Tutto quello che avreste voluto sapere sul campione argentino lo trovate qui: dalla Laver Cup ai segreti psicologici che lo hanno trasformato in un giocatore d’élite
Francisco Cerúndolo ha chiuso la stagione nel migliore dei modi e si è presentato alla Laver Cup con una combinazione di serenità e competitività. In un evento basato su competitività e spettacolo, l’argentino si è rivelato una delle colonne portanti del Team World, guidato da Andre Agassi. Nonostante la sconfitta contro Carlos Alcaraz, Cerundolo ha vinto i suoi primi tre match, diventando un elemento decisivo nel trionfo della squadra.
Agassi, in diretta su Tennis Channel, lo ha ribattezzato con un soprannome che ora rischia di accompagnarlo a lungo: “Cisco Kid”. Un nomignolo in realtà nato anni fa in famiglia, ma consacrato dal suo capitano, che lo ha descritto così: “Quando prepara il suo dritto, tutti hanno paura. Gioca i punti importanti con aggressività e cura i dettagli come pochi.”
E Cerundolo è così: una combinazione di disciplina, coraggio ed attenzione.
La mente come arma vincente
Nell’intervista rilasciata a GQ, Cerundolo ha parlato del suo percorso mentale, riconoscendo un cambiamento radicale negli ultimi anni. Pur essendo figlio di una psicologa, per lungo tempo aveva rifiutato la terapia. Ma quando il circuito è diventato sempre più pesante, l’esposizione mediatica crescente e la pressione insostenibile, ha deciso di provarci.
Da lì, tutto ha iniziato a cambiare.
Nel 2025 è stato il giocatore fra i Top 30 che ha vinto più match al tie-break decisivo: la dimostrazione che la sua nuova stabilità emotiva ha iniziato a far la differenza nei momenti clou. “Nel tennis – dice – chi sa controllare le emozioni nei punti che contano è quello che vince davvero.”
La consistenza come marchio di fabbrica
Quando gli viene attribuita la parola “costanza”, Cerundolo sorride e corregge: non è stata una scoperta recente. “È da quattro anni che non esco dalla Top 30. Quest’anno ho solo cercato di mantenere lo stesso livello, ma più in alto.” La continuità è la sua forza.
E i risultati lo confermano:
- semifinale a Madrid,
- semifinale a Monaco,
- finale all’ATP di Buenos Aires,
- quarti sia a Indian Wells che a Miami.
Il sacrificio che non si vede
Tra i passaggi più interessanti dell’intervista c’è anche la sua riflessione sulla solitudine che si vive nel mondo del tennis. L’argentino sottolinea come ogni giocatore sia giudicato da milioni di persone che vedono soltanto le briciole di tutto quello che c’è dietro: mesi lontani da casa, fusi orari, viaggi continui, nostalgia, partite perse per problemi personali invisibili al pubblico.
“Molti ti giudicano quando sbagli, ma nessuno sa cosa ti stia passando per la testa. È un lavoro dove ti osservano sempre.”
Nonostante questa pressione, Cerundolo si definisce un uomo semplice: ama stare con la famiglia, uscire a cena con gli amici e andare ai concerti, dal reggaeton al rock argentino.
L’arte dell’autocontrollo
Da giovane rompeva racchette e urlava per la frustrazione. Per questo lo chiamavano “El Bocón”, espressione informale tipica dei Paesi sudamericani, che letteralmente significa “quello con la bocca grande”, ma il senso reale è “una persona che urla, si sfoga, protesta molto”. Ma oggi quella versione esiste solo nei ricordi.
Ha imparato che nel tennis professionale tutti hanno talenti simili, e che la vera differenza è mente. In campo nessuno può aiutarti: se ti blocchi, devi trovare da solo il modo di uscirne.
Il futuro: i sogni e la realtà
Riconosce che Alcaraz e Sinner appartengono ad un livello diverso e sono destinati a fare la storia. Ma la sua non è rassegnazione, è solo una constatazione dei fatti. La stessa lucidità che gli ha permesso di far parte dei migliori da anni, di migliorare la propria mente e di diventare un giocatore più completo.
Cerundolo non promette fuochi d’artificio, ha un tennis meno spettacolare, ma sicuramente autentico. E forse è proprio questa la sua forza.




