Il campione di Wimbledon e il numero uno del padel si ritrovano alla Reserve Cup. Entrambi stanno facendo i conti con problemi al polso e hanno nel mirino il (possibilmente celere) ritorno all’attività
A Marbella, per una volta, Carlos Alcaraz e Arturo Coello non erano lì per vincere qualcosa. Il primo seguiva la Reserve Cup da spettatore, il secondo da protagonista annunciato. Eppure il punto d’incontro non era una classifica, un trofeo o una rivalità tutta spagnola. Era un polso. Lo stesso polso che da settimane condiziona le rispettive stagioni.
Alcaraz è fermo dalla metà di aprile, da quando il problema accusato durante il torneo di Barcellona contro Otto Virtanen ha costretto lui e il suo staff a rallentare i programmi fino alla rinuncia a Wimbledon. Coello, numero uno mondiale del padel, continua invece a giocare, ma nelle ultime settimane è stato spesso visto in campo con un tutore che racconta da solo quanto la situazione richieda attenzione.
La fotografia dei due insieme ha fatto il giro dei social spagnoli. Non soltanto perché mette accanto due dei volti più riconoscibili degli sport con racchetta, ma perché mostra una realtà che spesso resta nascosta dietro i risultati: anche i numeri uno passano molto tempo a parlare di recuperi, esami e tempi di rientro. Le discipline sono diverse, i problemi molto meno.
Nel tennis moderno il polso è diventato un punto nevralgico della catena cinetica. Basta osservare il dritto di Alcaraz per capire quanto lavoro venga richiesto all’articolazione ad ogni accelerazione. Nel padel, invece, sono gli impatti continui, gli smash e i colpi sopra la testa a presentare il conto. Strade differenti che finiscono per arrivare nello stesso posto. Il vero avversario, in questi casi, non è il prossimo giocatore dall’altra parte della rete. È la fretta.
Per questo il calendario di Alcaraz resta avvolto in un cirro di prudenza. Dopo il forfait londinese, il murciano attende i prossimi controlli medici prima di tornare ad allenarsi a pieno regime. L’idea è quella di rientrare sul cemento nordamericano tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, ma senza forzature che possano compromettere il resto della stagione.
Coello, invece, continua a convivere con il problema. Una situazione diversa, ma che racconta la stessa necessità: gestire le energie, distribuire i carichi, accettare che a volte il fisico imponga condizioni che il talento da solo non può aggirare.
A Marbella non c’erano palline da spaccare né punti da giocare. Solo una conversazione tra due campioni che, per qualche minuto, hanno scoperto di avere in comune qualcosa di molto meno piacevole delle vittorie. Un promemoria piuttosto utile in un’epoca in cui gli atleti sembrano macchine fino al giorno in cui il corpo ricorda a tutti che non lo sono. E di solito il corpo tende ad avere ragione




