Il serbo rischia grosso nel primo set, concede un parziale al russo ma chiude in tre ore e mezza qualificandosi per il sessantesimo quarto di finale Slam della carriera. Nole raggiunge inoltre quota 106 vittorie a Church Road, record maschile
[7] N. Djokovic b. [Q] R. Safiullin 7-6(6) 6-3 3-6 6-3
A forza di ripetersi, perfino l’eccezionale rischia di sembrare normale. Novak Djokovic arriva ai quarti di finale di Wimbledon e la notizia finisce quasi in secondo piano, come se fosse una formalità amministrativa. In realtà, la comunque complicata vittoria ottenuta contro l’ottimo Safiullin, proveniente dalle qualificazioni e autore di un torneo strepitoso, reca un’altra manciata di numeri da stropicciarsi gli occhi per arricchire un pallottoliere già da tempo inarrivabile. E dunque: quello di oggi è il successo numero 106 ottenuto dalla leggenda serba sui sacri prati di Church Road, come mai nessuno prima d’ora tra gli uomini (il record assoluto è ancora in pugno a Martina Navratilova, che ne vanta 120). Inoltre, quello in programma martedì sarà il tredicesimo quarto di finale a Wimbledon e il sessantesimo in assoluto nei tornei del Grande Slam. Come al solito, quando si parla delle cifre che riguardano Nole il riflesso è quello di stropicciarsi gli occhi, perché si pensa di aver letto male tanto sono abnormi.
IL MATCH – Il pomeriggio, però, era iniziato con un copione diverso. Safiullin, tornato competitivo dopo due stagioni complicate dagli infortuni, non aveva alcuna intenzione di fare la comparsa. Il russo ha aggredito subito la partita, si è preso il break ed è volato fino al 5-2, procurandosi anche due set point. Due occasioni enormi, seppur in risposta, ma non le ha sfruttate. Ed è probabilmente lì che la partita ha cambiato direzione, perché con Novak esiste una regola non scritta: se gli lasci aperta una porta, prima o poi lui entra.
Djokovic ha recuperato, ha trascinato il set al tie-break e lì è tornato a fare quello che gli riesce meglio da quasi vent’anni: giocare i punti importanti come se fosse al minitennis con i figli. Il tie break del primo parziale ha pesato come un macigno sul prosieguo della partita: Safiullin aveva sfiorato il colpo grosso; Djokovic aveva appena rimesso il match dentro la zona di comfort. E quando il serbo è comodo, auguri.
Il secondo set è stato la conseguenza più logica del primo. Il russo ha continuato a colpire bene, ma ha perso quella leggerezza che lo aveva accompagnato nella fase iniziale. Djokovic, invece, ha sentito che l’inerzia era cambiata. Gli è bastato un break per allungare sul 6-3, senza bisogno di accelerazioni teatrali. Safiullin, però, non è arrivato agli ottavi per caso. Nel terzo set ha il russo ha ritrovato profondità e coraggio, si è preso il break nel sesto game e ha allungato il pomeriggio del Centrale. Ha anche chiesto l’intervento del fisioterapista, Roman, poi è tornato a spingere con convinzione. Djokovic si è innervosito, ha scaricato la frustrazione contro i pannelli pubblicitari e per un tratto ha dato l’impressione di aver perso il comando emotivo della partita.
Il quarto set ha rimesso le cose al loro posto, ma non subito. Safiullin si è procurato un’occasione di break già nel primo game, ma Djokovic l’ha sventata e, come spesso succede, ha presentato il conto salato poco dopo con il break del 2-0 (a zero) che ha chiuso la partita, anche se l’ottimo Safiullin ha continuato a lottare fin sotto il traguardo come un leone.
Nei quarti l’ex numero uno del mondo troverà Alejandro Davidovich Fokina o Felix Auger-Aliassime. Sarà un’altra storia, naturalmente. Intanto resta questa: ogni anno qualcuno fissa una data per la fine, ogni anno Wimbledon finisce per ritrovarselo ancora lì. Più vecchio, sì. Più vulnerabile, anche. Ma sempre pericolosissimo quando si aggira dalle parti di Church Road.




