecnica, non si fa riferimento solo alla mobilità articolare ottimale, ma anche allo stretching dinamico analitico, globale e funzionale.

    Diversi autori come Becerro, Baumler, Schneider, Gil e Prentice, offrono definizioni che si completano a vicenda per comprendere le diverse strutture che possono essere modificate allenando tali abilità. Parliamo di flessibilità quando cerchiamo di ottenere una gamma completa di movimento senza dolore e quando cerchiamo di migliorare la capacità di allungamento dei muscoli e dei tessuti molli che accompagnano le articolazioni.

    Se aggiungiamo il concetto di elasticità, parliamo della capacità di allungamento di muscoli e tendini che poi si contrarranno di nuovo velocemente. Infine, prendiamo in considerazione il range di movimento, l’intero range fisiologico attraverso il quale un’articolazione può essere spostata. Si tratta di comprendere tutte le componenti importanti che ci consentono di muoverci velocemente ed in modo esplosivo, proprio come nel tennis.

    Quindi, quali sono gli OBIETTIVI che vogliamo raggiungere quando ci allunghiamo nel tennis?

    Migliorare l’economia del movimento

    Quando si verifica la contrazione muscolare (agonista), il muscolo (antagonista) che esegue il movimento opposto sarà in opposizione. Nell’esempio dell’articolazione del ginocchio, il quadricipite lavora per estendere la gamba; i muscoli posteriori della coscia, per fletterlo. Durante l’estensione, i quadricipiti agiscono come agonisti e i muscoli posteriori della coscia come antagonisti. La mancanza di flessibilità nel gruppo muscolare antagonista è un fardello che il gruppo agonista deve affrontare. Ciò si traduce in schemi di movimento scoordinati e inefficienti, che a loro volta portano a una tecnica scadente.

    Prevenzione degli infortuni

    L’elevata frequenza di determinate azioni muscolari porta a squilibri nella forza muscolare tra agonista e antagonista, nonché squilibri tra il lato dominante e quello debole. Tali squilibri di forza e flessibilità comportano alterazioni o lesioni della postura. Nel tennis i colpi e i movimenti lungo il campo sono ripetitivi, esplosivi e asimmetrici e le alterazioni più comuni interessano i seguenti muscoli: lo psoas, squilibrio interno/esterno della spalla che causa la perdita della rotazione interna/esterna dell’articolazione gleno-omerale, i muscoli posteriori della coscia, il soleo, il pettorale maggiore e minore, il pronatore rotondo/muscoli epitrocleari.

    Ridurre il tono muscolare

    Dopo un allenamento o una partita, l’obiettivo è ridurre il tono muscolare attraverso l’inibizione riflessa, ma anche migliorare la vascolarizzazione e il trofismo muscolare.

    Il nostro consiglio: sessioni di stretching

    Al giorno d’oggi, ci sono diverse tecniche e metodi per aumentare la flessibilità. Nella pratica quotidiana, possono essere classificati in tre grandi gruppi: stretching statico, globale e dinamico/funzionale.

    Stretching statico: consiste nell’allungare un solo gruppo muscolare. L’obiettivo qui è cercare di aumentare la distanza tra i punti di inserzione dei muscoli e spostarli contro la direzione della loro azione, ad esempio flettendo la gamba per allungare i quadricipiti. Consigliamo di eseguire questi esercizi dopo le sessioni di allenamento fitness per ridurre il tono muscolare e aumentare la vascolarizzazione in modo da recuperare più velocemente.

    Allungamento globale o della catena muscolare: il suo obiettivo è quello di tendere una determinata catena muscolare. Può essere fatto attraverso le tecniche GPR (Global Posture Reeducation) o GAS (Global Active Stretching), a seconda delle esigenze dell’atleta. Idealmente, questi esercizi dovrebbero essere eseguiti due volte o almeno una volta alla settimana.

    Stretching dinamico o funzionale: consiste in movimenti attivi che coinvolgono più gruppi muscolari e articolazioni contemporaneamente, motivo per cui vengono chiamati “funzionali”. Sono utilizzati all’inizio delle sessioni di allenamento come un modo per riscaldarsi o per raggiungere una mobilità ottimale. Consigliamo di usarli tutti i giorni.

    Conclusioni

    L’obiettivo dell’allenamento della flessibilità con diverse tecniche è correggere gli squilibri posturali che spesso si sviluppano nello sport, ridurre il tono muscolare dopo le sessioni di allenamento fitness e ristabilire un range di movimento ottimale che consenta all’atleta di muoversi con fluidità. Ci consente inoltre di produrre la contrazione concentrica più forte dopo la contrazione eccentrica più forte, generando più energia elastica e sfruttando il ciclo allungamento-accorciamento (SSC). L’atleta può subire lesioni muscolari come uno strappo o una distorsione in qualsiasi momento di questa sequenza. Avere un raggio di movimento limitato farà sì che le nostre articolazioni si usurano più rapidamente e funzionino male. Per questo siamo convinti che inserire nelle nostre sessioni di allenamento esercizi per lavorare sulla flessibilità studiati appositamente per i tennisti sia fondamentale.

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    Abbiamo una domanda per te: quanto pensi che sia importante la flessibilitá nel tennis? Tu come la incrementi? Faccelo sapere nei commenti, se hai dubbi o domande i nostri medici saranno lieti di risponderti!

    A presto

    Tennistalker Team

    source > tennistrainingpro

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