Puerta ha spiegato la sua versione sulla brusca interruzione della collaborazione con Davidovich Fokina, condizioni di lavoro inaccettabili per il coach argentino
La vicenda Puerta-Davidovich continua ad animare il mondo extra campo che gravita attorno al tennis. Oggi la telenovela ispanico-argentina si è sintonizzata sui canali di Mariano Puerta, ormai evidentemente ex coach del classe ’99 Alejandro Davidovich Fokina. Come già raccontato, il tutto ha avuto inizio nei primi giorni di permanenza a Parigi, città dove Puerta nel 2005 giocò una finale di singolare del Roland Garros.

Davidovich Fokina-Puerta, capitolo 1
La separazione si consuma in poche ore. Davidovich Fokina, dopo aver superato il primo turno contro Damir Dzumhur, organizza il lavoro per la sfida successiva con il suo allenatore. I piani saltano improvvisamente. Lo spagnolo si presenta in conferenza stampa dopo la sconfitta al secondo turno contro l’argentino Thiago Agustin Tirante, rendendo nota la dinamica dell’addio. Le parole del tennista descrivono un allenatore che accusa un malessere, torna in hotel e poco dopo invia un messaggio per comunicare la fine del rapporto professionale. Segue un volo preso in fretta verso Miami, senza alcun confronto faccia a faccia. Fokina sottolinea l’assenza di spiegazioni dirette, aggiungendo di essere stato bloccato (insieme alla moglie) sui social network e sul numero telefonico dall’ormai ex coach.
Davidovich Fokina-Puerta, capitolo 2
Dopo giorni di congetture, la risposta dell’ex Top 10 argentino è finalmente arrivata arricchendo ulteriormente il racconto della vicenda. Prima direttamente dal suo volo per la Florida, l’argentino aveva scelto le storie di Instagram per difendere il proprio operato e attaccare l’ex allievo. “Non ci sono allenatori, preparatori o fisioterapisti nel circuito che abbiano metà degli attributi che ho io“, questa la frase che ha infiammato gli animi di addetti ai lavori e non solo.

Infine Puerta, rientrato a Miami, ha concesso la propria versione a Punto de Break definendo i contorni della vicenda. Proprio ai microfoni della testata spagnola il 47enne sudamericano si è aperto, mostrando al giornalista Fernando Murciego anche il testo di oltre 50 righe inviato a Davidovich per comunicare il proprio stato d’animo.
Le parole di Puerta
Il coach nativo di Cordoba ha parlato di un rapporto tossico, e di rischi per la propria salute mentale e non solo. Secondo Puerta, il modo di rivolgerglisi di Davidovich era diventato fin troppo aggressivo, impedendogli di svolgere serenamente il proprio compito.
“Sono arrivato a Parigi con la pazienza al limite. Tutta la squadra lo sapeva, a più di una persona avevo accennato che se alcune cose non cambiavano, non sarei durato ancora a lungo. Dopo sei mesi con Alex, la realtà è che il giocatore non mostrava miglioramenti in un settore in cui tutta la squadra, all’unanimità, gli aveva chiesto di iniziare a lavorare. Mi riferisco all’ambito mentale ed emotivo“.
“Alex è un giocatore che, quando è in campo, è molto intenso, molto emotivo, molte volte può avere reazioni un po’ fuori luogo. Chi lo conosce avrà visto che non è facile gestire questo quando si ripete costantemente, quindi dopo quasi 20 settimane viaggiando con lui, è arrivato un momento in cui avevo bisogno di fare un taglio se non volevo finire malato“.
Mariano Puerta è poi entrato nel dettaglio, raccontando di come la convivenza fuori dal campo fosse serena ma anche di come cambiasse estremamente durante gli incontri.

“Alex è un bravo ragazzo. Ci siamo divertiti moltissimo al di fuori del campo e anche all’interno, solo che questo tipo di episodi si stanno accumulando. È un argomento pesante, non è semplice, ed è per questo che mi ha colpito così tanto quanto è successo al primo turno di Roland Garros. Quel giorno ci sono state di nuovo reazioni e atteggiamenti che non mi sono piaciuti, tutto il team è stanco di questo“.
“Nel quarto o quinto set della prima partita è successa una cosa brutta. In un momento ho provato a incoraggiarlo, dovevo spingerlo per non fargli perdere la concentrazione, Alex si è girato con una faccia che sembrava volesse uccidermi: «Non vedi che sono stanco? Che non riesco a muovermi? Non dirmi più niente!». Me lo ha detto in un modo che ancora mi fa male“.
Il racconto della presa di posizione
“Mentre lui stava facendo bici, io ero al ristorante seduto con il suo manager. Gliel’ho detto molto chiaramente: «Oggi è il mio ultimo giorno, mi sento male, ho tachicardie». Non so se fosse per il sole, la pressione o il risentimento per quello che era successo, ma mi sono sentito svuotato“.
“Sono tornato in hotel a riposare. Tre ore dopo mando un messaggio ad Alex. Verso le 22:30, dopo essere tornato dal veterinario, mi risponde e mi dice: «Parliamo domani». Ho pensato che forse era aperto a riflettere, o magari a propormi di finire il torneo insieme e poi discutere del messaggio che gli avevo mandato. Tu credi che se il giorno dopo ci fossimo seduti a parlare e mi avesse chiesto di restare, io non sarei rimasto? Sarei rimasto al 101%!”
“Il problema è che quella conversazione non si è mai verificata. Il giorno dopo ero in hotel, tranquillo, le 10:30 del mattino. A un tratto mi chiama una persona del suo team: «Alex mi manda a dirti di occuparti del tuo biglietto aereo, di cercartelo da solo e pagartelo. Puoi andare a Miami»“
“Questo fa esplodere tutto, sono rimasto congelato. Due ore dopo ho reagito, l’ho bloccato sul telefono, ho bloccato anche la moglie, ho fatto la valigia, check-out dall’hotel e arrivederci“.
Il post conferenza stampa
Puerta ha inoltre raccontato di essere rimasto sorpreso della conferenza stampa del suo ex assistito. Davidovich Fokina, come ormai avrete appreso, aveva infatti dichiarato di essere stato abbandonato senza alcun preavviso. Racconto che però cozza fortemente con quello di Puerta, e che quindi rende ancor più difficile comprendere le reali dinamiche di pensiero del tennista spagnolo.
“Nel testo inizio dicendo che non sono l’allenatore giusto per lui. Stavo iniziando a sentirmi male, mi ero affezionato molto a questo ragazzo, ma non volevo ammalarmi. Tutto il testo è scritto con rispetto e amore, gli ho offerto il mio punto di vista su tutto ciò che avrebbe potuto renderlo migliore… onestamente, non merito tutto ciò che ha detto né ciò che è successo“.
Infine il coach argentino ha anche regalato una chicca, rivelando il nome dell’allenatore che aveva consigliato di assumere al posto suo:
“Pepe Vendrell. È bravissimo, gli farebbe molto bene“. Per chi non lo sapesse, Vendrell è lo storico coach di Roberto Bautista Agut. Il coach spagnolo, nato a Castellón nel 1980, ha accompagnato il veterano ex Top 10 per tutta la carriera e così farà sino al ritiro di Bautista al termine della stagione. Chissà che dopo 16 anni di collaborazione con un tennista tanto metodico, Vendrell non possa valutare un’altra esperienza potenzialmente proficua con un connazionale.




