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Il precedente, la squalifica e l’autismo, chi è Jenson Brooksby prossimo avversario di Sinner a Wimbledon

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Lo statunitense Brooksby sarà il prossimo avversario di Sinner a Wimbledon, una sfida fra i due nel 2021 e nel mezzo una squalifica di 13 mesi

Da quella semifinale a Washington nel 2021, vinta da Jannik Sinner 7/6(2) 6/1, la vita tennistica di Jenson Brooksby ha preso varie forme. Il radioso futuro che si era delineato per il talento statunitense a tratti si è trasformato in un incubo, ma (non solo) per colpa sua.

Dall’esplosione ai guai il passo è breve

L’esplosione di Jenson avviene proprio nel’ATP 500 di casa a 19 anni, quando perde in semifinale da Jannik Sinner per poi andarsi a spingere fino al ritrovarsi con un set di vantaggio su Novak Djokovic agli ottavi degli US Open.

Ha un gioco indecifrabile, è molto intelligente in campo. Diventerà un grande giocatore“, queste le parole di Nole a fine incontro che lasciano presagire un futuro radioso.

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I problemi iniziano però nel 2023, quando post Australian Open lo statunitense nel pieno della crescita è costretto a fermarsi per otto mesi a causa di un’operazione al polso. A quel punto la spirale negativa si allarga, fino ad arrivare al culmine con una squalifica di 13 mesi dall’ITIA.

Dall’aprile 2022 al marzo 2023 Brooksby salta tre controlli. La prima volta per un’incomprensione con il coach, la seconda per un problema di registrazione in un hotel in Olanda, la terza per un impegno improvviso dovuto al cambio di allenatore. Il risultato? Diciotto mesi di squalifica, poi abbassati a 13, e il rientro in campo solo nel gennaio 2025. L’ombra del doping? No, sempre risultato negativo ai test antecedenti e postumi. Il problema di Jenson sono la gestione degli impegni e la mancanza di organizzazione.

Mi hanno controllato poche ore dopo la sentenza di squalifica. È il mio quinto test anti-doping da marzo 2023, compreso uno al di fuori dello slot di 60 minuti. E non sono mai risultato positivo“.

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Il nuovo Brooksby, dall’autismo ai sogni di gloria

Prima di tornare in campo, nel 2024, un altro grande stravolgimento: l’autismo.

“Ci ho sempre pensato, alla fine avevo solo bisogno di parlarne” così ha iniziato il proprio racconto lo statunitense a fine 2024.

Fino ai 4 anni non riuscivo a parlare, questa è stata sicuramente la conseguenza principale della mia malattia. Ho trascorso circa 40 ore a settimana con i terapisti per iniziare a parlare e dunque migliorare le mie relazioni con il mondo esterno e nelle situazioni sociali”.

L’autismo ha sicuramente reso il giocare a tennis un pò più difficile rispetto ai miei colleghi, e causato gesti molto plateali di insoddisfazione. Dall’altro lato però, restando sempre all’interno del campo, l’autismo è anche una grande forza nei momenti di pressione durante un match permettendomi di concentrare la mia attenzione su due o tre dettagli specifici con notevoli risultati e per un lungo periodo di tempo”.

Apertosi al mondo, Brooksby torna in campo nel 2025 e la prima nota positiva è la vittoria su Aliassime a Indian Wells. Il mese successivo succede però qualcosa di inatteso, lo statunitense vince il primo titolo ATP in carriera nel 250 di Houston. Jenson rientra così nella Top 200 mondiale, due anni dopo l’inizio di quella che sembrava poter essere la fine. Nel corso della stagione gioca una finale sull’erba di Eastbourne e una semifinale a Tokyo, raccogliendo nel corso dell’anno vittorie soddisfacenti contro avversari di livello come Rune, Darderi e Humbert. Tutto ciò gli permette di tornare a ridosso della Top 50, sempre più vicino al best ranking di numero 33 raggiunto nel giugno 2022.

brooksby
Brooksby alza il trofeo di Houston (foto presa da profilo x mensclaycourt)

Un 2026 deludente

Molto deludente è però l’avvio del 2026, dove sin qui il classe 2000 ha raccolto appena sei vittorie e 15 sconfitte. Dopo nove sconfitte consecutive però l’erba sembra aver ridato vita al suo tennis, con cui ha raccolto almeno una vittoria in ogni torneo disputato fra il Queen’s e Wimbledon. Proprio ai Championships però Brooksby sta finalmente tornando a brillare, e ha messo insieme due ottime vittorie tre set a zero contro Vukic e Buse.

A 25 anni lo statunitense può ancora trovare la propria strada, i mezzi non gli mancano e la versatilità nemmeno. Ciò che manca al momento sono la continuità, e qualche risultato importante in grado di restituirgli la fiducia che a inizio carriera sembrava colma di speranze. La sfida con Jannik era sicuramente la più complessa che gli potesse capitare, ma anche la migliore. Mostrare un tennis brillante contro il numero 1 al mondo gli darebbe una spinta non indifferente, e forse farebbe scattare ancora una volta la scintilla già intravista nel 2022.

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