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    Smashing Rackets – Tennis e momenti di rottura

    Federico Ferrero e Filippo Trojano raccontano con un libro fotografico le mille storie che si celano dietro le racchette spezzate

    Esistono almeno tre buoni motivi per regalarsi il libro fotografico Smashing Rackets edito da Ulrico Hoepli Editore, presentato questa settimana alla Libreria Hoepli di Milano coi due autori e la intelligente moderazione di Lorenzo Cazzaniga.

    Il primo, è quello estetico: le immagini di Filippo Trojano sono splendide. Nato a Roma nel 1971 è un artista polivalente che intreccia da sempre fotografia, cinema, scrittura e teatro.

    È stato autore fra le altre cose di reportages per riviste del calibro di Nat Geo Italia, Sette, Il Venerdì, ha fatto parte di giurie in Italia e Francia e ha recitato per il maestro Abbas Kiarostami. Nel libro, le racchette spezzate vengono ritratte su sfondo bianco e si mostrano come in posa, pronte a raccontare la propria storia.

    “L’idea mi è venuta giocando in un circolo di Roma – racconta Filippo Trojano – che ha una collezione di cinquecento racchette rotte. Inizialmente erano quelle dei soci, poi anche soci di altri circoli hanno iniziato a portare le proprie, e pian piano è diventato come un santuario, un luogo dove le si porta a riposare. La trovo una cosa splendida, ma quello che mi ha affascinato è che se le osservi bene, le racchette rotte, sembrano delle facce, e quelle facce raccontano all’occhio esperto come sono andate le cose. Si dice che più ti avvicini alla spaccatura, più ne comprendi la ragione, e meno critichi il gesto. Sono convinto che sia vero. Così ne ho prese 36, le ho portate nel mio studio e le ho fotografate da vicino cercando di metterne in risalto proprio le rotture, di catturare il momento di discontinuità che alla fine le aveva portate al santuario”.

    Il secondo motivo, è culturale. Alla dimensione estetica delle immagini si aggiunge infatti il piacere di un approfondimento sul concetto di “racchetta sfasciata” curato da Federico Ferrero.

    Nato a Cuneo nel 1976, è uno dei più affermati giornalisti di tennis italiani, e oltre a essere una delle voci di Eurosport scrive per le principali riviste di settore e ha pubblicato diversi libri di successo. La sua attività editoriale va ben oltre lo sport, e lo porta a collaborare con l’Unità, l’Espresso e ADD su temi di attualità e cronaca.

    Federico Ferrero, Lorenzo Cazzaniga e Filippo Trojano

    “Questo è e resta un libro fotografico, e il mio contributo è consistito nell’accompagnare le immagini delle racchette rotte con delle parole di altri, delle citazioni o delle brevi testimonianze di giocatori sulla loro esperienza di “rompitori” di attrezzi. Il tema di per sé è affascinante, se ci pensate. Un giocatore spacca il proprio attrezzo perché in quel momento ha bisogno di sfogarsi e non ci sono altri modi. È poi è uno dei pochi sport, se non l’unico, in cui il partecipante rompe qualcosa di suo, e per questo viene multato, per di più per una colpa definita in modo orrendo: racket abuse, abuso di racchetta. Eppure l’attrezzo è suo, e al di là della brutta figura non danneggia nessuno se non se stesso”.

    E il lavoro di Ferrero fa proprio questo, porta il lettore dall’osservazione dello sfascio alla riflessione sul tema del rapporto fra i giocatori e la racchetta.

    Con fotografie d’epoca e citazioni di giocatori in attività, ci aiuta a considerare ancora una volta un aspetto meraviglioso del tennis: quello per il quale ogni gesto, dal colpo riuscito alla racchetta frantumata, accomunano nella stessa maniera il campione e l’amatore, il giovane e il meno giovane.

    Non conta il livello di gioco, conta il momento

    Scopriamo così senza troppa sorpresa che c’è solo un giocatore importante, nella storia del tennis moderno, che non ha mai rotto nemmeno una delle sue racchette, in allenamento o in partita. È Rafael Nadal. Tutti gli altri, chi più chi meno, Federer incluso, hanno frantumato il proprio attrezzo almeno una volta.

    Il primatista è Goran Ivanisevic, che le rompe tutte durante un torneo minore, poco prima di vincere Wimbledon, e finisce squalificato per non essere in grado di portare a termine il match non avendone più neanche una da usare.

    Il più originale, Marcos Baghdatis che ne rompe quattro, tre delle quali senza neanche estrarle dal cellophane.

    Il più iracondo Michele Pirro, compagno di doppio di Nicola Pietrangeli, che dopo aver rotto tutte le sue racchette saltandoci sopra completa il lavoro dando loro fuoco.

    In mezzo, una folla di frantumatori seriali come Benoit Paire e il nostro Fabio Fognini, o involontari come Pete Sampras.

    Apprendiamo i trucchetti di Roddick per evitare la multa, sorridiamo alla furbata del Fogna che gioca con l’attrezzo sfasciato per lo stesso motivo, impariamo da Medvedev che il Regolamento ti raggiunge ovunque tu sia.

    E impariamo che tutti, ma proprio tutti, si ricordano con precisione il momento in cui hanno rotto la loro prima racchetta. Un campionario di umanità tennistica imperdibile cui però non appartengono le donne, forse limitate dall’approccio garbato o dall’attrezzo resistente, con un’unica grande eccezione: Serena Williams.

    “Una volta ho spaccato la racchetta addirittura prima della partita – prosegue Ferrero. C’era una ragazza bellissima a bordo campo, volevo attirare la sua attenzione e quella mi era sembrata un’ottima mossa per fare colpo. Ovviamente, non ha funzionato, e la racchetta poi me la sono dovuta ricomprare da solo. Ogni giocatore comunque ha il proprio stile di frantumazione. Ne parliamo nel libro. Esuberante quello di Nargiso, con il gentile contributo del bosco vicino al campo, originale quello di Gonzales che parte dal manico, minaccioso quello ‘a panino’ di Stan Wawrinka. È un’espressione di personalità, e non sempre sfavorisce chi lo compie nel resto della partita, come sapeva bene John McEnroe che ne faceva uno strumento per liberarsi la mente. E a proposito di effetti benefici, forse Nadal con qualche racchetta rotta in più avrebbe accumulato qualche tic in meno, non credete?”

    Il terzo motivo, è affettivo, e riguarda il rapporto di tutti noi con questo sport, con quello che ci trasmette e che vogliamo resti in noi anche quando smettiamo di giocare: il ricordo delle sensazioni che ci ha trasmesso, nel bene e nel male.

    Lo sintetizza con parole perfette proprio Lorenzo Cazzaniga, che termina la presentazione collocando idealmente Smashing Rackets nella nostra libreria, proprio di fronte a noi: “Non so se il libro debba essere in tutte le librerie di chi gioca a tennis, ma senz’altro deve stare nella libreria di tutti quelli che nella loro vita hanno rotto almeno una racchetta”.

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