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Djokovic 100, il copyright sul servizio e la Rod Laver Arena come il salotto di casa

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Esordio solido all’Australian Open per il 10 volte campione contro Pedro Martinez. Traguardo delle cento vittorie in Australia raggiunto e una conferenza stampa giocata su ironia, ambizioni e un arsenale ancora in evoluzione

L’avvio di Australian Open 2026 per Novak Djokovic è stato di quelli che non fanno rumore ma lasciano traccia. Contro Pedro Martinez, il trentottenne serbo ha messo insieme una prestazione ordinata, centrata, soprattutto sostenuta da un servizio che gli ha restituito sensazioni familiari. Il risultato, più che il punteggio, gli ha consegnato un numero tondo: vittoria numero cento a Melbourne, cifra che pesa come una targa di bronzo sulla storia del torneo.

Nole ha esternato le proprie sensazioni con calma, quasi misurando le parole: Mi sono sentito bene stasera. A livello di prestazione non potevo chiedere di più, soprattutto al servizio. È un campo che mi ha fatto sentire bene tante volte nella mia carriera. Nessuna previsione a lungo termine, piuttosto l’idea di valutare come mi sentirò tra qualche giorno. Prudenza apparente, esperienza reale.

C’è stato spazio anche per il colpo simbolo della serata: un dritto in salto a 176 chilometri orari, chiuso con un mezzo sorriso che non è passato inosservato. Djokovic ha confessato l’origine di quel ghigno: Ho pensato a Gael Monfils. Non ho colpito tanti dritti così in carriera, lui sì. In quel momento ho capito come si sente. Un omaggio implicito a LaMonf, tra autoironia e accorato tributo.

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Il tono si è alleggerito ulteriormente quando a Novak è stato chiesto un commento sul nuovo movimento al servizio di Carlos Alcaraz. Il serbo non ha resistito alla battuta: Appena l’ho visto gli ho scritto che dovevamo parlare di copyright. Poi gli ho detto che ci serve una percentuale sui guadagni: ogni ace deve produrre una piccola tassa. Risate, ma anche l’esplicitazione di una stima mai nascosta.

Infine, inevitabile, il tema Rod Laver Arena e l’ingorgo annunciato di big nei prossimi giorni sul campo principale, che produrrà l’ovvia conseguenza di scontentare qualcuno quando si parlerà di ordine di gioco. Djokovic ha tagliato corto: Sai già la risposta. Non sono io a fare il programma. Le preferenze sono chiare, ma chiedilo agli organizzatori. Detto senza polemica, almeno in apparenza. Con la consapevolezza di chi sa che certi diritti non si reclamano: arrivano da soli, come le cento vittorie.

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