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L’archiviazione del caso Tsurenko scatena una bufera

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La denuncia della tennista ucraina è stata archiviata da un tribunale federale. Vlasov si scaglia contro l’ex CEO Steve Simon, scatenando la reazione ufficiale del circuito femminile

Il delicatissimo intreccio tra sport e geopolitica, innescato dall’invasione russa in Ucraina, sta vivendo un nuovo capito mediatico. Al centro della bufera c’è il caso di Lesia Tsurenko, ex numero 23 del mondo che da mesi ha interrotto la sua attività agonistica.

L’origine dello scontro: l’attacco di panico a Indian Wells e l’azione legale

Per comprendere la gravità della polemica, è necessario fare un passo indietro e ricostruire le tappe della vicenda. Il punto di rottura risale al marzo del 2023, durante il torneo di Indian Wells. In quell’occasione, Lesia Tsurenko fu costretta a ritirarsi a pochi minuti dal match contro la bielorussa Aryna Sabalenka, colpita da un violento attacco di panico.

Secondo la versione della tennista ucraina, quel drammatico crollo emotivo fu la diretta conseguenza di una conversazione privata avuta poco prima con l’allora CEO della WTA, Steve Simon, in merito alla posizione del circuito sulla guerra.

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Sentendosi vittima di un “abuso morale”, nel 2025 Tsurenko ha deciso di trascinare in tribunale la WTA e lo stesso Simon. Nella sua denuncia, l’ex numero 23 del mondo accusava l’organizzazione di negligenza e di averle procurato un profondo stress emotivo, sostenendo che la scelta di far competere le atlete di Russia e Bielorussia (seppur sotto bandiera neutrale) le avesse causato enormi danni psicologici, aggravati da presunte promesse di Simon mai mantenute.

I motivi della sentenza: “La sicurezza emotiva non è un obbligo legale”

Dopo lunghi mesi di attesa, il verdetto del tribunale federale di Manhattan ha smontato l’impianto accusatorio. La giudice Naomi Reice Buchwald ha respinto in toto la denuncia, stabilendo che Tsurenko non è riuscita a dimostrare che la WTA avesse il reale obbligo di escludere le atlete russe e bielorusse.

“Quando i tribunali hanno stimato che le associazioni sportive hanno un dovere verso i propri giocatori, tali obblighi riguardano la sicurezza fisica, non il benessere emotivo”, ha sentenziato Buchwald. La corte ha inoltre ritenuto che l’organizzazione avesse fornito un supporto sufficiente agli atleti ucraini allo scoppio del conflitto.

Per giustificare la presenza nei tabelloni di atlete russe e bielorusse, la WTA aveva già ribadito da tempo un principio fondamentale della sua politica: i singoli individui non possono essere sanzionati o puniti sul piano sportivo per le azioni geopolitiche commesse dai governi dei loro Paesi di origine.

L’attacco di Vlasov: “Condividiamo gli spogliatoi con chi ci vuole morti”

Questa doccia fredda giudiziaria ha fatto esplodere la rabbia del team ucraino. Il coach Nikita Vlasov ha dipinto un quadro drammatico dello spogliatoio femminile, accusando i vertici di ipocrisia.

“La WTA discrimina gli ucraini” ha tuonato Vlasov. “Il presidente Steve Simon conosce i nomi dei tennisti russi e bielorussi che sostengono l’invasione del mio Paese. Ha i nomi! Abbiamo chiesto spesso alla WTA di chiarire la posizione di queste giocatrici. Condividiamo gli spogliatoi con persone che desiderano la morte delle nostre famiglie, l’estinzione del nostro popolo”.

Il coach non ha risparmiato attacchi diretti a Simon: “Il pesce puzza dalla testa. Simon è un ragazzo simpatico, ma è catastrofico, non è adatto a guidare un’azienda. Voglio dimostrare che ha aggredito mentalmente la mia giocatrice, non può più essere il capo della WTA”.

La replica della WTA: indagine aperta sul coach

A seguito del violento attacco mediatico, la WTA ha risposto con fermezza. Oltre a confermare l’apertura di un’indagine formale proprio a carico di Vlasov per le sue dichiarazioni (“stiamo prendendo le misure adeguate”, ha fatto sapere un portavoce), l’organizzazione ha difeso il proprio operato.

“La WTA e Steve Simon hanno invariabilmente e senza ambiguità condannato questa guerra insensata”, si legge nella nota ufficiale. L’associazione ha rivendicato l’impegno concreto: “Oltre a ‘Tennis Plays for Peace’, che ha raccolto finora oltre 3,5 milioni di dollari, la WTA continua a lavorare in molti modi per aiutare le giocatrici ucraine. Questo include il supporto attraverso i nostri specialisti della salute mentale e aiuti finanziari”.

Dal punto di vista sportivo, chi sta pagando il prezzo più alto in questa vicenda è senza dubbio la stessa Lesia Tsurenko. Lontana dalle competizioni ufficiali dalle finali di Billie Jean King Cup 2024, è ormai scivolata fuori dal ranking e un suo ritorno in campo appare sempre più lontano.

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