La campionessa in carica si arrende ad Alexandra Eala e saluta anche la top 5, la kazaka si spegne contro Mertens. In poche ore il torneo femminile cambia volto e la corsa al titolo si apre in modo esorbitante
A Wimbledon basta un pomeriggio per cambiare la geografia di un torneo. Quello di venerdì ha spazzato via le due giocatrici che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto dare un senso alla parte bassa del tabellone. Iga Swiatek, campionessa in carica, ed Elena Rybakina, regina dell’edizione 2022, salutano entrambe prima della seconda settimana. Una sorpresa solo fino a un certo punto, perché i segnali c’erano già da settimane. Ma vedere uscire nello stesso giorno due giocatrici di questo lignaggio dà comunque la sensazione che qualcosa si sia rotto clamorosamente, almeno in parte.
Il crollo più rumoroso è inevitabilmente quello di Swiatek, che deteneva pro tempore l’argenteria. Non soltanto per quello, ma perché la sua stagione continua a raccontare una storia molto diversa da quella a cui ci aveva abituato. Alexandra Eala l’ha battuta in due set, al termine di una partita che è sembrata la fotografia dell’intero 2026 della polacca. Un primo set combattuto fino all’ultimo scambio, durato 85 minuti, perso nonostante una rimonta che l’aveva riportata in carreggiata dal 3-5 e da un set point di svantaggio, fino ai due set point non sfruttati nel tie-break dopo essere risalita dal 2-5. Poi il buio.
Alla polacca, ultimamente, è già successo troppe volte per parlare di un caso. All’Australian Open, al Roland Garros e adesso a Wimbledon il copione è rimasto lo stesso: una prima frazione persa sul filo dell’equilibrio e un secondo set che le sfugge rapidamente di mano. Contro Eala il dritto è tornato a essere il colpo meno affidabile nei momenti decisivi, mentre quella capacità di rimanere aggrappata alle partite, anche nelle giornate storte, sembra essersi lentamente dissolta. Dopo essere scivolata sotto 0-4 nel secondo parziale, Ighina nostra ha solo accennato una reazione, senza mai dare davvero l’impressione di poter riaprire l’incontro.
Le conseguenze di questa scoppola, che nemmeno i bookmakers avevano preventivato in queste proporzioni, si dipaneranno inevitabilmente oltre Wimbledon. L’eliminazione al terzo turno la farà uscire dalla top 5 WTA e, soprattutto, complicherà enormemente la rincorsa alle WTA Finals di novembre. Fa impressione scrivere queste righe pensando alla giocatrice che, fino a non molto tempo fa, aveva praticamente prenotato un posto tra le migliori otto già nei primi mesi della stagione. Oggi, invece, perfino una chiusura d’anno tra le prime dieci della Race non può più essere considerata scontata.
Se Swiatek cade con fragore, Rybakina conferma invece un’involuzione che dura ormai da diverse settimane. La kazaka, che fino alla primavera sembrava l’unica davvero in grado di insidiare Aryna Sabalenka nella corsa al numero uno del mondo, sta perdendo brillantezza proprio nel momento decisivo della stagione. Elise Mertens le lascia appena due game dopo un primo set equilibrato, imponendosi con la consueta pulizia tattica. La belga concede poco, sbaglia ancora meno e approfitta di una Rybakina fallosa, poco connessa alla partita e lontana dalla giocatrice dominante vista soltanto pochi mesi fa.
Anche la Race racconta bene quanto sia cambiato il panorama femminile. Alla fine del Roland Garros Mirra Andreeva guidava la classifica stagionale, Rybakina occupava il terzo posto a poche centinaia di punti da Sabalenka. Oggi, tra le prime tre della Race, l’unica approdata agli ottavi è proprio la bielorussa, la quale, peraltro, non sta esibendo un prodotto sfavillante. Nel frattempo il tabellone continua a perdere protagoniste e a offrire spazio a volti nuovi.
Tra questi c’è Marta Kostyuk, che supera per la prima volta in carriera il terzo turno ai Championships grazie al successo in tre su Emma Navarro. Non è ancora la favorita di nessuno. Ma in un torneo che rubalta gerarchie e pronostici quasi ogni giorno, forse è proprio questo il dettaglio meno rassicurante per tutte le altre.




