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“Safin mi sta uccidendo” – Rublev si racconta nel podcast di Rusedski

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Allenamenti massacranti, zero errori da fondo campo e una nuova spinta mentale: Rublev racconta il lavoro off-season con Safin

Più che un’off-season, quella di Rublev sembra essere una season pienamente “on”. A dirlo è lo stesso tennista russo, attuale numero 16 del mondo, che nel primo episodio di “Off Court” – il podcast di Greg Rusedski – ha raccontato come sia allenarsi sotto la guida di Marat Safin: “Mi sta uccidendo!”.

Safin – ex numero uno e due volte campione Slam – è entrato ufficialmente nel team ad aprile di quest’anno dopo un periodo di collaborazione nato in un momento molto delicato per Rublev, reduce da un’importante crisi depressiva. Il periodo di prova è andato bene, tanto che i due hanno deciso di proseguire insieme per tutta la stagione 2025 e anche nel 2026.

Già al momento dell’ingaggio, Rublev sapeva che Safin non gli avrebbe fatto sconti e che lo avrebbe “scaricato” se non avesse lavorato duro o ascoltato davvero. E Safin sembra voler mantenere la promessa.

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“Non ricordo un’altra off-season così”

Nel podcast, Rublev racconta una giornata tipo del training camp a Dubai, dove sta preparando la nuova stagione: “È pazzesco, Marat e i nuovi membri del team mi stanno davvero uccidendo. Non ricordo un’altra off-season in cui abbiamo lavorato così tanto.”

La routine è durissima:

  • due ore e mezza di preparazione fisica
  • poi tennis per una o due ore, a seconda di ciò che Safin decide
  • tutto sempre ad altissima intensità

E quando Rusedski gli chiede quale sia il “killing drill”, Rublev risponde: “Zero errori da fondo campo. Alta intensità. Venti colpi consecutivi finché non ce la fai. È tutto molto fisico, soprattutto per le gambe”.

Tecnica sì, ma (per ora) senza ossessioni

Rublev ha spiegato che stanno inserendo anche elementi tecnici, ma senza focalizzarsi ancora in modo maniacale sui singoli colpi: “Stiamo lavorando su più colpi, per aumentare il ritmo. Sul servizio facciamo un po’ di tecnica, ma non passiamo ore solo su quello.”

Il lavoro più specifico arriverà più avanti: “Non siamo ancora nella fase in cui passiamo un’ora o un’ora e mezza solo sul servizio. Arriverà.”

Sinner ed Alcaraz

Quando il discorso si sposta sui rivali – con Sinner e Alcaraz ormai separati dal resto del gruppo – Rublev chiarisce che questo periodo non è una rincorsa verso gli altri, ma un lavoro su sé stesso: “Mi piacerebbe avvicinarmi a loro, ma per il momento questa spinta è per me. È tutto più focalizzato su me stesso.”

Un concetto che torna più volte: “Alla fine è sempre una questione personale. Se divento un giocatore migliore con me stesso, vincerò ovviamente molte più partite.

L’obiettivo di Rublev per il 2026 è sicuramente quello di tornare in Top 10 dopo un 2025 così così. Con Marat Safin al suo fianco, il percorso non sarà sicuramente comodo, ma forse è proprio questo quello di cui aveva bisogno.

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