Joao Fonseca si è imposto in quattro set su Casper Ruud, vittima però secondo molti fan di aver subito un netto torto arbitrale nel secondo set
Un ottavo di finale infuocato quello fra il fenomeno brasiliano Joao Fonseca e il due volte finalista Casper Ruud, uscito sconfitto in quattro set dopo quattro ore di battaglia. Il 19enne di Rio de Janeiro ha raggiunto in grande stile il primo quarto di finale Slam in carriera, avvicinandosi a un passo dalla Top 20 e regalandosi una grande opportunità contro Jakub Mensik. Ottimo risultato anche per il tennista ceco, anche lui per la prima volta in una seconda settimana Slam grazie alla vittoria in cinque set su Andrey Rublev.
Il caso Ruud
Seppur sorprendente, non è stato il risultato ad attirare le maggiori attenzioni nel match fra Ruud e Fonseca. Il vero fulcro della vicenda riguarda le decisioni della giudice di sedia, e dagli errori evidenti dovuti all’assenza della chiamata elettronica.
Il norvegese, avanti 8-7 nel tie-break del secondo parziale e con un set point a disposizione, ha atteso il responso del giudice di sedia dopo un colpo molto profondo del brasiliano. Per Casper la palla era fuori, ma ne aveva solo evidenziato il rimbalzo senza polemica. La grafica televisiva ha mostrato la palla oltre la linea di fondo, ma l’arbitro, sceso dal seggiolone per ispezionare il segno sulla terra, ha giudicato il dritto valido. Ruud si è limitato a un cenno di assenso, Fonseca ha ribaltato il punteggio, vincendo il set e chiudendo la partita.
La posizione di Casper in conferenza stampa
Nonostante la potenziale importanza di quel momento chiave, il norvegese in conferenza stampa ha mostrato la grande pacatezza che lo caratterizza. Ruud non ha accusato i responsabili dell’errore, e non lo ha neanche dato per certo, anzi. Il due volte finalista del torneo ha mantenuto la calma, analizzando l’episodio con estrema lucidità.
Ha spiegato che il dritto di Fonseca era al limite e che l’errore umano fa parte del gioco. Non ha però nascosto il peso di quella singola decisione, in un momento di massima tensione. Vincere il secondo set avrebbe significato riportare in equilibrio la partita, cambiando radicalmente l’inerzia della sfida e costringendo Fonseca a restare sotto pressione.
Il brasiliano, che arrivava dalla vittoria al quinto set contro Novak Djokovic, ha espresso un tennis aggressivo e continuo, meritando il passaggio ai quarti di finale dove affronterà Jakub Mensik. Il rammarico di Ruud si è concentrato però sulle dinamiche di una partita sfuggita di mano su pochi dettagli, non dipendenti esclusivamente dal gioco espresso e quindi anche dalle scelte arbitrali. Fra i problemi anche lo scarso galateo del pubblico, di cui abbiamo già parlato, e della chiamata arrivata dal pubblico sul colpo di Fonseca.
Il punto di Lucas Pouille
Sulla questione, ai microfoni di Prime Video, si è espresso anche l’ex tennista francese Lucas Pouille. L’ex numero 10 ATP ha parlato principalmente delle immagini digitali del rimbalzo, una sorta di Hawkeye non utilizzato dal torneo, che restano disponibili a tutti e che alimentano quindi le polemiche.
“Mostrare le immagini crea solo polemiche, questo è il problema. Nella mente di Casper Ruud, quando va a letto e gli viene mostrata questa immagine, l’ultima cosa che vorrà è rivedere i giudici di linea in campo“.
“Quindi non è nell’interesse del torneo. Abbiamo i giudici di linea, e non c’è problema, ma rimuoviamo queste immagini perché almeno in quel caso penseremo solo alle decisioni dell’arbitro e dei giudici di linea, e non ci sarà motivo di discutere“.
La spinta verso l’automazione
Il circuito ATP sta procedendo verso un’automazione pressoché totale dell’arbitraggio. I tornei su cemento ed erba si affidano stabilmente ai sistemi di tracciamento, eliminando le discussioni sulle chiamate di linea e riducendo i tempi morti. La posizione del Major francese si isola sempre di più nel panorama internazionale. I tennisti chiedono uniformità, specialmente nei tornei che mettono in palio punti pesanti e definiscono le gerarchie mondiali.
L’eliminazione di Ruud non chiude il discorso sull’aggiornamento tecnico, ma rischia di amplificarlo. Le lamentele dei giocatori e degli addetti ai lavori mettono sotto pressione la dirigenza del torneo. L’installazione dei sensori anche sui campi in terra rossa appare come l’unica soluzione pratica, per garantire trasparenza tecnica ed evitare che un segno mal interpretato condizioni l’esito di un intero torneo.
I limiti dell’arbitraggio tradizionale sulla terra
La terra battuta impone un protocollo specifico da decenni. Il segno lasciato dall’impatto della pallina viene letto e interpretato dal giudice di sedia, che si affida unicamente alla propria vista. Tuttavia, la scivolata del giocatore, la spazzolata superficiale del campo e le condizioni atmosferiche possono alterare la chiarezza dell’impronta. La discrepanza tra la valutazione visiva in campo e la traccia generata dai computer, evidenzia un limite strutturale del regolamento attuale. La resistenza degli organizzatori parigini si scontra con la necessità di offrire parità di trattamento e precisione assoluta in ogni incontro, riducendo al minimo il margine d’errore.
Riguarda il momento della vittoria di Joao Fonseca.




